Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Bergamo, Cartabia in visita al carcere: «Le vaccinazioni proseguiranno»

Giustizia riparativa ed ergastolo ostativo, il discorso della guardasigilli in occasione della cerimonia d’intitolazione della casa circondariale di Bergamo a don Fausto Resmini
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Il ministro della Giustizia, Marta Carabia, ha iniziato la sua prima visita ufficiale in Lombardia con un incontro alla comunità educativa per minori don Lorenzo Milani di Sorisole, in provincia di Bergamo. La ministra ha incontrato i giovani ospiti della comunità che è stata diretta da don Fausto Resmini fino alla sua morte per Covid, avvenuta il 23 marzo del 2020, e ha ascoltato le storie dei ragazzi prima di raggiungere la casa circondariale.

Dopo la visita «mi rimane innanzitutto questa completezza con cui» don Resmini «affrontava il problema della giustizia», ha detto la ministra intervenendo alla cerimonia di intitolazione del carcere di Bergamo di cui il Don Resmini è stato a lungo cappellano. Don Resmini, «mentre aveva grande attenzione ai detenuti – aggiunge Cartabia – al loro disagio, nel frattempo, ha costruito una grande opera educativa. Il binomio educazione e giustizia è quello che mi colpisce, sia perché la giustizia deve mirare alla rieducazione sia perché credo che nello spirito di don Fausto la forte educazione possa anche prevenire tanti guai con la giustizia e con la società». «Un uomo che praticava la giustizia, un uomo teso a rigenerare, senza facili assoluzioni, il percorso di vita di tutti», ricorda la ministra nel suo discorso.

«Ciascuno di coloro che ha incrociato il suo cammino, dentro e fuori il carcere, ha un suo ricordo particolare, un episodio che fissa in lui la sua memoria» ha aggiunto, spiegando che da don Resmini arrivava «una proposta esigente e nient’affatto buonista come si è tentati di pensare di fronte a testimoni come lui. Ripeteva spesso che per il recupero di chi deve fare i conti con il male commesso occorre un un cammino spesso lungo e sempre segnato da tre momenti: il riconoscimento dell’errore, la richiesta di perdono e la riconciliazione con le vittime». «All’interno del carcere, così isolato da tutto e da tutti in questo lungo anno, il disagio può rischiare a volte di spegnere del tutto la fiducia e la speranza, come provano i drammatici suicidi tra agenti della polizia penitenziaria, tra il personale e tra detenuti. Sono gia 16 dall’inizio dell’anno, l’ultimo ieri», ha spiegato la guardasigilli. «Sono fatti a cui non possiamo abituarci – ha aggiunto -. Sono richiami forti, gridi di aiuto. Questo tempo di pandemia ha acceso un faro sulle tante problematiche connesse alla salute fisica e psichica che in carcere si amplificano e attendono risposte più adeguate di quelle attualmente esistenti. Sono drammi che non possono essere ignorati – ha concluso -. La memoria di don Fausto che oggi consegniamo alla città sia sempre stimolo all’impegno di tutti, soprattutto in questa direzione».

«Il carcere ha molti volti e occorre conoscerli da vicino. Oggi abbiamo dovuto conoscere il carcere della pandemia – pandemia che ha colpito così duramente la città di Bergamo, sin dagli inizi e da cui la città ha saputo riscattarsi grazie alla generosità di tanti. Il carcere della pandemia ha portato in primo piano i problemi della salute. Oggi, siamo chiamati a farci carico prioritariamente della salute di chi opera nel carcere e di chi nel carcere è ospitato, per proteggere tutta la comunità carceraria», ha affermato Cartabia, assicurando di aver «avuto la comunicazione dal generale Figliuolo che si procederà senza interruzione nel completamento delle vaccinazioni in carcere». «Occorre procedere con le vaccinazioni – ha aggiunto – e a questo scopo io e il Capo del dipartimento penitenziario, Bernardo Petralia siamo in continuo contatto con le autorità competenti perché il piano vaccinale non subisca interruzioni fino al suo completamento. Desidero rassicurare tutti su questo punto, anche quanti negli ultimi giorni avevano nutrito preoccupazioni a riguardo». Cartabia ha precisato che «a oggi, a livello nazionale sono risultati positivi al Covid 737 detenuti, 478 agenti di polizia penitenziaria e 41 addetti alle funzioni centrali, mentre sono stati coinvolti nel piano vaccinale 9.624 detenuti, 16.819 agenti di polizia penitenziaria e 1.780 addetti alle funzioni centrali. Ci auguriamo – è il suo auspicio – che il vaccino possa dare sollievo a tutti e speriamo possa essere, oltre che una fondamentale protezione sanitaria da un virus così insidioso, anche una luce capace di alleviare le non meno faticose sofferenze psicologiche che la pandemia ha portato con sè».

«Per tutti, il carcere deve avere finestre aperte su un futuro, deve essere un tempo volto a un futuro di reinserimento sociale, come esige la Costituzione. Ma le modalità debbono diversificarsi, debbono tenere in considerazione le specificità di ogni situazione»,  ha spiegato quindi la ministra. «Credo che debba essere letta in questa chiave anche la pronuncia della Corte costituzionale, annunciata dal comunicato stampa dello scorso 15 aprile, sull’ergastolo ostativo – ha aggiunto Cartabia -. Bisognerà leggere con attenzione le motivazioni che chiariranno l’esatto significato della decisione. Mi pare che sin da ora si possa ritenere che la Corte ha già individuato nell’attuale regime dell’ergastolo ostativo elementi di contrasto con la Costituzione, ma chiede al legislatore di approntare gli interventi che permettano di rimuovere l’ostatività tenendo conto della peculiare natura dei reati connessi alla criminalità organizzata di stampo mafioso, e quindi nel rispetto di regole specifiche e adeguate».

Nel corso della cerimonia la ministra ha quindi ricordato l’importanza della «giustizia riparativa», come «aspetto della nostra giustizia ancora tutto da sviluppare – ha aggiunto – e che, come ho avuto modo di dire anche in Parlamento, mi sta molto a cuore e desidero sostenere attraverso l’azione di governo, per quanto sarà nelle mie possibilità».

 

Ultime News

Articoli Correlati