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de Bertoldi (FdI): «Così M5S e Pd negano ai professionisti il diritto alla salute»

Andrea de Bertoldi, senatore di FdI e primo firmatario del ddl che tutela lo stato di malattia dei professionisti
INTERVISTA AL SENATORE PRIMO FIRMATARIO DEL DDL CHE TUTELA LA MALATTIA DEGLI AUTONOMI. «Sulla legge c’era un’intesa bipartisan, ora pentastellati e dem frenano: vogliono chiedere a Mef e Pa se può creare problemi allo Stato. Ma per riconoscere a un commercialista o a un avvocato il diritto di ricoverarsi senza doversi preoccupare delle scadenze non si deve chiedere il permesso a un funzionario pubblico»
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«Fatemi capire. Eravamo tutti d’accordo. Il ddl sul diritto dei professionisti a essere tutelati in caso di malattia era stato scritto da me, ma lo avevo immediatamente condiviso con la consulta dei parlamentari commercialisti, trasversale e bipartisan. A dicembre sembrava che la procedura deliberante, che consentirebbe di approvare la legge in commissione senza passare per l’aula del Senato, fosse condivisa da tutti, maggioranza compresa. Ora M5S e Pd ci dicono che, dopo aver chiuso le audizioni, dopo che sono scaduti due volte i termini per gli emendamenti, servono altre audizioni ancora: è impossibile non pensare alla malafede e al sabotaggio».

Andrea de Bertoldi, senatore di Fratelli d’Italia e primo firmatario di una legge che sancirebbe anche per il lavoro autonomo il diritto a non subire conseguenze professionali in caso di ricovero: la maggioranza fa dietrofront per evitare che il centrodestra innalzi un trofeo davanti ai professionisti italiani?

Non posso che pensare a questo. Non c’è altra spiegazione. Ieri (martedì, ndr) in commissione Giustizia si sarebbe dovuto decidere di adottare la procedura deliberante. E invece la relatrice Grazia D’Angelo, senatrice del Movimento 5 Stelle, ha sostenuto che se si vuol fare una buona legge si deve ascoltare prima il parere dell’Agenzia delle entrate e di altre pubbliche amministrazioni. Sono sconcertato.

Perché?

Certo che io avrei un’esposizione positiva in più, come primo firmatario, qualora la legge fosse approvata. Ma è anche vero che il segnale di attenzione ai professionisti sarebbe attribuibile a tutti. Ripeto: non ho proposto la legge come se fosse una battaglia solo nostra, solo di Fratelli d’Italia. Sono un commercialista e ho coinvolto prima di tutto gli altri senatori che fanno parte della Consulta dei parlamentari commercialisti. Tra loro il senatore Fenu, capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione Finanze, Steger delle Autonomie, Marino di Italia viva, che è stato presidente della commissione Finanze nella scorsa legislatura, colleghi di Forza Italia e ancora di altri partiti. Una condivisione davvero trasversale. Quindi il merito sarebbe di tutti.

Cosa pensa delle preoccupazioni avanzate dalla senatrice D’Angelo?

Che è impensabile subordinare al permesso di un dirigente pubblico il diritto del professionista a essere tutelato in caso di malattia grave. È assurdo. Non mi interessa se il direttore dell’Agenzia delle entrate verrà in audizione a dirci che non è d’accordo. Che lui può avere problemi se al professionista ricoverato in ospedale viene riconosciuta una proroga dei termini di 45 giorni per l’adempimento di un atto. Se si è ammalati non si può lavorare. Si tratta di un diritto inalienabile, sancito dalla Costituzione. Vale per i lavoratori dipendenti, deve valere anche per i lavoratori autonomi. Punto.

Il M5S parla di conseguenze che ricadrebbero su tutti: Stato, professionisti e cliente.

A dire la verità le conseguenze ci sono ora: se tre giorni prima di una scadenza, il commercialista si ammala, subisce un infortunio grave e non compie un adempimento, ne risponde, paga sanzioni. La proposta di legge invece gli concede fino a 45 giorni di tempo in più dalla fine del ricovero.

Le replicheranno: non possiamo ignorare del tutto le conseguenze per la Pa.

Ma scusi, se un funzionario pubblico si ammala prima di completare e firmare un provvedimento amministrativo, per caso qualcuno mette in discussione il principio di legge per cui viene prima il suo diritto a curarsi e poi il lavoro che doveva finire? Se a causa di un improvviso stato di malattia del magistrato, una sentenza dalla quale il cittadino aspettava di ottenere un risarcimento arriva più tardi, qualcuno discute sul diritto del giudice ad ammalarsi? E allora perché si discute se si tratta del lavoratore autonomo, del commercialista o dell’avvocato? Sa cosa c’è dietro queste obiezioni?

Cosa?

La solita idea che il professionista sia diverso, che il lavoratore sia solo chi è dipendente.

Gli ultimi emendamenti prevedono la remissione in termini anche per l’avvocato ricoverato o costretto a cure domiciliari poco prima della scadenza relativa al deposito di un atto.

Credo si sia trovata la formulazione giusta, messa a punto dai colleghi della Lega fra i quali ci sono valenti avvocati, come il presidente della commissione Giustizia Ostellari e la senatrice Stefani.

Si dovrà audire l’Anm, per dare agli avvocati il permesso di ammalarsi?

Buona battuta. Svela l’assurdità delle obiezioni avanzate dalla maggioranza.

Se salta l’iter veloce, si può mettere in salvo con un decreto almeno il legittimo impedimento per l’avvocato in quarantena?

Lei si riferisce ad altre norme previste negli ultimi emendamenti, depositati l’ 8 gennaio, che non sono stati ancora votati. Noi come opposizione di centrodestra abbiamo tentato di introdurre il legittimo impedimento per l’avvocato in quarantena o in isolamento fiduciario da covid già nel decreto Ristori. Niente da fare. Le risponderei di sì, ma vogliamo considerare gli impedimenti da covid i soli davvero urgenti? Non è altrettanto urgente tutelare il professionista che finisce in ospedale con le gambe rotte perché è stato travolto da un’auto mentre era in scooter?

Il timore che la Pa “soffra” per i diritti riconosciuti ai professionisti affossa anche l’equo compenso?

Direi che con la maggioranza Pd- M5S sarebbe esattamente così. D’altra parte parliamo di un’alleanza di governo capace di imporre alle professioni limiti di reddito per la percezione del bonus non previsti per le altre categorie, di escludere il mondo ordinistico dai finanziamenti a fondo perduto. Ora bloccano il ddl sullo stato di malattia. La verità è che Pd e M5S hanno dichiarato guerra alle professioni. Verso le quali nutrono una evidente, conclamata ostilità.

E Italia viva, visto che siamo in tema?

Mi risulta che il senatore Cucca fosse d’accordissimo sulla procedura deliberante, la sola in grado di accelerare l’iter e assicurare le nuove tutele con la doverosa tempestività. Il problema sono Pd e 5 Stelle. Poi magari la senatrice D’Angelo mi smentirà, farà audizioni lampo e tra una settimana voteremo per la deliberante. Spero di essere smentito ma temo che non sarà così.

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