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Il rischio crisi, il Covid. Il reset che urge

Il 2021 non potrà che essere l’anno della ricostruzione. Servirà una unità di intenti che dovrà essere la più ampia possibile che agisca da frangiflutti alla pandemia
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Dopo quella inglese, la variante italiana. E poi che altro? Quante giravolte, quante mutazioni, quante metamorfosi della pandemia ci attendono? Il virus cambia forma mentre aerei e tir scaricano le vagonate di dosi di vaccino che dovranno salvaguardare milioni di italiani e riconsegnare loro una prospettiva di futuro. Sarà la più importante e pervasiva vaccinazione di massa dell’era moderna: una sfida che coinvolgerà istituzioni, leaders, comuni cittadini.

La realtà è che il Covid ha non solo aggredito, quasi sgretolandolo, il pilastro su cui si regge la civiltà moderna: la socialità di massa. Soprattutto ne ha squadernato il punto nevralgico e indifeso: l’insussistenza del limes, dei confini nazionali oltre che di quelli privati. In un batter d’occhio la malattia si è propagata in tutto il mondo e si è incuneata dentro di noi senza apparente possibilità di fronteggiamento. E’ una novità che rovescia il nostro modo di concepire tempi e modi d’azione, che resetta mentalità e atteggiamenti. Impartisce una lezione che dovremmo tenere bene a mente. Se il virus si è diffuso come un’inarrestabile e generalizzata marea, altrettanto generalizzata e universale deve essere la risposta.

L’idea che ci siano interessi, di Stati o di gruppi specifici, che agiscano come monadi al di fuori di una strategia complessiva e concordata e che ritengano in questo modo di vincere la partita, è inverosimile e irrealistica. Il Covid ha alzato il velo su uno scenario in cui possibili difese “individuali” non hanno agibilità. E’ una lezione che ci deve essere ben chiara nei dodici mesi che stanno per cominciare. Il 2021 non potrà che essere l’anno della ricostruzione. Serviranno materiali nuovi, soprattutto a livello mentale. Servirà una unità di intenti che dovrà essere la più ampia possibile che agisca da frangiflutti alla pandemia. L’Italia non può essere da meno di altri Paesi, la zavorra che rallenta il gruppo. In queste ore tornano a soffiare venti di crisi. Può essere che il governo Conte abbia bisogno di uno scrollone per muoversi con più concretezza. Può senz’altro essere che gli appelli ad evitare gesti irresponsabili siano fondati. Quel che conta è che tutti gli attori in campo si muovano avendo ben presente le conseguenze delle loro azioni.

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