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«La pubblica gogna per un video porno: cosa c’è di più osceno?»

"Bad Luck Banging or Loony porn" trionfa al Festival di Berlino. Il film del regista rumeno Radu Jude racconta la storia di un'insegnante vittima di revenge porn
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Nel vederlo meritatamente trionfare con l’Orso d’oro alla versione virtuale del 71esimo Festival di Berlino lo scorso marzo, Bad Luck Banging or Loony porn del regista rumeno Radu Jude era stato già però considerato un film dalla difficile o impossibile distribuzione nei cinema. La ragione? Immagini forti e un sequenza, quella iniziale, di un video porno amatoriale girato dalla protagonista ( Katia Pascariu), insieme al marito.

Dobbiamo felicemente ricrederci nel constatare che l’Italia, ancor prima della Romania stessa, è il primo paese a far uscire il film in streaming sulla piattaforma MioCinema e appena apriranno le sale anche al cinema, scommettendo sulla capacità del pubblico cinefilo e non, di andare oltre quella presunta oscenità e godersi un film illuminato e illuminante, nel mettere in luce le contraddizioni della società rumena dalle grandi similitudini con la nostra.

La vicenda narrata nel film risuonerà familiare a chi ha seguito la cronaca di qualche mese fa poiché trova moltissimi riferimenti a fatti realmente accaduti e verso i quali la cosiddetta opinione pubblica non ha reagito molto saggiamente. Storia di un insegnante di scuole medie il cui video porno amatoriale, girato con il marito, viene visto e ritrovato da alcuni suoi alunni su internet. La credibilità dell’insegnante viene messa in discussione e il film la ritrae sia nei giorni prima di un incontro con i genitori sia poi davanti al patibolo di giudicatori, terzo capitolo del film a cui Radu Jude dedica ben tre possibili finali.

Il regista rumeno in occasione della première del film in streaming su Mio Cinema, prova ad accompagnarci all’interno di un film che, proprio per i suoi contenuti ritenuti forti, potrebbe subire il taglio della censura: «Immagino che in alcuni paesi, se verrà trasmesso, sarà oggetto di censura – esordisce – con la mia produttrice Ada Solomon ci sembra un po’ ridicolo che sia giusto e accettato che vengano proiettati film dove per esempio uno con una mitragliatrice ammazza in cinque minuti cento persone, e non si possano vedere scene in cui due adulti consenzienti fanno sesso».

Ed è proprio su questo ragionamento, che non fa una piega, che si basa l’intera architettura del film: cosa è considerato osceno al giorno d’oggi? come possiamo definirlo? Radu Jude ha di certo le idee chiare anche su questo quesito: «Il mio intento è mettere in discussione la questione su se un amplesso tra due adulti consenzienti possa essere considerato una cosa oscena o no, chiaramente la mia opinione è che non possa esserlo. Poi definire cosa sia osceno in generale è troppo difficile ma per quel che mi riguarda, quando vedo qualcuno che abusa del suo potere per schiacciare o abusare altri esseri umani, questa per me è una vera oscenità». Il terzo capitolo del film, come l’abbiamo definito, si dedica interamente e con minuzia di dettagli, al modo in cui l’insegnante viene giudicata, compresa o addirittura messa al patibolo da una vasta e molto ipocrita fauna di genitori.

Quando una cosa simile è successa in Italia ( il caso dell’insegnante di asilo la cui foto porno era stata messa in rete dall’ex vendicativo) ricordiamo tutti come andò: la donna venne giudicata e addirittura licenziata. Radu Jude offre più di una possibilità ma senza limitarsi nelle opzioni, tutto questo per discutere anche di un altro tema, quello della credibilità personale. Cosa vuol dire perdere la credibilità oggi?

La risposta di Jude si allontana da una definizione generale per analizzare invece come questo concetto venga gestito nel mondo online: «Mi sono chiesto cosa volesse dire oggi perdere la credibilità. Viviamo in una società che si divide per gruppi all’interno dei quali sentiamo il bisogno di essere accettati. Questo mi preoccupa e lo vedo con mio figlio che ha 16 anni e vive una pressione da parte del suo gruppo di amici. È sempre alla ricerca di approvazione e credibilità e questo è dovuto a internet dove si viene costantemente giudicati, accusati o bannati quando si manifestano idee che dissentono leggermente da quelle del gruppo. Alla luce di questo ragionamento, credo che a volte sia importante anche perdere la credibilità all’interno di un gruppo e dire delle cose che ti rendono meno credibile li dentro perché fanno in modo che tu continui ad esprimere il tuo proprio libero pensiero».

Per una serie di circostanze, Bad Luck Banging or loony porn è stato girato durante la pandemia e Radu Jude ha consapevolmente inserito questo aspetto con tanto di mascherine e insofferenza da regole che questo sta comportando all’interno della società rumena. Il risultato è una perfetta rappresentazione neorealista della società di oggi con ogni sua contraddizione, da quella socio- economica della differenza di classe a quella delle ipocrisie giudicanti su sessualità e oscenità.

L’accostamento dei due temi, pandemia e pornografia online, Radu Jude la racconta così: «Quando è arrivato il virus, ci siamo ritrovati a girare con le mascherine. In Romania è sempre una battaglia farle indossare. Il film avrei dovuto girarlo prima della pandemia ma sicuramente ora riflette la contemporaneità. Per quel che riguarda la ponrnografia online, si sta perdendo il confine tra ciò che è pubblico e ciò che appartiene alla sfera privata».

Senza svelare troppo del finale del film, possiamo dire con certezza che è tra le cose più potenti viste negli ultimi tempi all’interno del cinema d’autore e per alzare un po’ le aspettative, si può azzardare a dare al film l’accezione femminista. Sulla definizione di film femminista e sul suo essere un regista di sostegno alla causa femminile, a conclusione dell’incontro, Jude ha le idee chiare: «Sicuramente posso dire che mi sento molto vicino a quelle che sono le cause del femminismo ma per definirmi un regista femminista dovrei battermi su questo fronte e invece non sono impegnato politicamente o socialmente in queste cause e sarebbe quindi presuntuoso da parte mia definirmi tale. In Romania c’è molto strada da fare ancora su questo e ammiro chi si batte e porta avanti questa battaglia».

 

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