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Mancata privacy ai colloqui via Skype e il fenomeno trasversale di TikTok

Comunicato dei Garanti per la privacy e per i diritti delle persone private della libertà che per la riservatezza nelle comunicazione via Skype dei detenuti
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Non viene rispettata la privacy dei detenuti che effettuano i colloqui telematici con i proprio famigliari. Per questo, con un comunicato congiunto, il Garante per la protezione dei dati personali e il Garante nazionale per i diritti delle persone private della libertà personale richiamano il rispetto della riservatezza. Tale richiamo è nato a seguito di diverse segnalazioni relative a episodi nei quali le video-telefonate e i colloqui via Skype delle persone detenute si sarebbero svolti in assenza delle necessarie condizioni minime di riservatezza e, in particolare, in violazione del divieto di controllo auditivo da parte del personale di custodia.Per questo i garanti richiamano le Direzioni degli Istituti penitenziari e gli operatori addetti al rispetto di alcune essenziali garanzie per la tutela della riservatezza delle persone detenute che accedono a tale modalità di comunicazione o colloquio via Skype. Raccomandano, fatte salve eventuali misure disposte con provvedimento dell’Autorità giudiziaria, di approntare le postazioni di collegamento in maniera tale da consentire al personale di custodia di controllare visivamente a distanza il colloquio, avvicinandosi allo schermo solo per procedere alle necessarie operazioni di identificazione degli interlocutori, senza tuttavia ascoltare la conversazione. Inoltre, raccomandano che l’accertamento dell’identità del corrispondente avvenga all’inizio e al termine della conversazione con il tempestivo abbandono dell’ambiente di comunicazione per garantire la riservatezza della conversazione.A seguito dei richiami e delle raccomandazioni ad assicurare il rispetto della privacy nelle video-telefonatevia Skype dei detenuti, interviene il Segretario Generale della UilPa Polizia Penitenziaria Gennarino De Fazio. Concordando con tale disposizione, il sindacalista osserva un paradosso che si è creato. Ovvero che capiti sempre più spesso «che i colloqui o altre attività dei detenuti vengano registrati e pubblicati su piattaforme social tipo TikTok, verosimilmente con la complicità di terzi, per irridere e sbeffeggiare le istituzioni». Per questo motivo, De Fazio chiede nello stesso tempo di introdurre accorgimenti tecnici e giuridici che impediscano e sanzionino la registrazione e la diffusione delle videotelefonate.In effetti, la settimana scorsa, sono girati video su TikTok riguardanti detenuti che hanno ripreso la loro cella e fatto ironia. Da segnalare, però, che recentemente anche una donna ha fatto un video su TikTok che si è ripresa con la divisa della polizia penitenziaria e pistola di ordinanza. Un curioso fenomeno, questo, che ha coinvolto diversi attori. Sicuramento da studio antropologico.

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