Supermario dribbla la giustizia penale: sarà la dark room della maggioranza

Mario Draghi
L’ex governatore della Bce chiede unità contro la pandemia e annuncia interventi immediati (solo) sulla giustizia civile
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Poche parole. Poche rispetto alla portata del problema. Mario Draghi parla sì di giustizia, ma solo a proposito del settore civile. Cita l’efficienza dei tribunali, lo «smaltimento dell’arretrato», i «posti vacanti del personale amministrativo» che vanno coperti. Insomma, la scossa che ci chiede «l’Unione europea». Ma non la soluzione al rebus del penale. Né la formula magica per risvegliare la prescrizione dall’incantesimo di Bonafede. Solo un accenno fugacissimo, alla fine, sulla necessità di rafforzare la lotta alla corruzione. Siamo sempre e solo ai titoli delle «Country Specific Recommendations» rivolte dalla Commissione Ue all’Italia sulla giustizia. Nient’altro. Scelta strategica, che si rivela in tutta la sua necessaria prudenza poco dopo, nel dibattito in Aula. La senatrice cinquestelle Agnese Gallicchio così risponde all’eleganza del premier: «Voglio essere molto chiara, quella di oggi non è una fiducia in bianco: il Movimento non è disposto a fare passi indietro su reddito di cittadinanza e riforma della prescrizione da noi varata». Ecco il tono: non ti azzardare. Draghi lo ha fiutato e ha evitato, forse con saggezza, forse con un po’ d’astuzia, di farsi impallinare al primo colpo.

IL DISARMO TEMPORANEO SULLA PRESCRIZIONE

Però il vuoto resta. È pesante come un non detto. Un’omissione fatale, cioè necessaria. Il punto è capire quanto potrà reggere. Quanto l’elusione del conflitto potrà essere adottata da Marta Cartabia, guardasigilli accolta con grande fiducia innanzitutto dall’avvocatura e, nelle ultime ore, dal Parlamento. In mattinata il capogruppo di Italia viva Ettore Rosato, prima ancora che parli Draghi, conferma in un’intervista ad Affaritaliani. it la disponibilità a ritirare il “Lodo Annibali”, l’emendamento al Milleproroghe che avrebbe congelato la prescrizione di Bonafede. Giuseppe Brescia, presidente grillino della commissione Affari costituzionali, dove quelle proposte avrebbero dovuto essere discusse domani, conferma la tregua: «Il Movimento andrà avanti compatto sulla riforma della prescrizione: la sede per discuterla sarà la commissione Giustizia della Camera, l’hanno capito anche i nemici più ostili». Dunque «non ci saranno sorprese nel Milleproroghe». Se ne parlerà a inizio marzo, al più tardi, con l’esame del ddl penale. A quel punto Enrico Costa di Azione, gli stessi renziani, Forza Italia, la Lega tenteranno di nuovo di congelare la legge pentastellata. Anzi, il responsabile Giustizia degli azzurri, Francesco Paolo Sisto, conferma al Tg1 quanto anticipato al Dubbio: «Non ritiriamo il nostro emendamento , ma sarà l’interlocuzione con Marta Cartabia, ministro di serie A, a dirci quale sarà la migliore soluzione».

LA TERZA VIA DI PERANTONI: SI DISCUTA SENZA FORZATURE

 

In commissione Giustizia c’è un altro presidente pentastellato, Mario Perantoni, avvocato penalista di Sassari, considerato rigido su alcune posizioni ma corretto e disponibile al dialogo persino dai “nemici” di Italia viva. Traccia una linea che sulla giustizia penale può essere un grande assist per Cartabia: «Draghi ha fatto bene a inserire tra le priorità la riforma della giustizia civile, da lì passa la ripresa del sistema- Italia, è un obiettivo condiviso e già perseguito dal precedente governo». È la premessa. Riguardo la «non meno importante riforma penale», aggiunge Perantoni, «interpreto il silenzio di Draghi come una precisa scelta di investire pienamente il Parlamento». Cioè la sua commissione. E quindi, «per costruire un percorso veloce e virtuoso, occorre senz’altro uno spirito collaborativo, senza polemiche e attacchi strumentali, nel rispetto dei ruoli di ciascuno: conterà la responsabilità di tutte le forze politiche. A questo punto non si tratta di vincere o perdere una partita ma di farne uscire vincente il Paese. Mi auguro che tutti i protagonisti saranno all’altezza del compito». Discorso da uomo delle istituzioni. Appello che sembrerebbe lasciar intravedere una disponibilità a mettere in gioco qualcosa, sulla giustizia penale, persino da parte dei 5s. Certo un tono assai meno da duello western rispetto quello pre- minatorio della senatrice Gallichio. Ci sono le diplomazie al lavoro. C’è una ministra che evita di confondere, e che forse interverrà dopo la fiducia di oggi alla Camera, in tempo per sminare del tutto l’esame del Milleproroghe ( che lunedì mattina dovrà essere pronto per l’Aula). C’è un Draghi che non sfiora l’ordigno e qualche parlamentare di buona volontà che dà esempio di virtù diplomatica. Ma la sensazione resta: la giustizia penale potrebbe anche non essere un “fight club”, uno sfogatoio, ma rischia di restare comunque una dark room, un luogo virtuale di cui non si parla, o si parla poco e con toni allusivi. Non il massimo, ma è un esercizio dialettico forse inevitabile.

