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Covid, nella seconda ondata morte quasi 50mila persone

Un quinto dei decessi in Lombardia. Durante la prima ondata sono state 34.278 le vittime
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Quasi cinquantamila morti nella seconda ondata di Covid-19 in Italia: è quanto emerge dal rapporto sulle caratteristiche dei pazienti deceduti per aver contratto il virus stilato dall’Iss, con gli aggiornamenti al 27 gennaio scorso. Sono 49.274, in totale, i decessi registrati nel periodo ottobre-gennaio, un quinto dei quali (9.704) è avvenuto in Lombardia.  Durante la prima ondata, invece, sono state 34.278 le vittime.

Secondo il report, la pandemia può essere divisa in tre fasi: la prima ondata (marzo-maggio 2020), la fase di bassa incidenza (giugno-settembre 2020 ) e la seconda ondata (ottobre 2020-gennaio 2021), quest’ultima ancora in corso. L’età media dei pazienti deceduti e positivi è 81 anni. Le donne decedute sono 37.295 (43,7%). L’età mediana dei pazienti deceduti positivi è più alta di oltre 30 anni rispetto a quella dei pazienti che hanno contratto l’infezione (età mediane: pazienti deceduti 83 anni – pazienti con infezione 48 anni). Le donne decedute dopo aver contratto infezione  hanno un’età più alta rispetto agli uomini (età mediane: donne 86 anni – uomini 80 anni).

 

La distribuzione dei decessi secondo l'ultimo rapporto Iss
La distribuzione dei decessi secondo l’ultimo rapporto Iss

 

Dati demografici

 

L’andamento dell’età media dei pazienti deceduti positivi al Covid per settimana di calendario, a partire dalla 3° settimana di febbraio 2020 è andata sostanzialmente aumentando fino agli 85 anni (1° settimana di luglio) per poi calare leggermente. Al 27 gennaio 2021 sono 941, dei 85.418 (1,1%), i pazienti deceduti positivi di età inferiore ai 50 anni. In particolare, 234 di questi avevano meno di 40 anni (138 uomini e 96 donne con età compresa tra 0 e 39 anni). Di 52 pazienti di età inferiore a 40 anni non sono disponibili informazioni cliniche; degli altri pazienti, 147 presentavano gravi patologie preesistenti (patologie cardiovascolari, renali, psichiatriche, diabete, obesità) e 35 non avevano diagnosticate patologie di rilievo.

Sulla base delle cartelle cliniche di 6381 deceduti, il numero medio di patologie osservate è di 3,6 (mediana 3, Deviazione Standard 2,1). Complessivamente, 196 pazienti (3,1% del campione) presentavano zero patologie, 772 (12,1%) presentavano una patologia, 1185 (18,6%) presentavano due patologie e 4.228 (66,3%) presentavano tre o più patologie.

Patologie preesistenti in un campione di deceduti

 

Prima del ricovero in ospedale, il 21% dei pazienti deceduti positivi seguiva una terapia con Ace-inibitori e il 13% una terapia con Sartani (bloccanti del recettore per l’angiotensina). Nelle donne (2.546) il numero medio di patologie osservate è di 3,8, negli uomini (3.835) il numero medio di patologie osservate è di 3,5. Le più comuni patologie croniche preesistenti nei pazienti deceduti sono state distinte in 4 fasce di età (16-59, 60-69, 70-79, 80+ anni). Le prevalenze di Cardiopatia ischemica, Fibrillazione atriale, Scompenso cardiaco, Ictus, Ipertensione arteriosa, Demenza, Insufficienza renale cronica, Insufficienza respiratoria aumentano con le età; diminuiscono, invece, con l’avanzare dell’età, le prevalenze di Epatopatia cronica, delle patologie per cui è necessaria la Dialisi, di Infezione da Hiv e di Obesità; per Diabete, Bpco e Tumore si riscontra una diminuzione solo nell’ultima fascia di età in controtendenza alla generale crescita con l’età; per Malattie autoimmuni, al contrario, si riscontra un aumento solo nell’ultima fascia di età in controtendenza alla diminuzione con l’età. Per quanto riguarda il numero di patologie, la prevalenza di coloro che hanno tre o più patologie aumenta con le età, mentre diminuiscono con le età le prevalenze di coloro che hanno meno di tre patologie. Per tutte le patologie considerate il trend è statisticamente significativo.

 

Diagnosi di ricovero in un campione di deceduti

 

Nel 90,7% delle persone decedute e di cui sono state analizzate le cartelle cliniche (6.381) nella diagnosi di ricovero erano menzionate condizioni (per esempio polmonite, insufficienza respiratoria) o sintomi (per esempio, febbre, dispnea, tosse) compatibili con Sars-CoV-2. In 554 casi (9,3% ) la diagnosi di ricovero non era da correlarsi all’infezione. In 77 casi la diagnosi di ricovero riguardava esclusivamente patologie neoplastiche, in 184 casi patologie cardiovascolari (per esempio infarto miocardico acuto-Ima, scompenso cardiaco, ictus), in 74 casi patologie gastrointestinali (per esempio colecistite, perforazione intestinale, occlusione intestinale, cirrosi), in 219 casi altre patologie. Febbre, dispnea e tosse rappresentano i sintomi di più comune riscontro, meno comuni sono diarrea e emottisi. L’8,1% delle persone non presentava alcun sintomo al momento del ricovero.

L’insufficienza respiratoria è stata la complicanza più comunemente riportata nel campione di deceduti per cui sono state analizzate le cartelle cliniche (94,0%), seguita da danno renale acuto (24,4%), sovrainfezione (19,6%) e danno miocardico acuto (10,8%). Nell’intero arco temporale preso in considerazione, aumentano i decessi di persone con 3 o più patologie preesistenti e diminuiscono quelli con meno patologie o nessuna: ciò sembra indicare che nel secondo e nel terzo periodo i decessi riguardano persone più anziane e con una condizione di salute preesistente peggiore rispetto ai decessi relativi al primo trimestre. Estremamente diverso nei tre periodi è anche l’uso di farmaci, con una netta riduzione nell’utilizzo degli antivirali e un aumento nell’uso degli steroidi nel secondo e terzo periodo.

 

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