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Addio Ferlinghetti, poeta della Beat Generation. Vide Nagasaki e diventò pacifista radicale

Ferlinghetti
Lawrence Ferlinghetti è morto a 101 anni nella sua casa di San Francisco. Fondò City Lights, faro dell'editoria indipendente e punto di riferimento della controcultura americana
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Addio al poeta, scrittore ed editore Lawrence Ferlinghetti, mito della cultura e della controcultura americana, tra i padri della Beat Generation, attivista del movimento pacifista, figura fondamentale nel panorama letterario d’oltreoceano degli anni Cinquanta e Sessanta, fondatore di un faro dell’editoria indipendente come City Lights con cui sconvolse l’America non solo letteraria, pubblicando libri come “Urlo” di Allen Ginsberg, per cui fu processato con l’accusa di aver diffuso oscenità. Si è spento all’età di 101 anni ieri (lunedì 22 febbraio) nella sua casa di San Francisco.  Nato il 24 marzo 1919 a Yonkers, nello Stato di New York, da padre italiano (Carlo Ferlinghetti era originario di Chiari, in provincia di Brescia e morì sei mesi prima della nascita del figlio) e madre franco-portoghese, Lawrence Ferlinghetti trascorse l’infanzia in Francia, a Strasburgo, affidato a una zia dopo il ricovero della madre in manicomio; e si trasferì negli Usa quando la zia fu assunta come governante a New York. Dopo aver intrapreso studi da giornalista (completati alla Columbia University di New York nell’immediato dopoguerra), Ferlinghetti venne arruolato nella Marina statunitense durante la seconda guerra mondiale prendendo parte alla sbarco in Normandia.Quando vide Nagasaki a pochi giorni dallo sgancio della bomba atomica, decise di diventare un “pacifista radicale” e di concentrare i suoi studi a Parigi, ottenendo un dottorato alla Sorbona.

Qui nel 1953 fondò City Lights, la prima libreria al mondo a vendere esclusivamente tascabili, che ben presto diventò anche casa editrice, pubblicando fra l’altro nel 1956 uno dei libri di poesie più venduti al mondo, il dirompente Howl and other poems (Urlo e altri poemi) di Allen Ginsberg, manifesto poetico della Beat Generation (con l’incipit divenuto celeberrimo: “Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte dalla follia,/ affamate isteriche nude/, trascinarsi nei quartieri negri all’alba in cerca di un sollievo astioso”). Ferlinghetti finì in prigione per aver pubblicato il volume dopo una condanna per oscenità. L’amicizia e il rapporto intellettuale con Allen Ginsberg, Gregory Corso, Jack Kerouac, William Burroughs, Diane DiPrima e Peter Orlowsky lo fece sin dall’inizio diventare membro della cosiddetta Beat Generation, di cui è sempre stato l’editore di riferimento. A lui si deve anche il merito di aver pubblicato Charles Bukowski, di cui raccolse in volume gli articoli pubblicati nella sua rubrica settimanale “Diario di un vecchio sporcaccione”.

Anche se fu essenzialmente un poeta, Ferlinghetti ha scritto due romanzi, «Lei» e «L’amore ai tempi della rabbia», e due raccolte di testi teatrali, «Routines» e «Unfair Arguments with the Existence». Quasi tutte le sue raccolte di versi sono pubblicate in Italia da Minimum Fax: «Strade sterrate per posti sperduti», «Il senso segreto delle cose», «A Coney Island of the Mind» e il volume «Poesie vecchie e nuove» (che unisce due precedenti raccolte di poesie pensate dall’autore appositamente per Minimum Fax: «Scene italiane» e «Non come Dante»). Negli ultimi vent’anni Ferlinghetti si è dedicato soprattutto alla pittura, esponendo anche in Italia. La mostra antologica «60 anni di pittura» con i suoi dipinti si è tenuta a Roma e Reggio Calabria nel 2010. La sua ultima mostra è stata «A Life: Lawrence Ferlinghetti Beat Generation, ribellione, poesia», allestita al Museo di Santa Giulia a Brescia dal 7 ottobre 2017 al 14 gennaio 2018, che ha messo in luce l’importanza della figura di Lawrence Ferlinghetti nel panorama letterario degli anni Cinquanta e Sessanta.

Come agitatore culturale e intellettuale, Ferlinghetti ha preso parte alle battaglie politiche del proprio tempo, osservando con sguardo poetico e libertario la rivoluzione a Cuba e in Nicaragua, oppure la sua degenerazione nella Russia sovietica. Uno dei suoi libri più recenti in italiano è «Scrivendo sulla strada. Diari di viaggio e di letteratura» (Il Saggiatore, 2018), che raccoglie i diari scritti durante più di cinquant’anni di corse su navi, aerei, treni a vapore, furgoncini Volkswagen. Pagine che compongono un’unica opera-mondo, in cui si incontrano personaggi come Fidel Castro, scrittori e poeti come Ezra Pound, William Burroughs e lo stesso Allen Ginsberg; un interminato viaggio omerico dalla Parigi della nostalgia all’Italia delle radici, da una Russia kafkiana, osservata a bordo dell’Orient Express, a un Messico notturno, ubriaco ed esuberante, dai motel dell’America on the road fino a Marrakech, all’Australia, alla Spagna franchista.

 

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