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Umiliati e impoveriti: «Siamo le vittime della malagiustizia»

Il presidente di Aivm, l'associazione che si occupa dei casi di malagiustizia: «Ho provato sulla mia pelle quanto sia difficile risollevarsi dopo essere stati colpiti in modo ingiusto»
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L’anno prossimo l’Associazione italiana vittime di malagiustizia (Aivm) compirà dieci anni. Un traguardo che ha stupito Mario Caizzone, il commercialista siciliano, da anni trapiantato a Milano, che nel 2012 al termine di una tormentatissima vicenda giudiziaria, decise di dar vita ad una associazione che si occupasse dei casi di “malagiustizia”. L’Aivm, che non riceve finanziamenti pubblici, ha sede nel capoluogo lombardo e si avvale della collaborazione di laureandi o laureati in materie giuridiche, oltre a quella di avvocati ed esperti psicologi.

Il sito dell’associazione ha registrato nell’ultimo mese circa 30 mila accessi. «La malagiustizia è ovunque: nel penale, nel civile, nel tributario e nell’amministrativo», afferma Caizzone. «Ho provato sulla mia pelle – prosegue il commercialista – quanto sia difficile risollevarsi dopo essere stati colpiti ingiustamente da un procedimento giudiziario», ricordando «le pesanti conseguenze economiche e familiari» che quasi sempre accompagnano queste vicende nel disinteresse generale. «Sono tantissimi i casi di coloro che dopo essere incappati nelle maglie della giustizia hanno perso tutto, sono loro i ‘nuovi’ poveri», ricorda Caizzone. Ad oggi l’Aivm ha fornito assistenza ad oltre 9.000 persone. «La delusione nel sistema giustizia è il collante che lega quasi tutte le persone che si rivolgono alla nostra associazione», specifica Caizzone: «Non diamo assistenza legale, anche se molti di coloro che si rivolgono a noi ci chiedono il nome di un avvocato perché hanno difficoltà a trovare un difensore disposto ad assumere un incarico per un’azione di responsabilità nei confronti di chi ha causato loro tante sofferenze, soprattutto se si tratta di un magistrato».

Dopo quasi diecimila casi affrontati, Caizzone ha stilato una graduatoria delle principali criticità del sistema giustizia: «Sottovalutazione dei problemi da parte dei giudici, mancanza di fondi e strutture adeguate, professionalità non sempre all’altezza da parte di consulenti, periti, amministratori giudiziari ed operatori del diritto». Tanti magistrati hanno, poi, carichi di lavoro eccessivi e questo è un “danno” per la giustizia. «L’associazione svolge una attività di sostegno e consiglio e non intende, come ho ricordato, in alcun modo sostituirsi all’attività forense: le persone che ci contattano sentono l’esigenza di parlare e di sfogarsi. Il nostro obiettivo è quello di diventare ‘intermediari’ tra le vittime e le istituzioni, stimolando quest’ultime affinché si facciano carico dei loro problemi». «Ultimamente sono in aumento gli imprenditori che si rivolgono all’associazione. Le criticità della giustizia civile, soprattutto l’eccessiva durata delle cause, penalizzano moltissimo coloro i quali devono, ad esempio, riscuotere un credito». Il tutto è stato aggravato dalla pandemia.«Colgo l’occasione per un appello al neo ministro della Giustizia, Marta Cartabia, donna di grandissima esperienza e professionalità, affinché provveda quanto prima ad una riforma complessiva del sistema. In questi anni sono stati fatti solo provvedimenti spot. Ci sarà un motivo perché la fiducia nella giustizia è ai minimi termini in questo Paese?», conclude amaro il dottor Caizzone, augurandosi che si torni a parlare seriamente di separazione delle carriere in magistratura e responsabilità civile per le toghe che sbagliano.

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