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Sardegna, nel carcere di Sassari nel 2020 erogate solo sei ore di assistenza psichiatrica invece di quaranta

La denuncia della consigliera della Regione Sardegna del M5S Desirè Manca che, in una mozione ha riportato le criticità emerse nel sopralluogo a Bancali
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Secondo le Linee Guida regionali, i detenuti con patologie psichiatriche hanno diritto di poter usufruire del servizio Psichiatria per quaranta ore a settimana. Ma attualmente, il monte ore effettivamente erogato si discosta notevolmente da quello indicato dalla Regione Sardegna. Basti pensare che nella Casa Circondariale di Bancali “G. Bacchiddu”: le ore prestate dai medici psichiatri nel 2018 ammontavano a diciotto e, nel 2020, soltanto a sei. Parliamo di una problematica che interessa particolarmente circa una quarantina di detenuti del carcere sassarese. A denunciare ciò è la consigliera del M5S Desirè Manca che, in una mozione ha riportato tutte le criticità emerse durante il sopralluogo effettuato dal Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, Mario Perantoni, nell’istituto penitenziario di Bancali. «Ma la carenza di assistenza specialistica – sottolinea la pentastellata Desirè Manca – non è l’unica problematica riscontrata nel carcere sassarese. Infatti, ancor più grave e preoccupante appare la mancata attivazione delle Articolazioni di Tutela della Salute Mentale e dei Reparti Detentivi Ospedalieri presso i nosocomi, in particolare quelli turritani, con le immaginabili e particolarmente allarmanti conseguenze per la tutela della sicurezza e dell’ordine pubblico».

La mozione a prima firma Manca impegna il Presidente Solinas, la Giunta e l’assessore alla Sanità Nieddu a adottare tutti i provvedimenti necessari ad assicurare l’attivazione delle Articolazioni di Tutela della Salute Mentale e dei Reparti Detentivi Ospedalieri, e la corretta applicazione delle Linee Guida della Regione Autonoma Sardegna sulla Sanità Penitenziaria. «La Regione ha il dovere di garantire il diritto alla salute anche ai detenuti – continua la consigliera – e allo stesso tempo di garantire a tutti coloro che operano all’interno degli istituti penitenziari di poterlo fare in totale sicurezza. A questo proposito sono state numerose le segnalazioni e i solleciti da parte del Provveditorato, e delle Prefetture, tuttavia, non ci risulta siano stati adottati provvedimenti finalizzati a porre rimedio a questa grave carenza, né da parte della Regione né da parte di ATS».

La consigliera Manca, aggiunge che bisogna considerare il fatto che nella regione Sardegna sono presenti detenuti appartenenti ai circuiti di Alta Sicurezza e 41 bis. «Appare evidente come l’assenza di una adeguata cura e di una adeguata assistenza sanitaria, psicologica e psichiatrica, comporti inevitabilmente dei rischi per l’incolumità degli stessi detenuti e di quanti lavorano nelle carceri. Rischi – conclude Desirè Manca – che non possono continuare ad essere ignorati».Ricordiamo che tutte queste criticità, e altre ancora, sono state più volte segnalate dal garante nazionale delle persone private della libertà tramite le sue osservazioni inviate al Dap e ministero della giustizia. Già nel 2017, in un Rapporto inviato all’Amministrazione penitenziaria dopo una visita regionale in Sardegna e successivamente pubblicato sul sito, il Garante aveva evidenziato «l’esigenza di avere nella Regione almeno un servizio di assistenza intensiva (Sai) in grado, in base alle caratteristiche strutturali, di proporre assistenza sanitaria ospedalizzata, seppure per brevi periodi, alle persone detenute in regime di alta sicurezza o in regime speciale ex articolo 41-bis o.p.».

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