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Secondo il gup, «l’accusa a Palamara è poco chiara»

Il gup Piercarlo Frabotta ha invitato i pm ad essere più precisi nel capo di imputazione relativo alla «corruzione per l’esercizio della funzione». In particolare, non sarebbe chiaro il ruolo avuto da Palamara nell’affidamento degli incarichi al Csm quando non era consigliere a Palazzo dei Marescialli ma pm della Procura di Roma.
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«Abbiamo sempre rispettato il lavoro della Procura ma da tempo sosteniamo l’indeterminatezza dell’accusa», ha dichiarato ieri l’avvocato Benedetto Marzocchi Buratti, difensore di Luca Palamara, al termine dell’udienza preliminare in corso a Perugia nel procedimento a carico dell’ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati, il sindacato delle toghe. Il gup Piercarlo Frabotta ha invitato i pm ad essere più precisi nel capo di imputazione relativo alla «corruzione per l’esercizio della funzione». In particolare, non sarebbe chiaro il ruolo avuto da Palamara nell’affidamento degli incarichi al Csm quando non era consigliere a Palazzo dei Marescialli ma pm della Procura di Roma.

Secondo l’accusa, il magistrato era “a disposizione” dell’imprenditore Fabrizio Centofanti. Alla prossima udienza, in calendario il 22 febbraio, dovranno essere affrontate altre questioni, come le costituzioni di parte civile e la competenza territoriale. La difesa di Palamara punta a spostare il processo a Trapani: la prima corruzione riguarda, infatti, un viaggio, pagato da Centofanti, a Favignana. Il gup Frabotta alla scorsa udienza aveva anche riunito il procedimento di Palamara con quello che vede coinvolto l’ex procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio. Per i magistrati umbri l’ex pg avrebbe aver rivelato a Palamara notizie coperte dal segreto.

Tornando a Palamara, in questi giorni in tour per la presentazione del suo libro- intervista “Il Sistema”, domenica sera dallo studio di Non è l’Arena su La7 è tornato sulla nomina del procuratore di Roma, invitando l’ex pm di Mani Pulite Piercamillo Davigo, già consigliere del Csm, ad indicare il motivo per il quale inizialmente votò in Commissione incarichi direttivi Marcello Viola per poi cambiare idea votando Michele Prestipino che, all’epoca, non era stato neppure proposto. Sul fronte associativo, infine, si segnala lo scorso fine settimana la decisione, attesa da mesi, dell’Anm di acquisire le ormai “mitiche” chat di Palamara. Estrapolate dal cellulare del magistrato a maggio del 2019 dal Gico della finanza, sono state “pidieffate” in circa 60mila pagine. La lettura delle chat, per accertare eventuali violazioni deontologiche, verrà effettuata dai probiviri dell’Anm recentemente nominati. L’Anm «respinge l’immagine della magistratura restituita dal libro intervista di Palamara da molti giorni amplificata da articoli di stampa e trasmissioni televisive, ferma la necessità di procedere rapidamente e nel rispetto delle garanzie all’accertamento dei fatti», ha fatto sapere quindi sapere il Comitato direttivo centrale dell’Anm dopo aver dato il via libera all’acquisizione delle chat. La Procura generale della Cassazione era stata la prima ad avere le chat ed aveva creato una apposita task force per la loro lettura. Al momento sono una decina i procedimenti disciplinari aperti in conseguenza di frasi estrapolate dalle chat. Anche il Csm è in possesso delle chat. La lettura a piazza Indipendenza avviene di volta in volta da parte delle Commissioni competenti. Le pratiche aperte sono un centinaio e riguardano i profili di incompatibilità ambientale. Tranne la Procura generale, sia l’Anm che il Csm non hanno un criterio di valutazione predeterminato.

 

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