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Gratteri e il libro negazionista diventano un caso. Calenda: «Va rimosso»

Il commento del premier Draghi: «Lo avesse detto uno scienziato o uno stimato virologo...»
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«Lo avesse detto uno scienziato o uno stimato virologo…». Il premier Mario Draghi preferisce buttarla sull’ironia e non alimentare la feroce polemica nata attorno al libro “Strage di Stato-Le verità nascoste della Covid-19”. Un libro scritto da Angelo Giorgianni, 66 anni, giudice presso la Corte d’Appello di Messina, a quattro mani assieme al medico Pasquale Bacco, secondo i quali la pandemia altro non sarebbe se non un grande complotto finalizzato al controllo del mondo. Nessuno, dunque, sarebbe morto per Covid, al punto da arrivare a parlare di “strage di Stato”. «In questo libro tratteremo di omicidi, di sequestri di persona, di violenze private. Nella consapevolezza di usare le parole come macigni. Lo facciamo per rendere onore alla verità, perché solo la verità può renderci liberi», si legge nella sua presentazione. Parole, appunto, pesanti come macigni. Ma ciò che più ha fatto discutere, al di là delle (discutibili) tesi del libro, è la prefazione a firma di Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro. Prefazione che non smonta la teoria dei due autori, di fatto – questa la contestazione mossa al procuratore – avallandole. La polemica, ad oggi, ha prodotto un sicuro effetto: il libro è il primo nella classifica vendite di Amazon. E tutti ne parlano, anche il premier, che interpellato in conferenza stampa si è visto costretto a smontare la questione con ironia, forse consapevole dell’effetto pubblicità del tam tam mediatico.
Ma la polemica infuria. Al punto che oggi l’ex ministro e leader di Azione Carlo Calenda ha chiesto la rimozione di Gratteri. «Deve semplicemente essere rimosso. Abbiamo già visto cose inaudite, discussioni sui media su inchieste in corso, interventi politici, ma l’avallo da parte di un magistrato di tesi antisemite non si può accettare. A casa. Subito». Il procuratore di Catanzaro, però, non ci sta ad essere definito negazionista. «Plexiglass in tutti gli uffici, dispenser di disinfettanti ogni cinque metri, sanificazioni regolari, accesso al pubblico limitato e tre nuove pec per il deposito degli atti. Questo non mi sembra certo l’ufficio di qualcuno che non crede nella pericolosità del Covid», ha dichiarato a Repubblica. «Io negazionista? Ma se per l’Ufficio sono state acquistate migliaia di mascherine e siamo tutti vaccinati», ha sottolineato, spiegando che il suo contributo al libro è stato quello di «lanciare per l’ennesima volta l’allarme sulla pandemia come nuova occasione di crescita e guadagno per le mafie. Un tema che da troppo tempo viene ignorato». La prefazione è, dunque, una conferma di quanto scritto nel libro “Ossigeno illegale”, scritto a quattro mani con il professore Antonio Nicaso, nel quale si affronta il tema della pandemia vista come ennesima emergenza sfruttata dalla criminalità organizzata per accrescere potere e consensi. «Ho più volte sottolineato – scrive Gratteri nella prefazione al volume di Giorgianni e Bacco – l’urgenza del fare. Ne sono ancora più convinto, alla luce dei tanti contrattempi che rischiano di favorire le mafie, come è sempre successo con le pandemie e le calamità del passato che hanno finito per creare una sorta di economia e di politica della catastrofe. La ricostruzione è sempre stata molto più appetibile della prevenzione: garantisce infatti molti più margini di lucro. Il rischio dell’impasse e dei ritardi è quello di dover arrancare nel singhiozzo delle indagini, cercando di contrastare un’attività criminale alla quale non si deve fornire l’occasione di manifestarsi».

 

Giorgianni contro i dpcm di Conte

L’intervento di Giorgianni alla Camera

 

«Siamo stati bollati come due dei peggiori negazionisti del Covid, antivaccinisti, e diffusori di pericolose fake news. E il mio collega Gratteri è stato attaccato, solo per avere accettato di firmare la prefazione del libro gli è stato appioppato l’epiteto di negazionista. Basta. Farò la querela», ha commentato Giorgianni. Nel libro lui e Bacco spiegano quali sarebbero stati, a suo modo di vedere, «gli errori commessi» dall’inizio della pandemia. «È un libro-inchiesta in cui ogni affermazione è circostanziata ed è legata a un riferimento preciso», spiega il giudice che ha già fatto sapere che non si vaccinerà ma che non vuole essere definito un «no vax». Nei mesi scorsi, insieme con Bacco, Giorgianni ha più volte ribadito i suoi «dubbi» sulla pandemia. E nel luglio 2020 aveva anche partecipato, alla Camera dei deputati, a una conferenza stampa in cui aveva detto: «Questa pandemia è uno strumento di ingegneria sociale, che serviva per realizzare un colpo di Stato globale. Quello che vediamo è la punta di un iceberg di un progetto di governo mondiale». Secondo Giorgianni abbiamo avuto «una strage di Stato, omicidi di Stato», convinto che in questo Paese ci sia stata «una dittatura sanitaria». Ma la notizia, apparsa l’altro ieri su Il Foglio, della prefazione firmata da Gratteri, ha sollevato un polverone. Adesso Giorgianni, che è anche Presidente dell’Associazione L’Eretico, Associazione che raggruppa scienziati eretici, giuristi e persone della società civile e portavoce dell’Organizzazione Mondiale della Vita, va al contrattacco e spiega perché, a suo dire, ha subito «attacchi ingiusti» sul libro e perché anche il magistrato Gratteri, firmando la prefazione, «è stato diffamato». «Siamo in uno stato di diritto in cui uno può esprimere la propria idea, a maggior ragione quando io la mia idea la esprimo sulla base di una documentazione scientifica. Dunque, mi sembra quantomeno fuori le righe questo attacco. Non si può ingiuriare una persona ingiustamente», dice, ribadendo la querela per diffamazione.

 

Bacco: «Il Covid non ha ucciso nessuno»

L’intervento di Bacco alla Camera

Ma perché la scelta di Nicola Gratteri per la prefazione? «Perché Nicola è un collega che stimo e con cui ho lavorato, è una persona apprezzata», dice sempre Giorgianni all’Adnkronos. Entrambi sono calabresi, reggini. «L’ho scelto io e gli ho chiesto io di fare la prefazione al libro e lui ha accettato di buon grado – dice – ma mi è sembrato davvero eccessivo chiamarlo in causa e appioppare anche a lui l’epiteto di negazionista». E aggiunge: «Si addebita a Nicola Gratteri la prefazione di un libro e nella prefazione si da per scontato che Gratteri approvi alcune tesi che non sono assolutamente nel libro. Questa è la verità. Si addebitano espressioni che sono delle vere e proprie fake news e nello stesso tempo si dice che sono nel libro».

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