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Un teatro “Zona rossa” con sei protagonisti da remoto

teatro zona rossa
Sei artisti si sono trasferiti al Teatro Bellini di Napoli per creare uno spettacolo, vivendo in quegli spazi senza uscire
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Anche il Teatro Bellini si autoproclama “Zona Rossa” a cui si accede in remoto, notte e giorno, mediante collegamento in streaming.

Sei artisti tra i più interessanti della scena contemporanea – due drammaturghi/ registi, due attori, e due attrici – si sono trasferiti al Teatro Bellini per creare uno spettacolo, che chissà quando si potrà vedere, vivendo in quegli spazi senza uscire. “Zona rossa” è il titolo del progetto ideato da Daniele Russo e Davide Sacco, con Alfredo Angelici, Federica Carruba Toscano, Pier Giuseppe di Tanno, Licia Lanera, Pier Lorenzo Pisano, Matilde Vigna, realizzato e prodotto da Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini.

Le prove si possono seguire in diretta sul canale youtube del teatro stesso; alla regia di questo spettacolo in progress c’è Licia Lanera. I protagonisti hanno trasformato i camerini in camere da letto e il bar in una sala “ricreazione”. Gli artisti lavorano allo spettacolo senza mai uscire dal teatro, feste comprese. «Abbiamo creato la nostra Zona Rossa – spiegano gli ideatori – imposta da questa attualità: è un’installazione, una performance, una provocazione, un manifesto che prima o poi diventerà uno spettacolo. La produzione passa attraverso un percorso creativo originale, condiviso dagli artisti tra di loro e tra gli artisti e il pubblico, mediante l’utilizzo dello streaming».

In un periodo ormai fin troppo lungo (la programmazione è ferma dal 22 febbraio), diventato particolarmente difficile per la cultura e per lo spettacolo dal vivo, con i teatri chiusi e gli artisti privati di qualsiasi possibilità di incontro con il pubblico. “Zona Rossa” può apparire una sorta di una provocazione ma è sicuramente un’azione creativa e priva di qualsiasi elemento di retorica.

L’assenza dalle scene, il buio totale rispetto a qualsiasi ripresa delle attività del settore provoca grande disagio e incertezza sul futuro dei tantissimi artisti e lavoratori dello spettacolo. Da alcuni giorni, però, gli artisti del Teatro Bellini faranno non solo quello che fanno di solito in una sala – creare, provare e lavorare – ma si fermeranno anche a mangiare e a dormire, vivendo in simbiosi, senza mai uscire e ripresi dalle telecamere durante le prove, in un vero e proprio lockdown dentro il Teatro.

È una casa del teatro e non sarebbe corretto chiamarlo “Grande Fratello” perché qui la compagnia lavora ad uno spettacolo, ad un processo creativo, ed è sicuramente un esperimento originale. Si mette in gioco il mestiere, la sapienza attoriale, la capacità di elaborare e costruire uno spettacolo chiusi in teatro. Le telecamere non riprendono 24 ore su 24 ma solo durante le prove.

Dunque gli spettatori potranno avere accesso alla sala, grazie agli appuntamenti settimanali di approfondimento in collegamento web, potranno assistere al processo creativo della messa in scena, ai momenti di lavoro con gli altri professionisti che collaborano alla realizzazione dello spettacolo. Come in una casa di vetro si potrà osservare e discutere con gli stessi artisti stessi. «Una dinamica produttiva “inconsueta” che andrà avanti, dal vivo, fino a quando non arriverà il Dpcm che stabilisce – scrivono Daniele Russo e Daniele Sacco – che si può di nuovo vivere e programmare, che si possono rimettere le radici nel presente: fino a quando lo spettacolo al quale stanno lavorando non potrà essere presentato ad un pubblico dal vivo. E questo, accadrà una sera sola, come troppo spesso accade a molti progetti».

Fino ad allora la compagnia resterà e continuerà a provare, fino a quando trasuderà, anche a distanza, tutta quella passione, fatica, speranza e incertezza che accompagnano uno spettacolo teatrale. Lavoreranno su Zona Rossa soltanto un mese? Lo faranno per 4 mesi? «Al momento nessuno può saperlo. L’unica certezza è che non appena il Dpcm lo permetterà, si andrà immediatamente in scena. Come ogni sera. Perché gli artisti, i tecnici e tutti coloro che insieme, come eterogenei pezzi di un puzzle compongono il Teatro, sanno che da sempre e nonostante tutto si andrà in scena».

A proposito di Zona Rossa, scrive la regista e attrice, Licia Laneri: «Ho usato un’infinità di volte l’espressione: “il teatro è la mia casa”. Se ciò che dico e ridico, che scrivo e riscrivo è vero, Zona rossa è il mio posto. Dopo tanta lontananza, vado a fare il pieno di teatro, vado a fare il pieno di vita, dunque. Fuori il mondo è brutto, ci sono le file davanti ai negozi, c’è il covid, lo sconforto di un anno desolato, le bollette da pagare, gli orecchini in regalo a Natale (ma quante volte vi devo dire che non ho i buchi?). Dentro invece ci può essere il mondo che voglio, basta inventarlo. Il teatro è la mia casa, dal 20 dicembre sto abitando a Napoli, in via Conte di Ruvo 14».

 

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