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Federica Dieni (M5S): «Per uscire dalla crisi nessuno è intoccabile, nemmeno Conte»

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Anche i grillini adesso ci pensano: se l’unico ostacolo per uscire dalla crisi è il presidente del Consiglio si può pensare di rimuoverlo. Intervista alla deputata M5S Federica Dieni
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Se l’unico ostacolo per uscire dalla crisi è il presidente del Consiglio si può pensare di rimuoverlo. È questa, in estrema sintesi, la soluzione che comincia a farsi strada tra i cinquestelle per sbloccare lo stallo. In questa fase, «nessuno è intoccabile», dice Federica Dieni, segretario e capogruppo M5S al Copasir. «Dobbiamo portare a casa il Recovery Plan con estrema urgenza e se Renzi è ossessionato dai nomi tanto da far cadere il governo, come extrema ratio si potrebbe pensare di fornire a Italia viva un altro nome del Movimento 5 Stelle come premier».

Onorevole, andiamo con ordine. Cosa sta succedendo in maggioranza? A cosa porterà questa “quasi crisi” di governo?

Ci sono delle richieste avanzate da parte di una forza di maggioranza e siamo in attesa di capire bene quali saranno gli sviluppi di questa situazione. Da parte nostra, come Movimento 5 Stelle, la risposta allo stallo deve essere netta e chiara per spiegare cosa vogliamo per il Paese da qui ai prossimi due anni e mezzo.

Italia viva chiede la revisione del Recovery Plan, l’attivazione parziale del Mes e la cessione della delega ai Servizi attualmente in mano a Conte. Tutti tentativi di creare un incidente o c’è qualcosa di ragionevole nelle richieste di Renzi?

Non sono nella testa di Renzi e non posso escludere che siano solo tentativi per generare una crisi. Però, nel merito, ci sono sicuramente elementi oggettivi da prendere in considerazione.

Quali?

Cedere la delega ai Servizi potrebbe essere opportuno, così come modificare il Recovery Plan, perché alcuni temi dovrebbero ricevere maggiore attenzione nel Piano, mi riferisco soprattutto agli investimenti per lo sviluppo del Mezzogiorno.

Il Sud è assente dal Recovery Plan?

Diciamo che il capitolo Mezzogiorno sarebbe meglio scriverlo a caratteri cubitali, visto che il Sud ha sofferto più di tutti gli effetti della crisi sanitaria e economica. È da qui che deve ripartire il Paese: Meridione, infrastrutture, scuola e cultura.

Non mi ha risposto sul Mes…

Semplicemente perché per noi il Mes non è in discussione, continuiamo a essere contrari all’attivazione di questo strumento che, ricordo, non regala soldi all’Italia ma contribuisce alla creazione di nuovo debito. Ci sono questi 200 miliardi del Recovery? Cominciamo a spendere quelli.

Lei è capogruppo M5S al Copasir, quindi il ragionamento sui Servizi è suo pane quotidiano, perché è importante che Conte ceda a una persona “terza” quella delega?

Perché serve un’attenzione a tempo pieno su certe cose e un presidente del Consiglio già in tempi di “pace” non può garantirla, figuriamoci con una pandemia in corso. Serve una figura che si dedichi totalmente a questo settore, qualcuno di fiducia del premier, anche non espressione dei partiti.

Quindi Renzi ha ragione?

Se la sua richiesta è strumentale per impossessarsi di quella delega, cosa che non escludo, no. La gestione dei Servizi compete comunque al presidente del Consiglio.

Nella migliore delle ipotesi questa crisi terminerà con un “rimpastone” che tenga conto dei mutati rapporti di forza in maggioranza. Quali sono le caselle che siete disposti a cedere?

Aprire una crisi in questa fase storica è una follia, ma se il rimpasto serve a migliorare la squadra penso che anche noi dovremmo sfruttarlo per rinnovare alcune caselle. Dico subito, per prevenire l’eventuale domanda, che non mi appassiona il toto nomi, credo solo che il M5S debba continuare ad avere ministeri di peso, perché è stato un errore cedere per esempio le Infrastrutture nel passaggio da una maggioranza all’altra. Non conta il numero dei dicasteri, conta la qualità.

In realtà, più che a recuperare ministeri, il M5S sarà costretto a cederli. In tanti sono ingolositi, ad esempio, da Via Arenula, attualmente occupata da Alfonso Bonafede. Quella per voi è una casella intoccabile?

Intoccabili sono i nostri temi e i nostri principi. Poi si possono fare ragionamenti complessivi e valutare il da farsi su tutto il resto. Io non cederei la Giustizia a nessun partito, ma persone intoccabili non ce ne sono.

Nemmeno Giuseppe Conte, il vero obiettivo di Matteo Renzi?

Dobbiamo essere tutti grati a Conte per il suo lavoro, si è messo a disposizione del Paese in una delle fasi più difficili della nostra storia. Non a caso è uno dei leader più stimati e apprezzati dagli italiani, e anche per questo non capisco minimamente la mossa di Renzi. Ma visto che bisogna uscire dalle sabbie mobili che rischiano di affossare per lunghissimo tempo la nostra economia, penso che davvero nessuno sia intoccabile. Dobbiamo portare a casa il Recovery Plan con estrema urgenza e se Renzi è ossessionato dai nomi tanto da far cadere il governo, come extrema ratio si potrebbe pensare di fornire a Italia viva un altro nome del Movimento 5 Stelle come premier. Mi auguro con tutto il cuore che non sia necessario, ma per me sono prioritari gli interessi del Paese non i singoli.

E chi potrebbe sostituire Conte a Palazzo Chigi?

L’ho detto prima, i toto nomi non mi appassionano, di certo tra di noi c’è più di una persona ad aver dimostrato di avere le caratteristiche giuste per guidare il Paese.

Si riferisce a Luigi Di Maio?

Non solo.

Tornare al voto è impensabile?

In questo momento mi sembra evidente. C’è una pandemia in corso che ha già determinato il rinvio di alcune elezioni locali, come le Regionali calabresi, c’è il Recovery da gestire e il semestre bianco è alle porte. Sarebbe una follia tornare al voto adesso.

Anche se, quando si apre una crisi, si sa come inizia ma non si sa come finisce…

Senza dubbio, soprattutto senza accordi preventivi. Non si può ingaggiare un braccio di ferro che inevitabilmente porterebbe a una conta disperata in Aula. Mi auguro che le tensioni rientrino e la legislatura arrivi alla fine senza grandi scossoni.

Non è che i parlamentari hanno paura di mettere a rischio il loro seggio?

Un gruppo politico non può temere le elezioni per paura di perdere consenso. Il punto è un altro: un governo in grado di gestire con autorevolezza la situazione serve subito, non tra qualche mese.

 

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