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Ecco perché per il Sud si prepara un altro mezzo secolo di arretratezza

alta velocità sud
Il ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini, ha espresso “soddisfazione” per l'ok delle Commisisoni di Camera e Senato alla “realizzazione di 58 opere importanti per lo sviluppo del nostro paese”. Ma al Sud andranno solo le briciole e l'alta velocità resterà un'utopia
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La figlia di un mio amico è stata quasi un anno in Cina. Abitava in un paesino a 47 km da Pechino. Ogni mattina, o quasi, prendeva il trenino (per modo di dire perché viaggiava sospesa sopra una massa d’aria). Arrivava a Pechino in sette minuti, secondo più, secondo meno viaggiando a 402 km orari, km più km meno.

Tra Milano e Torino, 130 Km, Freccia rossa garantisce un treno in 45 minuti, tra le due stazioni centrali. Puoi abitare in una delle due città e studiare o lavorare nell’altra. In una grande città è difficile abitare a meno di un’ora, traffico permettendo, per raggiungere scuola e/o lavoro o quel che vuoi. Di fatto Milano e Torino sono città unificate. Tutti gli studi avvertono, con dati verificati, che queste connessioni, a prescindere dal resto, creano un aumento di due o tre punti del Pil.

Rm-Mi si percorre in 2 ore e 53 minuti. Sono 478 Km in linea d’aria, circa 600 di percorso. Una media, quindi, di 208 km orari comprese le fermate. La velocità reale, quindi, spesso sfiora o supera i 300 km. Alitalia ha preso una botta quando la superaffollatissima rotta Linate/Fiumicino è crollata perché col treno si faceva prima (ed era assai più comodo).

Ma siamo solo all’inizio del futuro. Si sta già lavorando al progetto di un treno che coi passeggeri dentro una botola viaggerà su un cuscino d’aria unirà Rm/Mi in 30 minuti ridicolizzando gli aerei che inquinano mille volte di più. Volare per tragitti inferiori ai mille e più km è uno spreco di tempo, di vita, d’ambiente. Tra mezzo secolo i territori privi di queste potenzialità segneranno il perimetro dell’arretratezza economica, civile, culturale.

L’11 marzo Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture e della mobilità, ha espresso “soddisfazione” per i pareri espressi, sulle infrastrutture e la mobilità, dalle Commissioni lavori pubblici e trasporti di Camera e Senato per il via alla “realizzazione di 58 opere importanti per lo sviluppo del nostro paese”.  Dei 66,1 mld totali, al Sud ne andranno 26,9; al Centronord 39,2. La gran parte dei finanziamenti, 46 mld, serviranno per opere ferroviarie del progetto “Italia veloce”. Sono incluse la tratta “Alta velocità-Alta capacità Brescia-Verona-Padova, il potenziamento della linea Venezia-Trieste, il potenziamento con caratteristiche di alta velocità della direttrice Salerno-Reggio Calabria e della direttrice Taranto-Metaponto-Potenza-Battipaglia, la realizzazione dell’asse ad Alta velocità-Alta capacità Palermo-Catania-Messina”. Più qualche altro provvedimento minore.

Quindi la tratta Venezia Trieste (Alta velocità-Alta capacità) avrà dei treni capaci di superare i 300 km orari e ridurrà gli attuali 155 minuti per 114 km a meno di 30 minuti. Invece, il “potenziamento con caratteristiche ad alta velocità” prevede treni che possono raggiungere massimo i 200 Km orari che significa che quelle linee avranno la diminuzione di qualche minuto dall’orario attuale. Che le cose stiano in questi termini non lo nega nessuno e lo hanno già spiegato gruppi di docenti universitari specializzati in ingegneria dei trasporti delle università del Mezzogiorno.

Di drammatico (e anche cinico) in queste scelte c’è che la spolveratina e il contentino previsti per il Mezzogiorno col il “potenziamento con caratteristiche di alta velocità” condannano il Sud almeno per il prossimo mezzo secolo all’arretratezza e al sottosviluppo. Solo incapaci, furbacchioni, affaristi e/o irresponsabili possono credere che una volta fatte queste aggiustatine, pardon “potenziamenti con caratteristiche di alta velocità”, spendendo peraltro bei soldi, si possa nuovamente mettere mano alle ferrovie di quaggiù. Insomma, il Sud resterà scollegato e sconnesso dal resto del paese.

Anche per la Sicilia, che apparentemente otterrebbe un salto di qualità con la connessione tra le sue tre grandi città (Palermo, Catania, Messina) questo quadro sarebbe disastroso. Chi ha visto e studiato i progetti concreti a cui si fa riferimento per la Sicilia sostiene, e si tratta di esperti, che la riduzione dei tempi sarebbe molto contenuta rispetto al passato e addirittura irrisoria rispetto alle potenzialità della tecnica contemporanea. Tra l’altro l’isolamento della Sicilia, che secondo poeti, furbacchioni e affaristi dipenderebbe dalla strozzatura dello Stretto (tesi per invocare prima di tutto il Ponte o comunque l’attraversamento stabile dello Stretto, che pure sono un obiettivo necessario) dipende in realtà dai treni-lumaca della tratta Salerno-Villa Sg. Già ora e provvisoriamente le 2 ore per attraversare lo Stretto potrebbero essere ridotte a meno di un’ora con due navi capaci di caricare i treni senza doverli spezzare e ricomporre a Villa San Giovanni (verso Sud) e a Messina (verso Nord).

L’entusiasmo che traspira dalla parole del ministro e quello con cui parlamentari di Camera e Senato, soprattutto quelli di Basilicata Calabria e Sicilia, hanno osannato queste scelte pone problemi delicati e inquietanti. Il ministro, ci scusi non vogliamo essere irrispettosi, ha avuto informazioni giuste e sa veramente di cosa parla? Ha capito che tra Salerno e la Sicilia non cambierà nulla e che questo non trascurabile pezzo d’Italia resterà separato e sconnesso col resto del paese e quindi condannato per altri decenni all’irrilevanza? E ancora. I parlamentari perché l’hanno approvato? Perché nessuno ha protestato? I siciliani, i lucani e i calabresi hanno studiato le carte e hanno avuto informazioni adeguate?

Non si sfugge da un drammatico dilemma: o non le hanno lette e/o capite o ben sapendo come stanno le cose stanno zitti. E se il caso fosse quest’ultimo è perfino comprensibile la loro voglia di non creare problemi che possano metterli in difficoltà coi loro partiti nel momento in cui si avvicina il momento delle ricandidature. Ma è anche vero che un loro netto dissenso e la possibilità di un successo riformatore che recuperi le potenzialità del Sud a vantaggio dell’intero paese potrebbe rafforzarli tanto da impedire che velati condizionamenti li costringano al silenzio.

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