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La mano di piombo dei giudici: Sarkozy condannato a tre anni di carcere

L'ex presidente, francese riconosciuto colpevole di corruzione e traffico di influenze, non ci sta: «Sono innocente, lo dimostrerò in appello»
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La prima linea difensiva di Nicolas Sarkozy è crollata sotto le bordate dei giudici che hanno rigettato tutte le argomentazioni dei suoi avvocati, condannando l’ex presidente della repubblica francese per corruzione e traffico d’influenza. Per quanto minore da quella richiesta dalla procura, la pena è pesantissima: tre anni di prigione di cui due sospesi. Una decisione, quella della 32esima sezione della corte penale di Parigi, destinata a far discutere e che scuote il mondo politico d’oltralpe.

L’inchiesta sul cosiddetto “affare delle intercettazioni” che Sarko definisce «una persecuzione», si fonda infatti su molti elementi indiziari e, come sostengono i suoi difensori, su un reato che non è mai stato materialmente commesso. Ma ecco i fatti: Sarko è accusato di aver esercitato pressione per far promuovere al tribunale del principato di Monaco il giudice Gilbert Azibert. In cambio avrebbe ottenuto informazioni su un’altra inchiesta giudiziaria che lo coinvolge, quella sui presunti fondi occulti ricevuti dal regime libico di Gheddafi per finanziare la vittoriosa campagna presidenziale del 2007. Che la promozione in questione non abbia poi mai avuto luogo non è stato un argomento sufficiente per convincere i giudici a prosciogliere Sarkozy. «È un processo alle intenzioni, un processo ai fantasmi», gridano i legali, mentre per i giudici l’ex capo dello Stato sarebbe al centro di un «vero e proprio patto di corruzione» che oltre ad Azibert avrebbe come figura centrale Thierry Herzog, l’avvocato personale di Sarko.

«Il comportamento dell’imputato in quanto capo dello Stato è particolarmente grave e mina l’indipendenza del potere giudiziario e la fiducia dell’opinione pubblica nelle istituzioni, per questo necessita una risposta penale decisa» ha spiegato la presidente del tribunale Christine Mée, mentre leggeva la sentenza. Condannati assieme a Sarkozy anche l’avvocato Herzog (stessi reati e stessa pena, oltre al divieto per 5 anni di esercitare la professione di penalista), peraltro intercettato illegalmente nel corso dell’inchiesta. E naturalmente anche il giudice Azibert, riconosciuto colpevole di “corruzione passiva” (stessa pena) e di violazione del segreto professionale. «Sono innocente e questa è una giustizia a orologeria, dimostrerò la mia innocenza nel processo d’appello», ha commentato l’ex inquilino dell’Eliseo, mentre l’avvocata Jacqueline Laffont parla di una sentenza «totalmente sconnessa dalla realtà dei fatti». Durissime le parole della senatrice repubblicana Valérie Boyer: «È scioccante sapere che in Francia si può essere condannati sulla base di intercettazioni telefoniche illegali di un imputato e il suo avvocato».

Quale sarà dunque la sorte di Sarkozy? Tradizionalmente negli affari di corruzione e nei reati finanziari la corte d’appello tende ad addolcire le sentenze emesse in primo grado. Se la difesa non riuscirà a smontare il castello accusatorio e verranno confermati i capi d’imputazione è probabile che la pena venga commutata negli arresti domiciliari o magari con l’obbligo del braccialetto elettronico.In ogni caso basterebbe a seppellire per sempre le ambizioni politiche dell’ex inquilino dell’Eliseo proprio in un momento in cui la droite è alla disperata ricerca di un leader e in cui il suo nome è stato più volte evocato come salvatore della baracca post-gollista.Ma anche in caso di assoluzione in appello, i guai non sono certo terminati e altre inchieste pendono minacciose sulla sua testa.La più impellente riguarda l’”affare Bygmalion” il cui processo inizierà il prossimo 17 marzo; anche in questo caso Sarko è accusato di finanziamento illegale della campagna presidenziale, stavolta quella perdente del 2012 che vide il socialista François Hollande approdare all’Eliseo: tramite la società Bygmalion il suo partito (oggi Républicain, all’epoca Ump) avrebbe emesso fatture false dalle quali sarebbero stati stornati fondi- crica 17 milioni di euro- per la sua campagna personale. Un’inchiesta che coinvolge anche il vecchio tesoriere dell’Ump Dominique Dord, e Jean-François Copé, ex deputato ed ex ministro, nonché fedelissimo di Sarkozy.

 

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