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Quando i governi seguono i No vax, muoiono le persone e la politica

Il ritiro “precauzionale” del vaccino AstraZeneca è un segnale inquietante, certifica che anche l’esecutivo dei “competenti” guidato da Mario Draghi si è piegato alla logica della paura piuttosto che difendere le evidenze della ragione scientifica
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Il ritiro “precauzionale” dei lotti di vaccino AstraZeneca da parte del governo italiano è un segnale inquietante, nella sostanza come nella forma. Da un lato questa scelta sciagurata contribuirà ad aumentare il numero di persone che perderanno la vita a causa del Covid-19, dall’altro certifica la totale permeabilità dei governi alle pulsioni irrazionali della strada, o, come si dice oggi, della rete.

E questo ormai vale per tutti, non solo per i cosiddetti populisti: anche l’esecutivo dei “competenti” guidato da Mario Draghi – falange di esperti bocconiani, ciellini, liberal in ordine sparso e vecchie volpi della politica – si è piegato alla logica inversa della paura piuttosto che difendere le evidenze della ragione scientifica. Persino il governo della Cancelliera Merkel ha messo al bando AstraZeneca per venire incontro agli umori e ai timori del popolo. E con la Germania anche la razionalissima Danimarca ha scelto la strada del ritiro.

Pensavamo che la pandemia di coronavirus avesse almeno relegato nel libro dei ricordi le intemerate dei no-vax, nella nostra mente li avevamo derubricati a minoranza chiassosa e pittoresca: abbiamo arricciato il naso di fronte al complottismo puerile anti-establishment, abbiamo irriso le loro fake news, il loro fervore antiscientifico, smontato pezzo per pezzo le loro leggende metropolitane a volte alimentate da medici che hanno smarrito il senno come il premio Nobel Luc Montagner o chiaramente in malafede come quel mascalzone di Andrew Warkfield e il suo studio farlocco su vaccini e autismo. La variante “no musk” spuntata all’inizio della pandemia doveva poi rappresentare la mesta coda di quel movimento ormai scivolato nel puro folklore. Ci eravamo sbagliati. I no vax non hanno più bisogno di scendere in piazza con gli scolapasta in testa e gridare al complotto perché il loro messaggio è già passato in cavalleria. E condiziona scelte di importanza cruciale come quelle che servono a fronteggiare il virus che da oltre un anno ha cambiato la vita nel pianeta.

Il primo effetto tangibile ricade sul la comunicazione ufficiale delle autorità politiche e sanitarie: confusa, contraddittoria, incoerente. Come nel caso dell’Aifa che in accordo con Palazzo Chigi ha ritirato i lotti di vaccino da tutto il territorio nazionale affermando allo stesso tempo che sono «completamente sicuri» e che non c’è «nessuna evidenza» che causino gravi effetti collaterali. Si invoca in tal senso il principio di precauzione ma quest’ultimo non è una notte in cui tutte le vacche sono grigie, dovrebbe fondarsi su dati e statistiche affidabili e non su un vago sentimento di paura. Anche perché fin qui i dati e le statistiche dicono il contrario: il vaccino AstraZeneca inanzitutto è efficace, al 65% nei casi più lievi di Covid-19, oltre il 95% per quelli con sintomi più gravi. Anche per quel che riguarda i decessi post-vaccino i numeri dovrebbero rassicurarci invece di scatenare il batticuore collettivo. In Italia ogni giorno muoiono circa 1800 persone, circa un abitante su 35mila, una media tra le più basse del mondo: sempre ogni giorno 170mila persone ricevono una dose di vaccino e di queste circa tre perdono la vita per cause disparate. Nello specifico la correlazione tra la somministrazione del vaccino e i casi di trombosi non ha alcun fondamento: secondo i dati ufficiali al 10 marzo si è avuto segnalazione di una trentina di eventi tromboembolici su quasi cinque milioni di persone vaccinate.

La Gran Bretagna che ha già vaccinato con AstraZenaca quasi 15 milioni di persone oltre a non registrare casi sospetti di trombosi vede in questi giorni precipitare le percentuali di contagiati, ricoverati e deceduti. Noi invece rischiamo di pagare a caro prezzo questa interruzione allontanando nel tempo l’obiettivo dell’immunità di gregge. Non è facile far passare messaggi razionali, o semplicemente di buon senso, quando anche il circo mediatico si mette remare dalla parte della psicosi. Come ad esempio l’edizione siciliana di Repubblica, che ieri titolava: “Covid Sicilia, grave insegnante di Gela vaccinata il primo marzo: aperta un’inchiesta”. Poi ti vai a leggere l’articolo e scopri una realtà alternativa: la donna era stata vaccinata con AstraZenaca tre settimane fa (peraltro un lotto diverso da quelli ritenuti sospetti) e soprattutto che la causa del ricovero è stata un’emorragia cerebrale che non è minimamente accostata ai possibili effetti collaterali.

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