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Covid, ok del Cts al ritorno a scuola per le superiori

Cts ritorno a scuola
Per il Cts le scuole superiori possono tornare in presenza nella misura del 50% e fino al 75%. Soddisfatta la ministra Azzolina
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Nella prima giornata di zone rosse, arancioni e gialle cala la curva epidemica del Covid in Italia. I casi di oggi sono 12.145 contro i 16.310 di ieri. Con 211.078 tamponi totali (sono compresi nel computo anche i test antigenici rapidi), quasi 50mila meno di ieri, il tasso di positività (che ieri era al 6,3%) scende al 5,9%. I decessi nelle 24 ore sono 377 (ieri 475), per un totale di 82.17 vittime da inizio epidemia.

Così con la firma del presidente del Consiglio Giuseppe Conte del nuovo decreto della presidenza del Consiglio con le restrizioni anti- contagio da Covid 19 entrato in vigore ieri e il decreto del ministero della Salute l’Italia continua la sua battaglia contro la pandemia.  Il Dpcm proroga lo stato d’emergenza fino al 30 aprile, come anticipato dal ministro Speranza in Parlamento.

Altro capitolo delicato è quello della riapertura delle scuole agli studenti delle superiori. Ieri, su richiesta del ministro della Salute, è arrivato anche il parere del Comitato tecnico scientifico. Per il Cts le scuole superiori possono tornare in presenza nella misura del 50% e fino al 75%. È questo il parere espresso oggi dagli esperti del Comitato tecnico scientifico «incoerenza» con quanto già previsto dal dpcm del 14 gennaio. Il Cts ha anche aggiunto che se per qualche motivo legato alla contingenza i presidenti di regione optassero per una scelta diversa, «dovranno assumersi la responsabilità politica delle loro decisioni».

Soddisfatta la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, che su Facebook ha scritto: «Oggi il Comitato Tecnico Scientifico siè riunito, su richiesta del ministero della Salute, peresprimersi sul rientro in classe di studentesse e studenti dellescuole superiori, previsto dal governo. Ne è emerso un pareremolto netto. Il Cts ha ricordato che le scuole hanno un ruololimitato nella trasmissione del virus. E ribadito – non è laprima volta che lo dice – che l’assenza prolungata da scuolapuò provocare conseguenze gravi nei ragazzi, per gliapprendimenti e per la sfera emotiva e relazionale».

Il tutto nel rispetto di quanto stabilito dal Dpcm. Previsto il divieto di spostamenti tra le Regioni e le province autonome dal 16 gennaio al 5 marzo, salvo per motivi di lavoro, necessità o salute. Istituita, inoltre, una piattaforma informativa nazionale per agevolare la distribuzione delle dosi vaccinali.

Lombardia, Sicilia e la provincia di Bolzano da oggi sono in zona rossa, mentre in area arancione ci sono Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Umbria e Valle D’Aosta. Restano sempre in arancione Calabria, Emilia- Romagna e Veneto. Ma il governatore lombardo Attilio Fontana e il suo collega della provincia di Bolzano Arno Kompatscher hanno annunciato il ricorso al Tar.

Comunque per almeno un altro mese non si potrà uscire dalla propria regione e, in caso di zona rossa e arancione, nemmeno dal proprio comune. Stop all’asporto per i bar senza cucina dopo le 18 ma apertura dei musei nei giorni feriali, nelle zone gialle. Niente apertura degli impianti sciistici. Si dovrà ancora aspettare per palestre e piscine. Prevista anche la possibilità di una “zona bianca”: in caso di basso indice di contagio e bassa incidenza dei contagi potranno essere abolite quasi tutte le restrizioni.

 

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