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Covid, un’altra vittima. Bernardini riprende lo sciopero della fame

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Il contagio, seppure diminuito, rimane un'emergenza. Con il rischio di una temuta terza ondata ancora più devastante: c’è urgenza di ricorrere ad ulteriori misure deflattive
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Secondo gli ultimi dati pubblicati al 31 dicembre del 2020, risultano 53.364 detenuti su una capienza regolamentare di 50.562 posti. Ovviamente non vengono tenuti in conto i posti inagibili, quindi il sovraffollamento è nella realtà ben superiore. Altro dato che emerge è il calo di 1004 detenuti rispetto al mese precedente. Un calo, però, leggerissimo. È la dimostrazione che le misure deflattive del decreto Ristori risultano del tutto insufficienti. Come ha detto il Garante Nazionale delle persone private della libertà Mauro Palma in una recente intervista a Redattore sociale, «sempre troppe le persone per quanto la capienza regolamentare ne preveda e la cautela obbligatoria per fronteggiare eventuali focolai di contagio ne richieda. I posti regolamentari e realmente disponibili sono attorno ai 47.000 e questo dato è già di per sé eloquente anche in situazione normale, ancor di più nella situazione in cui stiamo vivendo».

Il contagio, seppur diminuito, ma con nuovi focolai nel contempo, rimane una emergenza in carcere. Emergenza che è destinata ad amplificarsi con la temuta terza ondata. E potrebbe essere ancora più devastante, secondo le opinioni di diversi virologi. D’altronde, anche il 2021 si inaugura con l’ennesimo recluso morto per covid. È deceduto nell’ospedale di Rieti, dopo due settimane di ricovero, un detenuto di 66 anni, il primo nel 2021, il primo dall’inizio della pandemia nel Lazio, il tredicesimo ( in Italia) di questa seconda ondata. A darne notizia è il garante regionale Stefano Anastasìa. «In carcere – denuncia amaramente il garante -, come nelle Rsa, continuano ad accendersi e spegnersi focolai Covid. Non ci stancheremo mai di ripeterlo: nelle carceri, come nelle Rsa, bisognerebbe provvedere alle vaccinazioni in via prioritaria». A proposito del vaccino, ricordiamo che il governo ha recentemente accolto l’ordine del giorno del deputato Riccardo Magi di + Europa. Un po’ modificato, ma comunque impegna il governo a fare una valutazione circa la predisposizione del piano vaccinale nei confronti della popolazione penitenziaria. Per questo, a sua volta, ora il deputato Magi si impegnerà a fare pressione al governo affinché ci sia un seguito.

Nel mentre c’è urgenza di ricorrere ad ulteriori misure deflattive. Questo per garantire distanza fisica e isolamento sanitario. Inizialmente è sembrato che il premier Conte abbia recepito il problema, questo grazie al confronto avuto con Rita Bernardini del Partito Radicale e della presidenza di Nessuno Tocchi Caino. Grazie a quell’incontro, l’esponente radicale ha interrotto il suo sciopero della fame, durato 35 giorni. Niente da fare. Spiazzando i suoi interlocutori, durante la conferenza di fine anno, Conte ha dichiarato che in carcere è tutto sotto controllo. Una doccia fredda soprattutto per tutti quei familiari dei detenuti che hanno i propri cari con patologie fisiche gravi e dove il nuovo coronavirus può risultare letale. Senza la messa in pratica del protocollo sanitario, tutto diventa più rischioso nelle carceri. Non a caso il tasso del contagio è maggiore rispetto a chi vive al di là delle sbarre. A questo punto Rita Bernardini annuncia di riprendere lo sciopero della fame a partire da mezzanotte. Cosa chiede? La liberazione anticipata speciale, passare dai previsti attuali 45 giorni a 75 per tutti quei detenuti che abbiano dimostrato, attraverso la buona condotta intramuraria, di avere intrapreso e di seguire un percorso trattamentale; per tutta la durata dell’emergenza, blocco dell’esecutività delle sentenze passate in giudicato a meno che la Procura valuti che – come ha proposto il procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi – il condannato possa mettere in pericolo la vita o l’incolumità delle persone e allargare la platea dei beneficiari della detenzione domiciliare speciale prevista nel decreto Ristori a coloro che devono espiare una pena, anche se costituente parte residua di maggior pena, non superiore a 24 mesi, e soprattutto senza esclusioni derivanti dal titolo di reato.

 

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