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La condanna di Sarkozy? Toghe in delirio d’onnipotenza

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Pubblichiamo un articolo di un alto funzionario dello Stato francese apparso sul sito “slate. fr” che ritorna sulla condanna a tre anni di prigione inflitta all’ex presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy, al suo avvocato Therry Herzog e al giudice Gilbert Azibert
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Pubblichiamo un articolo di un alto funzionario dello Stato francese ( che è voluto rimanere anonimo) apparso sul sito “slate. fr” che ritorna sulla condanna a tre anni di prigione inflitta all’ex presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy, al suo avvocato Therry Herzog e al giudice Gilbert Azibert.

Avere fiducia nella giustizia del proprio Paese e non criticare pubblicamente le sentenze. Mi sarei tenuto senz’altro a questo principio se le nozioni di giustizia penale che ho appreso a scuola fossero oggi rispettate in Francia. Mi avevano insegnato che un’accusa di corruzione deve fondarsi su prove solide. E in mancanza di prove, almeno su una grande quantità di gravi indizi, ma nella sentenza che ha condannato Nicolas Sarkozy, Thierry Herzog e Gilbert Azibert non c’è nulla di tutto questo. Come hanno fatto i giudici ad accontentarsi di una costruzione intellettuale della procura basata su stralci di intercettazioni telefoniche tra un avvocato e il suo cliente? Mi hanno insegnato che un “patto di corruzione” è tale solo se c’è uno scambio di favori che intacchi l’autorità dello Stato, ma tra Nicolas Sarkozy e il Glibert Azibert non è avvenuto nessuno scambio di favori come ha dimostrato la difesa senza peraltro essere smentita.

Mi hanno insegnato che un giusto processo deve tenere conto della ricerca della verità e del diritto alla difesa. I legali degli imputati hanno presentato argomentazioni molto concrete ma si ha l’impressione che i giudici abbiano emesso la sentenza prima ancora che iniziassero le udienze, Mi hanno insegnato che il giudizio penale non deve tenere conto di elementi estranei all’inchiesta che servono solo a infangare l’immagine degli imputati. Mi hanno insegnato poi che la pena deve essere proporzionata alla gravità reato commesso. È proporzionata l’imposizione del braccialetto elettronico a un ex presidente della Repubblica per uno scambio di favori che non c’è mai stato? E il divieto per l’avvocato Herzog di esercitare la sua professione per i prossimi cinque anni è forse necessario e proporzionato? Se tutto quello che mi hanno insegnato a scuola non vale più non è perché la magistratura in questo affare è contemporaneamente parte giudicante e parte in causa?

Per il suo carattere sintomatico il processo conto Sarkozy, Herzog e Alibert pone dei quesiti sullo stato d’animo e sulla cultura dei magistrati francesi negli ultimi 50 anni. Cosa cerca l’autorità giudiziaria perseguitando i responsabili politici? Di purificare il sistema giocando all’angelo sterminatore? Di affermare il suo potere? Di prendersi una rivincita sociologica sulle proprie condizioni di lavoro che sono, questo è vero, spesso indecenti?

L’indipendenza della giustizia è oggi un fatto indiscutibile. È purtroppo la sua imparzialità che è venuta meno.

Nella sua rappresentazione allegorica la giustizia si mostra con gli occhi bendati per incitare il giudice a tenere in equilibrio i piatti della bilancia e non per farli pendere dall’una o dall’altra parte a seconda dei pregiudizi, dello spirito di casta o delle semplici passioni personali.

 

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