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Presunzione d’innocenza, arriva il lodo della tregua

Martedì prossimo la maggioranza dirà sì al "recepimento secco" del testo dell'Unione Europea sulla presunzione di innocenza
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Lodo giustizia secondo atto. Marta Cartabia stavolta resta in «rispettosa attesa». Ma con esiti favorevoli. Perché è la maggioranza a essere “spontaneamente” vicina a un nuovo accordo sul diritto penale, dopo il piccolo “miracolo” sulla prescrizione. Parlare di pace forse è troppo, ma si può evocare la tregua, a fronte di una tensione gravissima che rischiava aprire una frattura fra i partiti di governo ben prima del mezzogiorno di fuoco sulla norma Bonafede.

Garantisti e Movimento 5 Stelle sono dunque vicini all’intesa sulla presunzione di innocenza. Martedì prossimo, quando i capigruppo Giustizia della maggioranza torneranno a incontrarsi in videocall con la guardasigilli, dovrebbe essere siglato l’accordo che prevede il “recepimento secco”, con un emendamento condiviso, della direttiva europea 2016/ 234. Il testo dell’Europarlamento e del Consiglio europeo vincola appunto le «autorità pubbliche», e dunque gli stessi magistrati, a non presentare «la persona come colpevole» fino a quando la colpevolezza di un indagato o imputato «non sia stata legalmente provata». La direttiva sarà recepita dalla maggioranza all’interno della più ampia legge di delegazione europea. In cambio però i parlamentari di centrodestra, e soprattutto Enrico Costa di Azione e Lucia Annibali di Italia Viva, si impegnerebbero a ritirare le altre loro proposte di modifica. Quelle per intenderci con cui Costa vorrebbe tradurre in modo particolareggiato il testo Ue. A cominciare dal vincolo di sobrietà imposto alle Procure nelle conferenze stampa.

Miracolo di Cartabia? Non proprio. In realtà i passi avanti sono stati, appunto, spontanei. Da una parte il Movimento 5 Stelle si è reso conto che arroccarsi su un rifiuto totale di adesione alla direttiva Ue sarebbe stato incomprensibile, visto che lo stesso principio è già contenuto all’articolo 27 della Costituzione italiana. Ma ai 5 stelle non piaceva che fossero anticipati in una disposizione di principio, qual è la ratifica di una direttiva comunitaria, norme che, secondo il Movimento, andrebbero accolte in una più ampia riforma del processo.

La tregua è già certa? Alcuni contatti ci sono stati. Certo, manca il sigillo definitivo. E tra gli altri, la stretta di mano fra la capogruppo 5 Stelle nella commissione Giustizia di Montecitorio, Carla Giuliano, e il ricordato Costa. Ma interpellato dal Dubbio, il deputato di Azione la mette così: «Se davvero ci fosse disponibilità al recepimento secco della direttiva, non avrei alcun problema ad accantonare gli altri emendamenti. Non per rinunciarvi, ovviamente: li riproporrei in un altro provvedimento». Disponibilità che ha tutta l’aria di essere decisiva. Perché se la legge di delegazione europea, il veicolo principale a cui agganciare la direttiva, è ancora in commissione, è pur vero che Costa non avrebbe avuto alcun problema a sfidare il no pentastellato e la cautela dem nell’Aula della Camera. Lì cioè dove è possibile chiedere il voto segreto e mandare sotto persino il governo, se dà parere sfavorevole. Siamo ai protocolli preliminari.

Martedì prossimo si metteranno le carte sul tavolo. Ma uno che è abituato a parlare con chiarezza come il presidente M5S della commissione Giustizia, Mario Perantoni, fa notare al Dubbio un aspetto essenziale. Premessa: «Sono fiducioso sul fatto che la prossima settimana la maggioranza supererà le criticità sulla legge di delegazione europea». E aggiunge: «Ricordo che la direttiva sulla quale si è tanto discusso non è una novità del momento: era stata introdotta nel 2017, nel 2018 il governo Gentiloni comunicò all’Europa che l’Italia non aveva nessun bisogno di recepire il contenuto della direttiva in quanto già compreso nel nostro ordinamento». Tutto vero. Ciononostante Costa ritiene di potersi considerare soddisfatto, visto che, come detto, già il testo “secco” dell’Ue è abbastanza esplicito. Lo ha ben ricordato peraltro sul Dubbio di ieri il professor Giorgio Spangher, punto di riferimento dell’avvocatura penale italiana, che ha definito nel suo intervento «surreale» la lite in corso alla Camera.

Il bello della vicenda è che tutti sembrano avvertire il profumo di una mezza vittoria. Gli stessi pentastellati considerano comunque positivo aver fatto slittare alla fase degli emendamenti sul ddl penale ( che i deputati dovranno depositare in commissione entro il 23 aprile) la discussione su norme come quelle che vorrebbe inserire Costa. E Cartabia? In «rispettosa attesa», è la posizione espressa da via Arenula. Con una postilla che si può liberamente aggiungere: visto che nella riunione di martedi scorso la guardasigilli aveva chiesto ai partiti di «trovare un’intesa», se l’intesa consisterà nel recepimento secco della direttiva, la ministra della Giustizia, la prossima settimana in commissione, sarà ben lieta di esprimere il parere favorevole a nome di tutto il governo.

 

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