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Il processo di Gratteri si celebra in Tv. Ma senza difesa

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Il processo Rinascita Scott del procuratore Nicola Gratteri lunedì verrà promosso sulla Rai. Ma nessuno ha invitato gli avvocato difensori...
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Lunedì prossimo, in prima serata, la trasmissione “Presa diretta” si occuperà del processo “Rinascita Scott”. Ci dovrebbe essere in studio il procuratore capo di Catanzaro. Siamo contrari ad ogni censura ma, ancor prima di parlare d’altro, ci sembra giusto porci una domanda :è opportuno che una “parte” del processo(cioè l’accusa) intervenga in prima serata lasciando in ombra la difesa ed esercitando di fatto una pressione indebita sull’opinione pubblica che potrebbe avere un pur remoto riverbero sui giudici? C’è un precedente che, quantomeno a noi, sembra di estrema importanza e che riguarda lo stesso Pm e la stessa trasmissione. Siamo in una notte di febbraio del 2014.In contemporanea tra New York e la Calabria scatta l’operazione “New BRIDGE”.

Un “ponte” criminale che collega (secondo gli inquirenti) la potente famiglia Gambino con la ndrangheta calabrese. In piena notte da Gioia Tauro partono le gazzelle della polizia con lampeggianti accesi e le telecamere di “Presa diretta” al seguito, per arrestare i capi della ndrangheta che tale “ponte” avrebbero costruito.

L’intera operazione viene presentata prima in diretta dalla Calabria ed in collegamento da New York e successivamente negli studi di “presa diretta” come un formidabile e straordinario colpo assestato contro la ndrangheta e la famiglia Gambino che è una delle cinque “grandi famiglie” della mafia Italo-americana. Vengono operati 24 arresti, gli indagati sono una quarantina. Si badi bene, nessun tribunale, aveva ancora condannato gli indagati ma le telecamere non hanno rinunciato a riprendere la classica sfilata in manette degli arrestati.

Il dottor Gratteri, allora sostituto alla DDA di Reggio Calabria, ha spiegato dagli schemi di Presa diretta e con dovizia di particolari la straordinaria importanza strategica dell’operazione e l’alto spessore criminale degli arrestati nella gerarchia del crimine organizzato. Sono passati sette anni, alcuni degli arrestati sono stati assolti, altri condannati a qualche mese di reclusione per reati minori. La ndrangheta è praticamente uscita dal processo ed infatti solo uno(dico 1) degli indagati è stato condannato per associazione mafiosa .(sentenza non definitiva) E, con la ndrangheta, è uscita dal processo anche la famiglia Gambino. Per tutti gli imputati e persino per quello che veniva indicato dagli inquirenti come il capo e la “mente” d’una pericolosa cosca calabrese è caduto il reato di associazione mafiosa (416 bis) e finanche l’aggravante (l’art. 7 L) che prende forma quando, pur non essendo organici alla mafia, si utilizza la forza intimidatrice della ndrangheta per raggiungere i propri fini.Quasi tutti i beni degli imputati, già sequestrati, sono stati dissequestrati. Non dico e non voglio dire che tutti gli indagati siano gigli di campo, anche perché alcuni imputati sono stati condannati ma -particolare non di poco conto – non per mafia. Una cosa però è certa: dell’imponente “ponte” tra “potenti cosche” della Locride ed i Gambino per come ha preso forma negli studi di “Presa diretta” resta solo uno scarno scheletro composto da trafficanti di droga come, purtroppo, ce ne sono tanti in ogni angolo d’Italia. Per cui, pur a distanza di tanti anni, non si capisce proprio perché dedicare un’intera trasmissione ad un’operazione di polizia che non ha avuto nulla di straordinario e niente di speciale. Sarà stato certamente un caso ma due giorni dopo la trasmissione, il dottor Gratteri, ospite centrale ed unico di Iacona in quella serata , verrà incluso da Renzi nella lista dei ministri come titolare del dicastero della giustizia così come caldamente “raccomandato” dallo studio televisivo. Alla luce dei fatti che abbiamo raccontato non saprei dire se il procuratore di Catanzaro ed il dottor Iacona siano ancora convinti che sia stata una scelta giusta quella di dedicare la prima serata di un canale RAI ad un’operazione che non ha avuto-ne potrà più avere – alcun serio riscontro nelle sentenze dei giudici. Una riflessione su quanto accaduto 7 anni fa, dovrebbe indurre a non riproporre lo stesso schema, la stessa regia e gli stessi commentatori proponendo in prima serata il processo, Rinascita Scott, ancora alle prime battute. Si potrebbe discutere di altre inchiesta su cui la Cassazione ha detto la parola definitiva.

Per esempio “circolo formato” dal momento che proprio ieri i giudici, dopo aver letteralmente demolito in sede di appello l’inchiesta, hanno assolto in via definitiva e con formula ampia il sindaco di Marina di Gioiosa (RC) dopo anni passati nelle patrie galere.

Mandare in onda “Rinascita Scott”, soprattutto se senza la presenza delle difese degli imputati e della stampa garantita, non ci sembra corretto nei confronti dell’opinione pubblica che potrebbe scambiare le ipotesi dell’accusa per giudizi inappellabili, ed , ancor meno, per i giudici impegnati nella ricerca della verità.Forse, ma il forse è di troppo, non è giusto per gli imputati che potrebbero essere innocenti. Infine non è accettabile che la Calabria venga trasformata in un set permanente in cui si gira sempre lo stesso “film” , senza alcun valore “artistico” e senza qualità. Probabilmente qualcuno vorrebbe rianimare “Rinascita Scott” che si trascina stancamente e nel disinteresse generale. In Calabria e fuori. Oppure, è non vorremmo crederci, si perseguono fini estranei alla Giustizia e che nulla hanno a che vedere con la giusta lotta alla mafia.

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