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«Processi troppo lunghi in Italia». Parola di commissario Ue

Didier Reynders
Parla Didier Reynders, oggi in audizione in Commissione giustizia per relazionare sullo Stato di diritto 2020 nell’Unione europea
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In un’intervista a “Il Sole 24 Ore”, il commissario alla Giustizia, Didier Reynders, esprime «crescenti preoccupazioni» sulla libertà di stampa in Europa. Alla vigilia di un suo intervento oggi in Parlamento a Roma, l’uomo politico belga ne ha approfittato anche per esortare il governo Draghi a colmare il ritardo e nominare rapidamente i delegati italiani nella nuova procura europea, chiamata a lottare contro le frodi ai danni del bilancio comunitario e del nuovo Fondo per la ripresa.
Da anni, la Commissione europea insiste per una modernizzazione del sistema giudiziario. II governo Draghi ne ha fatto una sua priorità. «L’Italia – spiega il commissario – deve fare i conti con processi molto lunghi, come facciamo notare con statistiche annuali. Nel civile e nel commerciale, l’iter di primo grado dura in media 520 giorni, ben più di un anno. Vi è modo di utilizzare gli strumenti digitali per migliorare la situazione. Crediamo che nei piani di rilancio bisogni investire sulla digitalizzazione della giustizia. Insisterò molto con la ministra della Giustizia Marta Cartabia su questo aspetto».
«D’altronde – aggiunge -, è chiaro che gli stessi investimenti economici dall’estero sono facilitati da una giustizia che appaia equa, efficace e indipendente». 22 Paesi, tra cui l’Italia, hanno deciso di creare una procura europea chiamata a indagare frodi ai danni del bilancio comunitario. Ciascun Paese deve ora nominare i propri procuratori delegati. «Oltre metà dei Paesi membri -15, tra cui l’Italia – ha adottato la legislazione necessaria. Ora l’Italia deve anche nominare i propri procuratori delegati. Faccio pressione perché avvenga rapidamente. Il Paese è in ritardo. La procura non può iniziare a lavorare senza che tutti abbiano nominato almeno alcuni dei propri procuratori delegati», ha concluso Reynders.
Reynders è atteso oggi in videoconferenza alla Camera, in commissione Giustizia (in congiunta con Affari costituzionali e Politiche Ue) per riferire circa la relazione sullo Stato di diritto 2020 nell’Unione europea.

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