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I penalisti napoletani: «Tribunale di Sorveglianza in tilt, siamo fuori dalla Costituzione»

La lettera sottoscritta da tutte le camere penali del distretto di Corte d'Appello partenopeo: «Caro presidente e magistrati dell’ufficio, se siete impotenti di fronte alla paralisi, autosospendetevi dal servizio»
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«Le gravissime e croniche disfunzioni del Tribunale di Sorveglianza di Napoli, rese ancora più acute dall’attuale contesto emergenziale, oramai non sono più tollerabili»: a lanciare l’allarme sono le Camere penali del distretto di Corte d’appello di Napoli. Quelle dunque di Napoli, presieduta da Marco Campora, Benevento (Domenico Russo), Irpina (Luigi Petrillo), Napoli nord (Felice Belluomo), Nola (Vincenzo Laudanno), Santa Maria Capua Vetere (Francesco Petrillo), Torre Annunziata (Nicolas Balzano). In un dettagliato documento, i penalisti elencano una serie di complesse criticità. Come dice al Dubbio il presidente della Camera penale partenopea Campora, «da troppi anni nel distretto di Napoli viene sistematicamente mortificato il diritto dei detenuti a espiare la pena secondo principi e modalità conformi al dettato costituzionale».

Quello che gli avvocati ritengono «inaccettabile» è il tempo tra la presentazione delle richieste di accesso ai benefici e la loro registrazione, il tempo tra quest’ultima e la fissazione dell’udienza, l’elevato numero di rinvii delle udienze per carenza o assenza di istruttoria, la tempistica di invio delle impugnazioni alla Cassazione, di decisione sui permessi premio, di valutazione sulle istanze di liberazione anticipata, reclamo e riabilitazione. Verrebbe da dire anche in questo caso che una giustizia ritardata è una giustizia negata, «soprattutto quando parliamo di privazione della libertà personale. Questi ritardi — prosegue Campora — incidono anche sul sovraffollamento: se un detenuto ha diritto alla misura alternativa ma resta in carcere per motivi burocratici, lo si priva sia del diritto al beneficio ma anche della rieducazione, e in più si affolla il carcere».

Purtroppo, rileva il penalista, «a nulla sono serviti i numerosi tavoli tecnici e gli incontri istituzionali fino ad ora avuti con i vertici del Tribunale di Sorveglianza, i còlti e appassionati documenti di denuncia da parte dell’avvocatura, nonché le ripetute e prolungate astensioni». Pertanto, avendo gli avvocati e gli organi di rappresentanza «il dovere di vigilare e garantire che l’esecuzione della pena avvenga nel rispetto del dettato costituzionale, avendo come stella polare sempre la funzione rieducativa della pena, specialmente in questo momento storico in cui il carcere è diventato esclusivamente un reclusorio, in cui sono sospese tutte le attività finalizzate alla rieducazione» tutte le Camere penali del distretto attraverso il documento (elaborato grazie alla attività dell’Osservatorio esecuzione penale della Camera penale di Napoli, la cui responsabile è l’avvocato Elena Lepre) chiedono formalmente ai magistrati e al presidente del Tribunale di Sorveglianza di «ripristinare la legalità costituzionale della pena» risolvendo tutte le criticità evidenziate. Se ciò non fosse possibile i penalisti chiedono altresì di conoscere «le ragioni ostative all’adempimento e a valutare ogni forma di sollecitazione, ivi inclusa la possibilità di autosospendersi dal servizio per impossibilità di rispettare le norme codicistiche e costituzionali». «Chiediamo loro – conclude Campora – un forte segnale di vicinanza ai diritti dei detenuti e una protesta da far giungere al Ministero, conoscendo anche la sensibilità della Ministra verso la tematica carceraria».

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