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«Mio marito è morto dopo il vaccino, ma io credo nella scienza»

La famiglia di Sandro Tognatti, deceduto 17 ore dopo l'inoculazione del vaccino AstraZeneca, chiede solo verità. E continua a credere nella scienza, scegliendo di procedere con la seconda fase della vaccinazione
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«Credo nella vaccinazione anti-Covid e farò la seconda dose. Mi sembra l’unico modo per vincere il Covid». Non c’è voglia di avviare una guerra contro la scienza. Né, soprattutto, contro la medicina. Ma di capire cosa sia successo ad un marito e un padre, morto diciassette ore dopo aver ricevuto la prima dose di AstraZeneca. Quali siano state le cause della morte è ancora da stabilire. Le prime indiscrezioni parlano di un problema cardiaco improvviso, che non consentirebbe di ricondurre la morte di Sandro Tognatti, insegnante di musica di 57 anni di Biella, al vaccino.

Ma la strada per conoscere la verità è ancora lunga e gli esami non ancora completati. La famiglia, però, non chiede vendetta, ma solo verità. E nella spietata corsa alla demonizzazione dei vaccini, intrapresa da molti negli ultimi giorni prima ancora di qualunque evidenza scientifica, la scelta è quella di continuare a credere nella scienza. Simona Riussi, 55 anni, moglie di Tognatti, e la figlia Ginevra, entrambe insegnanti, hanno dunque deciso di voler procedere alla seconda fase della vaccinazione. «Consiglio a tutti di vaccinarsi, l’ho già detto più volte – ha raccontato Riussi a “La Provincia pavese” -. Ma non sono un medico: è solo un comportamento che ritengo giusto a prescindere dalla tragedia di mio marito. Mi sembra l’unico modo per vincere il Covid».

Come noto, AstraZeneca è stato “riabilitato” dall’Ema, che ha concluso le proprie indagini sostenendo che il vaccino «è sicuro ed efficace e i suoi benefici e la protezione delle persone dal Covid- 19 e dai rischi associati e ospedalizzazioni superano i possibili rischi di effetti collaterali». Gli esperti hanno anche concluso che «il vaccino non è associato a un aumento del rischio di trombosi o coaguli di sangue» e «non ci sono prove di un problema relativo a lotti specifici del vaccino o a particolari siti di produzione» . «Sono persone che credono nella scienza – ha spiegato al Dubbio il legale della famiglia, Massimo Pozzo -, credono nella medicina e hanno voluto sottolineare la loro adesione alla campagna di vaccinazione». Nei scorsi giorni si era diffusa la voce di una loro decisione a non costituirsi parte civile. Un’interpretazione errata delle loro intenzioni, ha aggiunto Pozzo. «La costituzione di parte civile presuppone un rinvio a giudizio. Non so se un giorno decideranno di farlo, non ne abbiamo parlato, perché non è questo il momento. Peraltro non solo occorre un rinvio a giudizio, ma occorre che ci siano delle persone fisiche iscritte nel registro delle notizie di reato. Attualmente si tratta di un procedimento contro ignoti», ha evidenziato.

La scelta di affidarsi ad un legale parte dalla volontà fondamentale di capire perché Tognatti sia morto. Ma anche per fronteggiare, attraverso un rappresentante legale, le richieste di interviste e gli inviti alla partecipazione a trasmissioni, «di cui la famiglia, compresi i genitori della vittima, è stata letteralmente subissata già dalle prime ore in cui si è diffusa la notizia – ha spiegato Pozzo -. Sono stati quasi assaltati, in senso metaforico, e quindi avevano necessità di avere qualcuno che facesse da filtro». Pozzo ha, come da prassi, partecipato all’affidamento dell’incarico del consulente tecnico nominato dal pm, al quale il difensore ha affiancato un proprio consulente. «Il nostro intento è rafforzare e collaborare con la procura, non con la finalità di pensare ad una futura ed ipotetica costituzione, ma per cercare di identificare le cause del decesso. Magari non ci sarà nemmeno l’opportunità di farlo – ha aggiunto -. Ciò che ci preme dire è che non c’è nessuna volontà di demonizzare nessuno, solo di comprendere come siano andate le cose. È troppo presto per dire quali siano state le cause della morte e l’autopsia rappresenta solo il momento iniziale di tutta una serie di attività che porteranno a chiarire come siano andate le cose. Certo è che in determinate situazioni le indagini sono un atto dovuto, ma ciò non significa voler attribuire necessariamente una colpa ai medici».

 

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