I PENALISTI DI ROMA: I PROBLEMI RESTANO

 

Anche se l’avvocatura non farà finta di nulla. Lo lascia intendere il presidente della Camera penale di Roma Vincenzo Comi, leader dei penalisti nell’ufficio giudiziario più grande e congestionata d’Europa: «Tra i molti temi toccati la grande assente è la giustizia penale. Il primo ministro ha ritenuto di non affrontare la questione nel richiedere la fiducia alle Camere.

Tema divisivo che comunque si impone in tutta la sua attualità con i problemi e le contraddizioni vissuti tanto da operatori del diritto e cittadini» Comi fa un breve elenco: «Il nodo sulla prescrizione, i tribunali in tilt dall’inizio della pandemia, il processo penale telematico adottato più per necessità che per coscienza, udienze rinviate e processi infiniti, la situazione emergenziale in cui versano le carceri, la riforma dell’ordinamento giudiziario, l’accesso alle professioni legali». Sono «problemi sotto gli occhi di tutti», ma «Draghi rimanda l’approccio politico». Infatti.

LE SCADENZE DI CARTABIA, LE FRASI TESTUALI DI DRAGHI

 

È un’incognita che pesa. Che peserà cioè sulla guardasigilli Cartabia. D’altra parte il redde rationem sulla prescrizione è rimandato di poco: Forza Italia aspetta un segnale per deporre temporaneamente le armi. E sarà appunto la guardasigilli a doverlo dare. Lì si intuirà meglio la rotta. Oltretutto Cartabia, seppure si limitasse, per ora, a impegnarsi per un lavoro condiviso sul ddl penale ( basterebbe, in fondo), dovrebbe essere più specifica di qui a una decina di giorni al massimo, all’atto del suo primo passaggio istituzionale: l’esposizione delle linee programmatiche nelle commissioni Giustizia di Camera e Senato.

È in fondo quello il tornante che Costa, Sisto, Annibali e i leghisti aspettano per capire se possono rimettere nella fondina i revolver. Nella commissione presieduta da Perantoni e in quella del Senato che vede al vertice il leghista Andrea Ostellari, la ministra sarà necessariamente più specifica rispetto all’elegante dribbling del premier.

Che poi va riportato: perché per quanto breve, per quanto silenziosa sul penale, la parte che Draghi ha riservato alla giustizia non è così priva di spunti: «Le azioni da svolgere sono quelle che si collocano all’interno del contesto e delle aspettative dell’Unione europea», ha premesso testualmente il Capo del governo nel suo discorso. «Nelle Country Specific Recommendations indirizzate al nostro Paese negli anni 2019 e 2020, la Commissione, pur dando atto dei progressi compiuti negli ultimi anni, ci esorta: ad aumentare l’efficienza del sistema giudiziario civile, attuando e favorendo l’applicazione dei decreti di riforma in materia di insolvenza, garantendo un funzionamento più efficiente dei tribunali, favorendo lo smaltimento dell’arretrato e una migliore gestione dei carichi di lavoro, adottando norme procedurali più semplici, coprendo i posti vacanti del personale amministrativo, riducendo le differenze che sussistono nella gestione dei casi da tribunale a tribunale e infine favorendo la repressione della corruzione». Tutto condivisibile, e qualcosa davvero è già sui binari, come i decreti sulla crisi d’impresa e sull’insolvenza.

Ma c’è quella piccola frase finale: rafforzare il contrasto della corruzione. Come a dire: non tutto quanto fatto da Bonafede è da rimettere in discussione. Persino nella “spazzacorrotti” qualcosa forse va salvato. Di nuovo: la giustizia penale ci sarà. Ma se ne tratterà sottovoce. Come una dark room. Chi ha idee migliori, si faccia avanti.

 

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