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Ancora troppi contagi in carcere: nuovi focolai a Bologna e a Padova

Il Covid ha colpito 1030 detenuti (compresi quelli al 41 bis) e 824 agenti di polizia penitenziaria
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Se da una parte i focolai nelle carceri si ritraggono, dall’altra si espandono. Non c’è pace in questa seconda ondata dove il Covid 19 non ha risparmiato nessuna tipologia di detenzione in carcere, perfino i luoghi considerati “sicuri” come il regime del 41 bis. I dati sono aggiornati a lunedì scorso. Ieri il Dap li ha inviati ai sindacati della polizia penitenziaria entrando nel dettaglio. Sono 1030 detenuti positivi al Covid, con nuovi focolai in diverse carceri. Abbiamo quello di Bologna con 67 casi di positività, tra i quali tre sono finiti in ospedale. Cresce il numero dei positivi al carcere di Sulmona con 89 casi, di cui dieci di loro sono ospedalizzati. C’è il carcere Due Palazzi di Padova dove il focolaio, individuato da poco, risulta coinvolgere 29 detenuti. Ma i numeri sono destinati a crescere, tant’è vero che i positivi li stanno spostando tutti al primo piano. Un nuovo e importante focolaio riguarda anche il carcere di Trieste con 71 detenuti positivi al coronavirus. Da ricordare che siamo giunti – secondo le notizie emerse finora – a nove detenuti morti per covid, tra i quali due di loro erano al 41 bis. Ma il contagio riguarda anche gli agenti penitenziari che, sempre secondo i dati di lunedì sera, sono arrivati a 824 casi di positività. Proprio sabato scorso, è deceduto nel reparto covid dell’ospedale civile di Maddaloni, dov’era ricoverato da circa un mese, un altro Poliziotto penitenziario. Si tratta di un Assistente Capo, S. S., di 57 anni, in servizio presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere.

I numeri evidenziano sempre più la indifferibile necessità di prevedere una riduzione di presenze ben più consistente di quella attuale. Ciò al fine di disporre di spazi adeguati per tutti gli isolamenti necessari e per fare fronte a malaugurati scenari futuri.

Ma, nel frattempo, nulla cambia sul fronte parlamentare. Come sappiamo, il decreto Ristori a fine ottobre ha introdotto la possibilità di uscire fino al 31 dicembre per chi ha un residuo di pena di 18 mesi ( ma con non pochi paletti) e il permesso di non rientrare in cella di notte per i detenuti in semilibertà. Misure insufficienti come hanno dichiarato tutti gli addetti ai lavori, dal Garante Nazionale a numerosi giuristi. Il Partito democratico, tramite il senatore Mirabelli, è riuscito a far passare un solo emendamento: la proroga dell’efficacia del decreto al 31 gennaio 2021. Nient’altro. Eppure, chi conosce il sistema penitenziario, è concorde sul fatto che andrebbe introdotta almeno l’estensione della misura della liberazione anticipata in relazione al periodo connesso alla diffusione pandemica. Anticipata e soprattutto “speciale”: passare dagli attuali 45 giorni di sconto di pena a 75 per tutti quei detenuti che abbiano intrapreso un percorso trattamentale. Ora però qualche spiraglio potrebbe aprirsi. Rita Bernardini del Partito Radicale e presidente di Nessuno Tocchi Caino incontrerà il premier Conte il prossimo martedì. Si incontreranno per parlare dell’emergenza carceraria. Per questo, come atto di fiducia nei confronti del presidente del Consiglio, l’esponente radicale ha interrotto lo sciopero della fame che andava avanti da oltre un mese. Ricordiamo che qualche giorno prima, il premier ha incontrato a Palazzo Chigi il già senatore e presidente di ‘ A Buon Diritto’ Luigi Manconi, il presidente emerito della Corte costituzionale Giovanni Maria Flick, il dottor Gherardo Colombo e lo scrittore Sandro Veronesi. Al centro dell’incontro la situazione delle carceri italiane, con particolare riferimento all’emergenza Covid. Proprio in quell’occasione, il premier ha promesso che avrebbe incontrato Rita Bernardini e che si confronterà con il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, sulle problematiche sollevate e le proposte avanzate.

 

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