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Nunzio Luciano: «Avvocati tra i più colpiti: il Covid ha accelerato una crisi già in atto»

Intervista a Nunzio Luciano, Presidente di Cassa Forense, sui dati del "Quinto Rapporto Censis sull’avvocatura italiana" e sul momento della categoria
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Presentato ieri il «V Rapporto Censis sull’avvocatura italiana», realizzato dal Censis per la Cassa Forense: insieme a Giorgio De Rita, Segretario Generale del Censis, è intervenuto nella discussione Nunzio Luciano, Presidente di Cassa Forense, che al Dubbio dice: «È difficile essere ottimisti in questo momento, ma guardiamo al futuro pensando a nuove opportunità che verranno da materie nuove come la privacy, la tutela dell’ambiente, i nuovi diritti». Sui fondi del Ristori: «Nessuna discriminazione, l’avvocatura è stata una delle categorie più colpite».

Presidente qual è il dato che l’ha colpita di più?

Occorre fare una premessa: prima della pandemia da Covid 19, l’avvocatura stava vivendo un periodo di ripresa, anche se lenta. Il reddito stava risalendo, soprattutto tra i giovani e le donne. Naturalmente dopo la situazione è peggiorata. Il dato più preoccupante è quello per cui secondo il 37% dei colleghi la condizione lavorativa tra due anni peggiorerà, mentre il 33% per cento sostiene che rimarrà uguale. Solo il 30% auspica un miglioramento. Questi numeri sono comprensibili dato il momento critico, che non spinge ad essere ottimisti.

Non a caso l’accesso al Reddito di ultima istanza (bonus Covid di marzo e aprile per i professionisti) ha riguardato una platea di avvocati pari al 61,5% del campione dell’indagine.

Questo infatti è un altro dato importante. Noi abbiamo anticipato per nome e per conto dello Stato il bonus. Questo sta a significare che una grossa platea di avvocati, nonostante la ripresa a cui accennavo prima, ha un reddito basso. Il Covid non ha fatto altro che accelerare una crisi che già era in atto. Bisogna poi non dimenticare che siamo tanti: 245.000 avvocati in tutta Italia.

Anche come Cassa avete messo in campo degli aiuti?

Il nostro ruolo è stato importante: noi abbiamo speso oltre 100 milioni in welfare, metà sono stati destinati ad interventi ed aiuti per gestire la pandemia. Abbiamo aiutato molto l’avvocatura, tanto vero che i nostri 13 bandi sono stati molto apprezzati. Però c’è da registrare un dato: l’accesso al credito dei professionisti sarà da giugno – quando subentreremo alla Stato – più facile, rivolto ad un platea più ampia e a condizioni migliori. Come Cassa abbiamo potenziato l’informazione sul nostro sito internet e creato dei canali su whatsapp per mettere in comunicazione gli avvocati con i nostri uffici. Ciò è stato molto apprezzato dagli iscritti. Come sarà apprezzato il nostro lavoro per far accedere gli iscritti alla banca dati della Cassazione, in modo gratuito: l’obiettivo raggiunto è in linea con gli investimenti a sostegno della professione che ormai da diversi anni caratterizzano la nostra politica di welfare attivo.

La pandemia ci ha imposto in generale di fare passi avanti sul terreno della tecnologia. Per quanto concerne la professione forense, chi si è rivolto a un avvocato nel corso del 2020 lo ha fatto online nel 48,3% dei casi, il 33,1% attraverso una modalità ibrida.

Gli avvocati non hanno valutato male l’accesso alle tecnologie. Quindi io credo che, terminata la fase pandemica, ricorreremo più alle tecnologie. Si tratta di un aspetto positivo, ma lo faremo nella giusta misura, perché per molti colleghi il rapporto in presenza rimane fondamentale.

Nel 2020 le donne hanno superato per la prima volta il numero di avvocati uomini. Nelle categorie più giovani, il sorpasso è ancora più netto. Tuttavia il loro reddito rimane più basso. Così come quello dei giovani e di chi vive al sud.

Si tratta di una conferma. Però nella ripresa lenta, le categorie che stavano migliorando erano quella delle donne e quella dei giovani. Questo mi fa pensare che le tecnologie stanno iniziando a giocare un ruolo importante: prima erano sempre gli avvocati più anziani a generare redditi più alti negli ultimi anni di attività. Invece, nella fase pre Covid, nel valutare l’incremento che c’era stato dei redditi nel 2019 donne e giovani ne avevano avuto uno migliore.

Un dato che però mi ha colpito è che «bisogna varcare la soglia dei 50 anni per raggiungere il livello di reddito medio complessivo».

Lei ha ragione. Questo poi è un dato per così dire storico: ma sono convinto che con l’avvento delle nuove tecnologie la situazione migliorerà, per cui sarà possibile anche prima raggiungere il reddito medio.

Dal punto di vista del cittadino rileviamo questo dato: «lo scontento nei confronti del sistema giustizia dipende innanzitutto dai tempi lunghi per arrivare a un giudizio definitivo e dalla sfiducia nei confronti della magistratura e nel funzionamento della giustizia».

Questo quadro in cui si richiede una riforma del sistema giustizia è significativo: il cittadino inizia a capire quanto sia importante avere una giustizia efficiente perché ha riverberi anche sull’economia del nostro Paese. Questo è un dato che come avvocatura dobbiamo fortemente stigmatizzare per far capire al legislatore che deve accelerare su questi temi, in quanto anche il cittadino sta prendendo consapevolezza di quanto sia importante avere una giustizia efficiente e veloce. Parte delle nostre energie dovranno essere impiegate appunto per sensibilizzare il Governo su questo fronte.

Presidente, al di là dei numeri, l’amara sintesi è che il Covid ha penalizzato molto gli avvocati, sia dal punto di vista sanitario che dal punto di vista economico.

Aggiungerei anche salute dal punto di vista psicologico, le cui ricadute le vedremo in un prossimo futuro. Certamente è come ha descritto lei la situazione: nel pubblico impiego hanno continuato a prendere gli stessi stipendi e hanno speso forse di meno per diversi motivi, quale lo smart-working. Invece, come evidenzia una parte del rapporto, i cittadini si sono rivolti meno agli avvocati: per paura del contagio ma anche perché la decrescita economica ha toccato quasi tutti. Ne segue che l’avvocato è stato estremamente penalizzato.

A proposito di quadro economico generale, Lei non ritiene che parte dei fondi del Ristori debbano essere destinati anche agli avvocati per coprire parte del fatturato perso?

Sono assolutamente d’accordo: così come avviene per tutte le categorie professionali, anche quella dell’avvocatura, che è tra le più colpite, dovrebbe poter essere inclusa. Non capisco perché bisognerebbe creare delle disparità.

Come guarda al futuro?

Il rapporto ha anche il pregio di aver fatto dei confronti con gli anni passati: tutta l’avvocatura – istituzioni e associazioni – devono riflettere sul fatto che ci sarà nel futuro la possibilità di accedere a tutta una serie di ambiti che richiedono specifiche competenze. Nuove opportunità verranno da materie nuove come la privacy, il commercio online, la tutela dell’ambiente, i nuovi diritti di individui e famiglie. Anche pensare all’avvocato come un consulente a tutto campo dell’impresa costituirà una strada di nuove opportunità. Si apriranno sicuramente nuove possibilità, noi come istituzioni avremo il compito di sensibilizzare gli iscritti, anche attraverso corsi di formazioni mirati.

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