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Undici miliardi per la Pa, ma per la giustizia solo poche righe. Zanettin: «Una cosa vergognosa»

giustizia
Nelle linee guida del Piano nazionale di ripresa e resilienza la giustizia occupa una manciata di righe
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Undici miliardi e 300mila euro per la pubblica amministrazione. Compresa la giustizia, che nelle linee guida del Piano nazionale di ripresa e resilienza occupa una manciata di righe. È quanto si legge nelle linee guida del piano, il cui impianto è stato consegnato giovedì dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri a Palazzo Chigi, punta tutto sugli investimenti pubblici. E la parola d’ordine, nel capito che contiene anche la questione giustizia, è «digitalizzazione». Un’ossessione del governo, che in tempo di emergenza sanitaria ha trovato la sua ragion d’essere con i tentativi, malriusciti, di remotizzare il processo. E che ha però portato alla ovvia modernizzazione di alcune procedure, come il deposito digitale degli atti, non solo nel civile, ma anche nel penale.

La parte finale della pagina dedicata alla pubblica amministrazione riguarda la giustizia. E ciò che viene individuato come prioritario è, tanto da prevedere una specifica autonomia progettuale, è il potenziamento della «digitalizzazione» e del «capitale umano del sistema giudiziario italiano al fine di accelerare lo smaltimento del pregresso. Tale linea di intervento, che assieme a quello sulla Pa ha un impatto positivo anche sugli investimenti privati e l’attrattività del nostro sistema Paese, deve essere collegata a una strategia ambiziosa e condivisa di riforma della giustizia, da precisare meglio nel merito e nei tempi di attuazione».

Nelle bozze circolate nei mesi scorsi, era emersa la volontà di accorciare del 40 per cento la durata dei processi civili, del 26 per cento quella dei processi penali, con picchi, rispettivamente, del 49 e del 52 per cento in appello. Un capitolo fondamentale, perché è proprio a causa delle lentezze del sistema che gli investitori decidono di virare altrove. E, soprattutto, perché quello stesso sistema, più volte, è finito nel mirino dell’Europa per le sue storture. Dalla lentezza alla incapacità di rispettare principi che rappresentano un cardine per la nostra stessa giurisdizione.

Il governo punta ad una modernizzazione complessiva della pubblica amministrazione, attraverso «il rafforzamento e la valorizzazione delle competenze e la semplificazione dei processi decisionali e autorizzatori», anche attraverso «investimenti nelle infrastrutture digitali, che dotino la Pa di interfacce condivise che consentano di fornire servizi moderni, interoperabili e sicuri». Perciò si punta ad un «cloud nazionale» e alla «effettiva interoperabilità delle banche dati delle Pa», in parallelo e in sinergia con Gaia- X, progetto per lo sviluppo di un’infrastruttura di dati efficiente e competitiva, sicura e affidabile per l’Europa, nel cui ambito «l’Italia intende avere un ruolo di primo piano». Sul punto il governo non è chiaro: sebbene si parli di «riforma strutturale», i contorni verranno precisati «ulteriormente». Lo scopo è, in ogni caso, garantire «l’attuazione dei progetti e completi il percorso delle riforme della pubblica amministrazione degli anni precedenti su alcuni aspetti cruciali». In questo filone viene segnalata la necessità di valorizzare «la dimensione e l’impatto di genere ( ad esempio in relazione allo sviluppo della smart working e all’accesso a posizioni dirigenziali) e quello sui giovani ( ad esempio in relazione al reclutamento straordinario per l’esecuzione del Pnrr)». Il piano ha lasciato insoddisfatta l’opposizione. Con una ferma presa di posizione di Pierantonio Zanettin di Forza Italia, componente della Commissione Giustizia di Montecitorio. «È vergognoso che nelle linee di indirizzo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, sottoposto oggi dal premier Conte ai partiti della sua maggioranza siano dedicate solo due righe, ripeto due righe, alla questione giustizia – ha dichiarato -. La giustizia è uno dei settori in cui l’Europa chiede all’Italia di investire per recuperare un gap storico. Il disinteresse del premier Conte e del ministro Bonafede è quindi ingiustificabile».

 

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