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Direttori delle carceri: pochi e vicini alla pensione, ma il concorso non si sblocca

Alcuni direttori delle carceri ne dirigono 3. Dopo 20 anni sono stati banditi 45 nuovi posti, la data per la prima prova scritta ha subito già cinque rinvii
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Sono passati più di 20 anni dall’ultimo concorso pubblico per direttori delle carceri. Ad oggi, su 190 Istituti penitenziari per adulti, solo 147 hanno un direttore titolare. A maggio del 2020 il ministero della Giustizia ha finalmente bandito 45 nuovi posti per dirigenti penitenziari. Ma ad oggi, di rinvio in rinvio, ancora non è stata stabilita la data per la prima prova scritta. Il risultato è che abbiamo numerosi casi in cui un unico dirigente è a capo di più di un istituto.

Molti direttori delle carceri svolgono doppie o triple funzioni

Per capire meglio la dimensione del problema, ci sono i dati reperibili dall’ultimo rapporto di Antigone. Si evince, infatti, che molti direttori svolgono infatti doppie se non triple funzioni come nel caso dei tre istituti sardi di Cagliari, Isili e Lanusei. Come ha sottolineato l’associazione, si tratta nella maggior parte dei casi di carceri di ridotte dimensioni in cui le funzioni di direzione sono attribuite al dirigente a capo di un istituto dello stesso complesso penitenziario o comunque del territorio limitrofo. Vi sono però anche esempi di doppi incarichi in istituti di dimensioni maggiori, come nel caso della casa circondariale di Cosenza e la casa di reclusione di Rossano, ospitanti più di 200 persone detenute a testa e gestite dallo stesso dirigente.

In Sardegna su 10 istituti sono uno ha un direttore incaricato

Un caso emblematico di sovrapposizione di incarichi è rappresentato dalla Sardegna, dove su dieci istituti di pena soltanto uno ha un direttore incaricato solo per quella sede. Altro esempio, allarme lanciato qualche tempo fa dal garante regionale Bruno Mellano, è il Piemonte dove sono sette i direttori delle carceri per i quattordici istituti penitenziari della regione. Dati che sono destinati a peggiorare visto che non pochi direttori penitenziari sono prossimi alla pensione. Il concorso pubblico per dirigenti penitenziari, indetto il 5 maggio scorso, com’è detto ancora non si è sbloccato. Basterebbe leggere gli avvisi pubblicati sul ministero della Giustizia: nel corso del tempo, di Dpcm in Dpcm, ha avuto già 5 rinvii delle prove scritte. L’ultimo rinvio risale al 9 marzo scorso. Si legge, infatti, che «Visto il D.P.C.M. 2 marzo 2021 (…), si comunica che le date e la sede di svolgimento della prima prova scritta del concorso pubblico, per esami per l’accesso alla carriera dirigenziale penitenziaria per complessivi 45 posti, a tempo indeterminato, di Dirigenti di istituto penitenziario di livello dirigenziale non generale, indetto con P.D.G. 5 maggio 2020, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – IV Serie speciale – n. 39 del 19 maggio 2020, saranno stabilite con successivo provvedimento che sarà pubblicato nella scheda di sintesi del concorso presente nel sito ufficiale del ministero della Giustizia www.giustizia.it, a far data dal 23 marzo 2021».

Il sindacato dei direttori penitenziari auspica lo sblocco dei concorsi

Quindi si parla dell’ennesimo rinvio, con l’augurio che in quella data venga finalmente sbloccato l’avvio della prima prova scritta. Resta però il dato oggettivo che l’attesa è destinata ad allungarsi ancora.A sollecitare l’avvio verso lo sblocco delle procedure dei concorsi per il personale della Carriera Dirigenziale Penitenziaria, è stato il sindacato dei direttori penitenziari (Si.Di.Pe.). «Vogliamo essere fiduciosi che questo sblocco dei concorsi apra una nuova stagione per la dirigenza penitenziaria – auspica Rosario Tortorella, il segretario del Si.Di.Pe. – e, più in generale, per il mondo dell’esecuzione penale, una stagione di doverosa attenzione e di riconoscimento a questa dirigenza, gravata da enormi responsabilità e che, tra le mille difficoltà acuite dalla pandemia e le scarse risorse, ha gestito, a garanzia del rispetto dei principi costituzionali sottesi all’esecuzione della pena, le carceri italiane. Anche per questo confidiamo nell’alto profilo, umano e professionale, della nuova ministra della Giustizia, professoressa Marta Cartabia».

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