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Il procuratore Liguori: «Viareggio, il magistrato deve spiegare quale verità ha trovato»

Viareggio
Secondo il procuratore di Terni Alberto Liguori in una vicenda come quella di Viareggio sarà chiarito che alcuni reati si sono estinti ma esistono
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«Serve trasparenza. Solo in questo modo si può pensare di restituire ai cittadini la necessaria serenità e l’indispensabile fiducia nella giustizia».

Alberto Liguori, procuratore di Terni, interviene sulle polemiche degli ultimi giorni che hanno accompagnato la decisione assunta la scorsa settimana dalla Corte di Cassazione di dichiarare prescritti gli omicidi colposi per la strage di Viareggio, a seguito dell’esclusione dell’aggravante della violazione delle norme sulla sicurezza nel lavoro. Piazza Cavour ha, poi, rinviato alla Corte d’Appello di Firenze la riapertura dell’appello bis, anche per l’ex amministratore delegato di Fs e Rfi, Mauro Moretti.

Il provvedimento, come si ricorderà, era stato accolto fra le urla di disperazione dei familiari delle 32 vittime. Durissime le critiche anche da parte di numerosi esponenti politici. “Profondamente amareggiato”, si era dichiarato il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani. “È una vergogna”, aveva affermato Matteo Salvini. “In un Paese civile non può esistere che la morte orribile di 32 persone resti senza colpevoli”, era stato il commento del sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti Roberto Traversi, del Movimento 5 Stelle.

Procuratore Liguori, da cittadino, oltreché da magistrato, come giudica queste reazioni?

Premesso che conosco l’accaduto solo dalla lettura dei giornali, credo sia opportuno partire dal dettato costituzionale.

Prego.

Noi tutti, mi riferisco a noi magistrati, abbiamo un obbligo verso il cittadino. E questo obbligo discende proprio dall’articolo 111 della Costituzione, che prevede la motivazione di tutti i provvedimenti giurisdizionali. Ed è un fatto importantissimo che spesso viene sottovalutato e non tenuto in debita considerazione.

E perché questo avviene, secondo lei?

intanto lo strumento di democrazia e di controllo dell’Autorità giudiziaria, autonoma e indipendente, è affidato proprio alla motivazione dei suoi provvedimenti. Questo deve essere ben chiaro.

La mancanza di motivazione è un pericolo? Si potrebbe creare un vulnus?

Mi spiego. La motivazione deve essere resa intelligibile all’esterno.

Certo. Ma è difficile spiegare ai familiari delle vittime di Viareggio che non c’è alcun colpevole.

Lei mi sta domandando come rispondere alla loro sete di giustizia e se questa sete di giustizia è stata soddisfatta o meno?

Esatto.

La cittadinanza di Viareggio ha, al momento, solo un dato a propria disposizione: il fatto si è prescritto.

Questa informazione offre una lettura leggibile all’esterno di quanto accaduto?

Sembra proprio di no.

Ecco, appunto. Le faccio un esempio. Io quando sono arrivato alla Procura di Terni ho trovato molti fascicoli per omicidi colposi che si erano prescritti. Ho scritto alla stampa per spiegare cosa era accaduto. Non spettava a me verificare come mai fosse successo, ma era giusto informare la cittadinanza del perché i fascicoli si erano prescritti.

Qui, però, si entra nel campo della responsabilità professionale. Un terreno minato.

Possiamo anche affrontare il tema del decorso del tempo. Quanto tempo ha “consumato” il pm e quanto il giudice. Ma qui ci sono in gioco anche gli indirizzi di politica giudiziaria da parte del legislatore.

Torniano, allora, alla motivazione.

Noi motiviamo i nostri provvedimenti. In America no. Se un cittadino americano vuole che il provvedimento del giudice sia motivato deve pagare.

Come si lega la motivazione con la prescrizione?

La legge prevede, anche se il fatto è prescritto, se dagli atti emerge la piena responsabilità, che ciò vada indicato.

Quindi anche se l’istituto che presidia il diritto all’oblio impedisce di andare avanti.

Ripeto, le parti offese hanno diritto a una verità processuale per soddisfare quello che viene comunemente definito “diritto soggettivo alla conoscenza”. Il tutto, però, non in “giuridichese” spinto ma in un linguaggio che sia facilmente comprensibile a tutti.

E torniamo alla motivazione come forma di controllo democratico.

Certamente. Nel caso di Viareggio, ma in qualsiasi altro caso, i cittadini che sono parti offese hanno il pieno diritto di conoscere cosa sia successo.

Si potrebbe prevedere una forma disciplinare ad hoc per il magistrato?

In caso di ritardo ingiustificato?

Penso si possa aprire una riflessione in tale senso. Ad esempio per la fase delle indagini preliminari. Il diritto all’oblio va sempre motivato. Anche perché la prescrizione rimane comunque una grande sconfitta da parte dello Stato.

 

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