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Gratteri, il “procuratore delle Calabrie” che rischia di veder finire il suo mito

Gratteri
Se Gratteri puntasse alla procura di Milano lo stesso arco di forze che hanno creato e diffuso il suo “mito” non avrebbero scrupoli a distruggerlo
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Giuliano Ferrara ha sparato sulla prima pagina de Il Foglio un deciso ‘ j’accuse’ contro il dottor Nicola Gratteri ‘ colpevole’, a suo dire, di avere scritto la prefazione al libro ‘ Strage di Stato’ dal contenuto delirante sino al punto da negare l’epidemia in corso, definire i vaccini ‘ acqua di fogna’ e immaginare un complotto dei ‘ perfidi giudei’ che userebbero il virus per dominare sull’umanità.

Il confronto in atto è importante.

Perché da sempre il dottor Gratteri ha goduto di uno straordinario favore e di una eccellente “generosità” da parte della “grande stampa” che, aldilà dei possibili meriti del procuratore di Catanzaro, ha letteralmente creato il “fenomeno”, a volte, spacciando dei semplici rapporti redatti dagli ufficiali di polizia giudiziaria per sentenze definitive.

Soprattutto alcuni canali televisivi hanno diffuso dei semplici teoremi come fossero delle battaglie campali conto la ’ ndrangheta. Ogni volta data come sbaragliata e vinta.

Tutto ciò per poter creare il “personaggio” a prescindere dai risultati realmente ottenuti sul campo.

Chi difende il procuratore di Catanzaro tende a dire che in verità la prefazione è costituita solo da “due paginette” scritte di getto e sorvolando sul contenuto. Un atto di generosità per fare un favore ad un collega e amico magistrato, il giudice Giorgianni, che è uno dei due autori del libro.

Noi ci crediamo.

Anzi ne siamo più che convinti dal momento che, in Calabria, con la stessa superficiale leggerezza migliaia di vite umane sono state spezzate da mandati di cattura successivamente annullati dai giudici. Però non fanno notizia.

Senza alcuna rivendicazione di primogenitura, prendiamo atto, dopo aver denunciato per oltre trent’anni la “mattanza legale” che avviene in Calabria, che pochissimi se ne sono accorti. Perché?

Certamente per i nostri seri limiti. Ma soprattutto perché della Calabria e, soprattutto dei calabresi, non gliene fotte niente a nessuno. La Regione è una terra “appaltata “a generali e super poliziotti, prefetti e commissari straordinari oltre che alla ’ ndrangheta e al peggiore surrogato della “politica” selezionato rigorosamente da “Roma” in base a criteri di subalternità, inconsistenza e fedeltà.

Ora Gratteri, definito da Ferrara “procuratore delle Calabrie”, quasi a voler sottolineare i suoi metodi che riportano la regione al peggiore regime borbonico, punta alla procura di Milano.

Dice un vecchio adagio “non ultra crepidam’ . “Non oltre la toma”.

Da vecchio lettore di Ferrara, sono convinto che la sua sia una battaglia di civiltà destinata a infrangersi contro il muro di silenzio alzato dalla grande stampa, dalla tv e dai poteri dello Stato.

La musica potrebbe cambiare se Gratteri si mettesse veramente strane idee in testa su Milano. ( Forse spinto dalla volontà di non essere più in Calabria nel momento in cui “Rinascita Scott” arriverà in Cassazione.) Comprenda, il procuratore di Catanzaro che ciò che si ritiene giusto, legittimo e accettabile nei confronti dei calabresi, non potrebbe essere oggi tollerato nel cuore economico ( e non solo) del Paese.

Sono convinto che qualora dovesse insistere, lo stesso arco di forze che hanno creato e diffuso il “mito” e la leggenda e solo perché hanno trovato comodo affidare “le Calabrie” a un viceré, non avrebbero scrupoli a distruggerlo con la stessa determinazione con cui l’hanno costruito.

 

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