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Sergio Mattarella bacchetta la politica. E la politica applaude senza ascoltare…

Che cosa ha detto davvero il presidente della Repubblica nel suo discorso di fine anno?
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«Parole sante», «lo spirito del Paese», «la via da percorrere», «grazie». Le congratulazioni al Presidente della Repubblica per il discorso di fine anno si sprecano. Da destra a sinistra, dall’opposizione ai partiti di governo, tutti si dicono in sintonia con quei 13 minuti e 58 secondi di parole pronunciate da Sergio Mattarella a reti unificate.

Un discorso sobrio, senza poltrone, atteso da oltre 15 milioni di italiani che si sono piazzati davanti a uno schermo per cercare un conforto, leggere un segnale di rinascita, anche impercettibile. E nonostante l’euforia di tutti i leader politici, di segnali il Capo dello Stato ne invia più d’uno ai partiti, di governo e di minoranza, più intenti a giocare di tattica che a pensare alla gestione della crisi economica e sanitaria. Perché con una pandemia che ha messo in ginocchio l’economia e spezzato troppe vite «ora dobbiamo preparare il futuro. Non viviamo in una parentesi della storia. Questo è tempo di costruttori», dice Mattarella. Il Presidente prova a tenersi il più possibile alla larga dalla guerra di logoramento che rischia di far saltare la maggioranza, aprendo una crisi di governo dagli esiti incerti. Ma non può mettere la testa sotto la sabbia davanti alla litigiosità sterile delle forze politiche.

E in quel riferimento ai «costruttori», contrapposti ai «rottamatori», non è difficile intravedere un messaggio rivolto a Matteo Renzi, il leader di Italia Viva, ex segretario rottamatore del Pd, che da mesi tiene Giuseppe Conte ( non esente da critiche presidenziali) sulla graticola. Già nelle scorse settimane, del resto, il Quirinale aveva fatto sapere a chi tramava per sostituire il presidente del Consiglio con un altro premier, e un’altra maggioranza, che un’eventuale crisi di governo avrebbe avuto come unico sbocco le elezioni. E visto che la “minaccia” non aveva sortito alcun effetto, il Capo dello Stato torna alla carica, utilizzando argomentazioni differenti. Perché la posta in gioco è troppo alta per trastullarsi in inutili guerre di posizione, «i prossimi mesi rappresentano un passaggio decisivo per uscire dall’emergenza e per porre le basi di una stagione nuova. Non sono ammesse distrazioni. Non si deve perdere tempo», ammonisce il Presidente della Repubblica, riferendosi non solo alle imboscate renziane più o meno palesi, ma anche ai tranelli orditi nell’ombra dagli altri partiti di governo: Pd e Movimento 5 Stelle in testa. «Non vanno sprecate energie e opportunità per inseguire illusori vantaggi di parte. È questo quel che i cittadini si attendono», aggiunge Mattarella, prima di rivolgersi anche altra parte dell’emiciclo, dove siedono le opposizioni.

«La sfida che è dinanzi a quanti rivestono ruoli dirigenziali nei vari ambiti, e davanti a tutti noi, richiama l’unità morale e civile degli italiani. Non si tratta di annullare le diversità di idee, di ruoli, di interessi ma di realizzare quella convergenza di fondo che ha permesso al nostro Paese di superare momenti storici di grande, talvolta drammatica, difficoltà. L’Italia ha le carte in regola per riuscire in questa impresa», insisite il Capo dello Stato, pensando alla grande sfida economica rappresentata dal Recovery Plan da definire per consentire all’Italia di accedere ai prestiti europei per la ripartenza. Ma per farlo, serve «serietà, collaborazione, e anche senso del dovere».

Insomma, ognuno si assuma le proprie responsabilità davanti al Paese e davanti alla storia, è il messaggio del Presidente alla politica, che però non sembra aver colto in pieno il significato dell’appello. Almeno a giudicare dai commenti entusiasti di gran parte dei capi partito. Ognuno, come spesso accade il 31 dicembre, seleziona con cura i passaggi del discorso presidenziale da valorizzare, quelli che in genere suonano come una stoccata all’avversario o al vicino di banco.

Giuseppe Conte, ad esempio, tra i tanti passaggi di Mattarella preferisce «quello in cui ha ricordato gli sforzi profusi dal nostro Paese per promuovere una solidarietà europea contro questa emergenza e il grande merito dell’Unione europea di non aver mancato il suo appuntamento con la storia. È stata la solidarietà, nazionale e internazionale, a portarci fin qui, alle porte della rinascita». Matteo Salvini, invece, si compiace per «la richiesta di più attenzione e più aiuti concreti per i disabili» e Giogia Meloni si dice disponibile a fare la sua parte, a patto che il governo faccia la sua: «Definisca subito il piano e lo sottoponga al Parlamento, alle Regioni e alle forze sociali. Se non è in grado tolga il disturbo e lasci che il 2021 sia anche l’anno in cui gli italiani possano tornare a scegliersi un governo all’altezza delle sfide che ci attendono».

E se Zingaretti e Di Maio si limitano a ringraziare Mattarella per le parole proncunciate e la strada indicata, come se i moniti del Colle non riguardassero pure loro, Renzi non si sente nemmeno sfiorato dall’appello all’unità di Mattarella. «Le parole del Presidente rappresentano totalmente lo spirito di un Paese ferito ma pronto a ripartire», dice il leader di Italia Viva. «Il richiamo di Mattarella alla scienza e all’Europa mostra con chiarezza i due pilastri che permetteranno di uscire dal tunnel della pandemia: i vaccini e l’aiuto economico comunitario». La parte sui «costruttori» e sugli «illusori vantaggi di parte» deve essergli completamente sfuggita. Per ora il 2021 comincia come era finito il suo predecessore.

 

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