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Quei pizzini politico-giudiziari contro Speranza

Giusto criticare il ministro per la gestione della pandemia, meno giusto invocare intervenire della magistratura per liberare la sua poltrona
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L’attacco al ministro della salute Roberto Speranza è partito. Stavolta nessuno evoca complotti Atlantici né amenità del genere. È un attacco politico dunque legittimo e forse, per alcuni aspetti, anche dovuto. Il ministro Speranza è l’uomo che ha gestito con “pieni poteri” questi quattordici mesi di pandemia e dunque è del tutto normale e fisiologico che gli altri partiti della maggioranza, le opposizioni e i cittadini gli chiedano il conto.

E’ il ministro dell’intransigenza, dei lockdown e delle chiusure dei locali. Ed è, infine,  il ministro che e si è mosso con assoluta fedeltà alla linea dura tracciata dal comitato tecnico scientifico. Dunque Speranza può essere dipinto come l’uomo che ci ha salvati dal Covid – o quantomeno che ci ha evitato conseguenze più dure e drammatiche – oppure, al contrario, come il ministro che ha portato sull’orlo del fallimento migliaia di commercianti e liberi professionisti. Questo ce lo dirà la storia.

Eppure l’attacco contro Speranza ha anche un deciso retrogusto giudiziario: per ora si tratta di accenni e allusioni. Ma è chiaro che qualcuno ha la tentazione di affidare alla magistratura la soluzione di questo scontro politico. Sarebbe un déjà-vu, la riproposizione di uno schema pericoloso, pericoloso soprattutto per la credibilità della politica. Senza contare che ci troveremmo di fronte a un cortocircuito grottesco: chi spera in un intervento dei pm per risolvere la questione Speranza è lo stesso che rimprovera al ministro della Salute la mano pesante sulle chiusure delle attività commerciali. Ma c’è un piccolo particolare: i pm di Bergamo contestano a Speranza l’esatto opposto, ovvero una linea troppo morbida sulle chiusure. Insomma, le “opposizioni” criticano la linea dura di Speranza e confidano nell’intervento dei magistrati i quali però contestano a Speranza una linea troppo morbida.

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