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Csm, chat a doppio taglio: alla fine paga solo Palamara

La prima commissione archivia (e fa bene) le pratiche di trasferimento per Greco, de Raho e due ex togati: innocui i contatti con l’ex capo Anm
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Quando questa vicenda sarà finita e dimenticata, l’unico ad essere uscito con le ossa rotte sarà Luca Palamara, l’ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati, fresco di “radiazione” dall’ordine giudiziario ( il ricorso contro questa decisione verrà discusso davanti alle Sezioni unite della Cassazione il prossimo mese di giugno, ndr). Il Consiglio superiore della magistratura ha deciso, oggi il voto in Plenum, di archiviare le posizioni del procuratore di Milano, Francesco Greco, del capo della Procura nazionale antimafia e antiterrorismo, Federico Cafiero De Raho, e di altri magistrati che avevano “chattato” con Palamara.

Le chat di Palamara, diventate famose dopo essere state pubblicate su molti giornali lo scorso anno, erano state trasmesse dalla Procura di Perugia sia al Csm che alla Procura generale della Cassazione per gli aspetti disciplinari. Con la circolare del procuratore Giovanni Salvi si era ristretto il campo d’azione, ritenendo non sanzionabile ‘ l’auto promozione’ del magistrato. E anche sul fronte della incompatibilità funzionale, oggetto di valutazione da parte della Prima commissione del Csm, poco o nulla è emerso dalla loro lettura.

Per il capo della Procura di Milano, in particolare, oggetto dell’attenzione della Commissione era stata la vicenda relativa alla nomina dei procuratori aggiunti milanesi.

GIOVANNI M. JACOBAZZI TOGHE E SANZIONI

La prima commissione archivia ( e fa bene) le pratiche di trasferimento per Greco, de Raho e due ex togati: innocui i contatti con l’ex capo Anm

GIOVANNI M. JACOBAZZI

Quando questa vicenda sarà finita e dimenticata, l’unico ad essere uscito con le ossa bastonate sarà Luca Palamara, l’ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati, fresco di “radiazione” dall’ordine giudiziario ( il ricorso contro questa decisione verrà discusso davanti alle Sezioni unite della Cassazione il prossimo mese di giugno, ndr). Il Consiglio superiore della magistratura ha deciso, oggi il voto in Plenum, di archiviare le posizioni del procuratore di Milano, Francesco Greco, del capo della Procura nazionale antimafia e antiterrorismo, Federico Cafiero De Raho, e di altri magistrati che avevano “chattato” con Palamara.

Le chat di Palamara, diventate famose dopo essere state pubblicate su molti giornali lo scorso anno, erano state trasmesse dalla Procura di Perugia sia al Csm che alla Procura generale della Cassazione per gli aspetti disciplinari. Con la circolare del procuratore Giovanni Salvi si era ristretto il campo d’azione, ritenendo non sanzionabile ‘ l’auto promozione’ del magistrato. E anche sul fronte della incompatibilità funzionale, oggetto di valutazione da parte della Prima commissione del Csm, poco o nulla è emerso dalla loro lettura. Per il capo della Procura di Milano, in particolare, oggetto dell’attenzione della Commissione era stata la vicenda relativa alla nomina, avvenuta con delibera del Consiglio dell’ 8 novembre 2017, dei procuratori aggiunti milanesi. Su questo, si legge nella delibera, “non risulta che vi sia stata una impropria interferenza” da parte di Greco, anche se “emerge che sicuramente vi furono delle interlocuzioni” con i consiglieri del Csm dell’epoca, ma “furono attivate dagli stessi consiglieri e non si risolsero in alcuna segnalazione o promozione di specifici nominativi da parte di Greco, quanto in una generale consultazione sulle problematiche dell’ufficio e sulle professionalità richieste per la miglior gestione del medesimo”.

Pertanto, “non risultano condotte suscettibili di incidere sull’imparzialità e indipendenza” del procuratore, “neanche sotto il profilo dell’immagine”. Quanto al procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Cafiero de Raho, la Commissione ha esaminato le interlocuzioni con Palamara in relazione alla propria candidatura a procuratore di Napoli e poi a procuratore nazionale antimafia, contatti che non hanno determinato “appannamento della credibilità professionale e personale” di De Raho. All’attenzione della Commissione anche la vicenda dell’esclusione, decisa e poi revocata, del pm antimafia Nino di Matteo, attuale togato al Csm, dal gruppo di magistrati impegnati sulle stragi di mafia, dopo un’intervista televisiva. “Non vi sono elementi per ritenere che il provvedimento suddetto sia sintomo di difetto di imparzialità in quanto frutto di improprie interferenze, esterne o interne all’ufficio, sorrette da interessi o finalità diversi da quelli del buon andamento dell’attività della Procura nazionale antimafia”, si legge nella delibera. E “non emerge che le scelte” del procuratore De Raho “siano state dettate da impropri accordi con Palamara, con il quale non risultano conversazioni sul punto”. Dopo queste archiviazioni, per le toghe iscritte all’Anm rimarrebbe eventualmente in piedi quella di violazione del codice deontologico dell’associazione. Il giudizio in questo caso è in salita in quanto diversi magistrati coinvolti nelle chat hanno deciso di cancellarsi dall’Anm azzerando sul nascere ogni possibile futura contestazione. Il Csm ha poi deciso per il momento di non costituirsi in giudizio nei confronti di Palamara nel processo in corso a Perugia per corruzione. Si attenderà, eventualmente, il dibattimento essendo ancora tutto molto prematuro. E sono, infine, legittime le nomine di Pietro Curzio e Margherita Cassano rispettivamente a primo presidente e presidente aggiunto della Corte di Cassazione, deliberate dal Csm il 15 luglio dello scorso anno. Lo ha stabilito il Tar del Lazio che ha respinto i ricorsi presentati da altri candidati ai due incarichi. Nel caso di Curzio il ricorso era stato presentato da Angelo Spirito, che al pari di Curzio era presidente di sezione a piazza Cavour. Il Tar del Lazio ha ritenuto che la scelta del Csm poggi su una motivazione immune da vizi e che “appare adeguata e coerente”. Diversi i ricorsi contro la nomina di Margherita Cassano: anche in questo caso i giudici amministrativi hanno giudicato la decisione del Consiglio “coerentemente argomentata” e senza incongruenze.

 

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