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Cinque anni di battaglie per traghettare i valori dell’avvocatura fuori dalla clandestinità

Maria Masi, presidente facente funzioni del Cnf
L'intervento della presidente facente funzioni del Consiglio nazionale forense, Maria Masi, in occasione dei cinque anni de Il Dubbio
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Il Cnf nel 2016 si è proposto di diventare protagonista di una battaglia culturale che invertisse la tendenza di considerare i diritti la “cenerentola della modernità” e la pena da scontare come la massima espressione della moralità. Riportare il garantismo fuori dalla clandestinità con un quotidiano nazionale: Il Dubbio, la voce dell’Avvocatura o meglio lo strumento per esprimere e diffondere le idee, la cultura e i valori dell’Avvocatura italiana. Questo lo spirito che ha informato l’iniziativa editoriale del Cnf realizzata attraverso la FAI grazie ad un’intuizione del presidente Andrea Mascherin.

Più di un Collega Avvocato ricorderà la difficile stagione inaugurata dal Decreto Bersani nel 2006, allor quando il Governo cominciò a smantellare l’ordinamento professionale forense, abolendo il sistema tariffario, negando il diritto a compensi minimi garantiti, permettendo la pubblicità senza regole, con la giustificazione di dover liberalizzare il mercato per offrire maggiori chances ai giovani professionisti e favorire l’accesso alla giustizia ai cittadini.

I mass media plaudivano a provvedimenti che squalificavano la funzione del difensore, ridotto a mero prestatore di un servizio come tanti altri, senza accorgersi che i beneficiari di queste nuove disposizioni erano i grossi attori del settore finanziario mentre i giovani venivano fagocitati da un mercato pronto a farne i precari delle libere professioni. Fu in quegli anni in particolare che l’Avvocatura si trovò nella necessità di imparare a comunicare se stessa, i propri valori ma anche le proprie necessità sia professionali quanto personali, ad interlocutori speciali ma distratti – Governo, Parlamento, Imprese, Cittadini – i quali troppo spesso avevano trascurato il ruolo sociale svolto dagli avvocati impegnati in prima fila nella difesa, trascurando fin troppo spesso gli aspetti economici e per altro verso comunque costretti a doversi tutelare come professionisti.

Purtroppo le strategie di comunicazione dell’epoca non si erano rivelate molto efficaci: né le pagine a pagamento sui maggiori quotidiani nazionali fitte di comunicazioni in “legalese”, né le campagne pubblicitarie con immagini e slogan tutt’altro che empatiche, né – va detto per onestà intellettuale – le interviste rilasciate ai media, dalle quali troppo facilmente l’Avvocatura risulta(va) una categoria arroccata nella difesa di atavici privilegi e rendite di posizione. La campagna denigratoria delle ultime settimane sul tema dei vaccini costituisce l’ennesimo triste esempio.Il Dubbio nasce dall’intuizione di comunicare alla società civile i principi del diritto, della tutela dei diritti di ciascuno, della difesa dei più deboli, dei valori giuridici che sono anche valori sociali, utilizzando lo strumento dell’informazione a mezzo stampa fornita da giornalisti professionisti che si sono fatti portatori della voce dell’Avvocatura e offrono una lettura dei fatti di politica e di cronaca con la lente dell’Avvocato. Nel contempo, supportano le battaglie sociali e professionali del mondo forense, per coinvolgere interlocutori istituzionali, politica, magistratura oltre ad imprese e cittadini nei cambiamenti auspicati.

A cinque anni di distanza dalla nascita della testata occorre interrogarsi sugli obiettivi raggiunti e su quelli mancati. Positiva la reputazione come punto di riferimento dell’informazione in ambito di diritto e giustizia, attestata dalla massiccia presenza quotidiana nelle rassegne stampa di Camera e Senato, del Consiglio Superiore della Magistratura, nelle trasmissioni televisive e radiofoniche. Molti cambiamenti sono avvenuti grazie a battaglie sostenute dal giornale per offrire l’immagine pubblica dell’Avvocato come sentinella dei diritti, delle garanzie e delle libertà. Le campagne di informazione per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle legittime rivendicazioni per la tutela dei diritti umani, per la tutela delle pari opportunità contro ogni forma di discriminazione, l’attenzione costante al deplorevole fenomeno della violenza di genere in tutte le sue tristi declinazioni, il focus permanente sul carcere e sulle condizioni dei detenuti in ambienti inadeguati per la condizione umana; ed ancora la legge sull’equo compenso, il legittimo impedimento dell’avvocata in gravidanza, i nuovi parametri che fissano un limite alla riduzione da parte del magistrato, ridando dignità alla prestazione difensiva. Ma anche la sensibilizzazione degli stessi avvocati a partecipare alla discussione, ad intervenire con autorevolezza nel dibattito politico legato al mondo giudiziario e extragiudiziario, il coinvolgimento nelle Istituzioni dell’avvocatura giovane e di quella femminile.

Meno fortunate alcune campagne legate alle riforme processuali, a partire da quella sulla prescrizione anche se sull’argomento non è ancora detta l’ultima parola, così come è in corso la battaglia sul tema delle intercettazioni dei colloqui con l’assistito. La vicenda dei vaccini, come accennato, in questo caso ha visto il giornale impegnato a ripristinare la verità storica e a battersi per difendere ancora una volta l’Avvocatura da gratuiti e ingiustificati oltre che ingiustificabili riferimenti a privilegi di casta.Moltissimi sono gli spazi di intervento dei prossimi mesi, uno per ogni battaglia che veda l’Avvocatura in prima fila. Come la riforma del sistema dell’accesso che partendo dal percorso universitario offra un percorso professionalizzante che smitizzi l’esame di Stato. Come l’avvio del sistema delle specializzazioni e la opportunità di sempre maggiori ambiti di qualificazione. Come la valorizzazione dell’avvocato risolutore di conflitti dentro e fuori dal processo assegnandogli nuovi ruoli a fronte delle competenze che costituiscono parte del suo bagaglio formativo.

Senza dimenticare l’ultimo miglio da percorrere per vedere finalmente approvata la legge di riforma della Costituzione che preveda l’avvocato quale figura imprescindibile nell’esercizio della giurisdizione, riconoscendogli appieno il ruolo che la funzione pubblica gli assegna.Sarà più che utile poter contare su una Voce autorevole e rispettata che sostenga la necessità di questi cambiamenti perché, come scriveva Joseph Pulitzer, un giornale che è fedele al suo scopo si occupa non solo di come stanno le cose, ma di come dovrebbero essere. A proposito di come dovrebbero essere le cose, rinnoviamo l’auspicio di coinvolgere sempre più ogni componente dell’avvocatura per rendere più efficace il progetto editoriale ancora giovane ma non acerbo.

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