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«Noi giudici onorari in sciopero della fame per i nostri diritti»

Intervista a Vincenza Gagliardotto, in sciopero della fame per i diritti della categoria: «Nel giro di poche settimane si potrebbe verificare la paralisi di tutti i tribunali di Italia»
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Continuano i flash mob dei magistrati onorari lungo tutta la penisola per chiedere che lo Stato riconosca loro i diritti di un lavoratore subordinato. Nonostante sentenze nazionali ed europee vadano in questa direzione, l’Italia non legifera in tal senso. Due giorni fa persino la Corte Costituzionale ha riconosciuto anche ai giudici di pace, come già avviene per i togati, il rimborso delle spese di difesa nei giudizi di responsabilità connessi all’esercizio della loro funzione. Tutto ciò sembra non bastare per far sì che il ministro della Giustizia prenda atto che i magistrati onorari non sono dei volontari ma benzina del motore del sistema giustizia. Per tenere alta l’attenzione da undici giorni Sabrina Argiolas e Vincenza Gagliardotto, due giudici onorari del Tribunale di Palermo, sono in sciopero della fame. Alle due colleghe si è aggiunta Giulia Bentley, vice procuratore a Palermo e paziente oncologica, e Livio Cancellieri, giudice onorario al Tribunale di Parma, anche lui affetto da gravissime patologie pregresse. Lo sciopero della fame si unisce alla dichiarazione di autosospensione dalla attività giudiziaria, a cui hanno aderito i vice procuratori di Milano e si va estendendo pian piano presso tutte le sedi giudiziarie. «Nel giro di poche settimane si potrebbe verificare la paralisi di tutti i tribunali di Italia» dice la dottoressa Gagliardotto al Dubbio.

Come è nata la protesta?

La protesta è nata dal basso, da due donne, da Palermo. Sabrina ed io ci siamo dette che questi decenni di battaglia sono serviti a poco: spesso abbiamo proclamato le astensioni, ossia il rinvio dei fascicoli, ma nulla abbiamo ottenuto dalla politica. In questo periodo di grave emergenza sanitaria, constatando che la nostra vita era in pericolo, essendo privi di qualsiasi tutela per la malattia, abbiamo dovuto autotutelarci sospendendo l’attività di udienza, sebbene in tal modo restassimo privi di ogni ristoro economico. Nella totale assenza di risposte da parte di interlocutori istituzionali, siamo giunte a una manifestazione nonviolenta di protesta, mediante lo sciopero della fame, seguendo le modalità tipiche di Marco Pannella.

Per che cosa protestate?

Lavoriamo accanto alla magistratura professionale con cui condividiamo tutti gli oneri – valutazioni professionali e corsi di aggiornamento -. Lo Stato ci assegna oltre il 50% delle cause civili di primo grado, e oltre l’ 80 % di quelle monocratiche del settore penale. Mandiamo avanti il sistema giustizia ma senza alcun corrispondente riconoscimento: nessuna tutela della malattia, della maternità, nessun riconoscimento previdenziale. Nonostante questo lo Stato ci considera dei semplici volontari. Invece chiediamo di essere considerati dei lavoratori subordinati, come hanno stabilito sentenza europee e nazionali. Non chiediamo di essere equiparati ai magistrati togati.

Proprio i togati chiedono che veniate tutelati maggiormente. Solo la politica è distratta: come procedono le interlocuzioni con il ministro Bonafede?

Certo, noi per loro siamo necessari, senza di noi ci dicono – i Tribunali non potrebbero andare avanti con le attività. Però poi al ministero certi tecnocrati riescono a impedire di regolarizzare la nostra situazione lavorativa. Forse sono proprio loro ad indurre il ministro Bonafede a considerarci come dei volontari. Per questo non vediamo da parte sua un serio interessamento della questione. Eppure sono oltre 20 anni che amministriamo la giustizia ‘ in nome del popolo italiano’. Le nostre sentenze in Appello e in Cassazione reggono come quelle dei togati.

Cosa chiedete in concreto?

Chiediamo le tutele giuslavoristiche riconosciute a tutti i lavoratori subordinati, mediante una decretazione d’urgenza, che ci consenta di riprendere l’attività lavorativa con la serenità e le legittime tutele.

Fin quando andrete avanti?

Fin quando non ci saranno le condizioni per riprendere. Per quanto riguarda lo sciopero della fame, siamo coscienti che non possiamo lasciarci morire: andremo avanti finché potremo. Lo Stato ci sta mettendo alla fame, allora decidiamo noi di fare la fame. Due nostri colleghi si sono ammalati di Covid- 19. Uno di loro, un padre di famiglia, è andato in terapia intensiva, per due mesi non ha potuto lavorare e non ha preso nessuna indennità di malattia. Siamo dunque al limite se non ci possiamo permettere neanche di ammalarci: è possibile che in uno Stato di Diritto noi che amministriamo la giustizia non abbiamo le tutele giuslavoriste che la Costituzione prevede?

Però due giorni fa la Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero vi ha comunicato che state violando il codice di autoregolamentazione, invitandovi a revocare l’astensione per non incorrere in sanzioni monetarie o addirittura nel licenziamento.

Hanno preso un abbaglio perché in realtà disconoscono completamente l’articolo 21 comma 2 del decreto legislativo che nel 2017 riformò la magistratura onoraria e che attribuisce la facoltà ai singoli magistrati onorari di autosospendersi. La suddetta delibera ha ulteriormente esasperato l’animo dei magistrati onorari rafforzando il proposito di autospensione anche in altri tribunali.

 

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