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Covid in carcere, tensione per i nuovi focolai al Pagliarelli di Palermo e Rebibbia

Dopo gli ultimi focolai oggi nel carcere romano saranno in visita la garante Stramaccioni insieme a quello regionale Anastasìa
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I dati della diffusione del Covid 19 in carcere, sono da aggiornare. Scoppiano nuovi focolai negli istituti penitenziari. L’ultimo focolaio in ordine cronologico si è registrato ieri al carcere siciliano del Pagliarelli con 31 casi di detenuti postivi. Lo ha reso noto la direttrice del penitenziario, Francesca Vazzana. La scoperta è stata fatta mercoledì dopo che uno dei carcerati ha accusato sintomi febbrili. Il tampone ha confermato il sospetto. Pare che il focolaio sia partito tra i detenuti comuni che hanno continuato ad avere i colloqui con le famiglie. Nonostante le raccomandazioni e gli inviti a mantenere le distanze, qualcuno si sarebbe avvicinato alla moglie e ai figli, da qui il passaggio del virus che ha contagiato diversi reclusi. Sono in corso tamponi anche sul personale.

C’è tensione al carcere di Rebibbia nuovo complesso con altri quattro nuovi casi, passando quindi a 39 detenuti positivi. Tensione che si è affievolita grazie all’intervento della garante locale Gabriella Stramaccioni che è andata a far nuovamente visita. Non solo. Oggi, assieme a lei, ci sarà anche il garante regionale Stefano Anastasìa per fare pressione alla Asl locale affinché intervenga con più incisività. «I positivi sono attualmente alloggiati in un reparto che era stato dismesso e che necessitava di importanti interventi di rifacimento – denuncia la garante locale di Roma -, quindi per assurdo le persone che hanno bisogno di maggiori cure e monitoraggio sono alloggiate negli spazi peggiori». Per questo chiede un intervento immediato delle istituzioni preposte per fronteggiare questa situazione difficile, a partire dal rafforzamento del comparto sanitario con la presenza h24 di personale qualificato nei reparti dove sono allocate le persone positive. Una situazione difficile al livello generale sottolineata dall’azione di Rita Berardini, esponente del Partito Radicale, che a causa della crisi di governo ha sospeso lo scipero della fame per mancanza di interlocutori.

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