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Il Garante: per il Covid il numero dei detenuti diminuisce troppo poco

Mauro Palma, Garante nazionale dei detenuti
Nel suo bollettino il Garante dei detenuti fa sapere che 1014 detenuti devono scontare una pena inferiore a un anno e 2181 tra uno e due anni
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«Per quanto riguarda il carcere, i numeri non inducono a tranquillità», così irrompe il Garante nazionale delle persone private della libertà nel momento in cui, al livello governativo, si tende a minimizzare l’emergenza Covid 19 in carcere. Tranne rare eccezioni, in Parlamento si minimizza per dire che non servono altre misure deflattive per alleggerire i nostri penitenziari. Bastano quelle che ci sono. Eppure lo stesso Garante nazionale non la pensa così. Nel suo ultimo bollettino dice chiaro e tondo che «la pur esistente diminuzione di presenze avviene con un ritmo troppo lento». Per il Garante è necessario essere celeri nelle procedure e soprattutto bisogna ampliare le previsioni normative introducendolo nella fase di conversione del decreto-legge 137/2020. Ed è, in fondo, quello che sta chiedendo – attraverso lo sciopero della fame giunto oramai a 31 giorni – Rita Bernardini del Partito Radicale assieme a più di 4000 detenuti che hanno aderito all’azione nonviolenta. Tali osservazioni nascono anche dall’analisi dei dati quotidianamente forniti dall’Amministrazione penitenziaria. «Ieri sera – sottolinea il Garante Nazione -, ultimo dati disponibili, le persone detenute contagiate erano 1.049. Un dato considerevole, anche se, come più volte affermato mitigato dal fatto che di esse 959 erano asintomatiche; le rimanenti 90 persone, di cui 41 ricoverate in ospedale, rappresentano comunque un dato non tranquillizzante per il loro addensarsi in alcune situazioni». A questo proposito, dopo ulteriori verifiche, va precisato che Alberto Savi, detenuto nel carcere di Padova, è risultato negativo al test Covid.

La denuncia: sviluppati nuovi focolai

Il Garante osserva che si addensano anche i casi complessivi, asintomatici o meno, in alcuni Istituti: se da un lato nelle settimane scorse era stato segnalato l’alto numero di persone positive a Napoli-Poggioreale (circa un centinaio) e a Terni (una settantina), oggi quei numeri sono scesi a 15 per il primo Istituto e a 1 solo per il secondo. «Ma – denuncia sempre il Garante -, parallelamente, si sono sviluppati nuovi focolai a Trieste, Monza, Sulmona, Bologna e nei giorni precedenti a Tolmezzo, seppure in quest’ultimo i dati sono ora in calo». Partendo da questi numeri e questa fluttuazione di focolai, che improvvisamente si «sviluppano e si ritraggono», secondo il Garante evidenziano due necessità: i numeri complessivi delle presenza devono ridursi, sia perché – come più volte detto – c’è bisogno di spazi, di distanze, di ambienti separati, sia inoltre perché anche l’assenza di personale, e il suo riflettersi sulla necessità di isolamento degli altri con cui i singoli sono venuti a contatto, incide sulla effettiva gestibilità del sistema già di per sé complesso e assillato da organici ridotti.C’è anche il discorso relativo alla connotazione di minorità sociale di chi è rimasto dentro: 1014 persone sono detenute perché condannate a una pena inferiore a un anno e 2181 per una pena compresa tra uno e due anni.

Bisogna evitare l’inaccettabile discriminazione basata sulla marginalità

«È presumibile pensare – osserva il Garante – che i reati commessi non abbiano nulla a che vedere con quelli di grande allarme sociale che avrebbero visto pene ben maggiori. Quest’insieme di persone rischia di non poter avere accesso alle pur limitate misure previste dall’ultimo decreto-legge anche perché in un numero consistente sono prive di fissa dimora o di dimora che possa soddisfare i requisiti valutabili dal magistrato di sorveglianza». A questo proposito il Garante nazionale accoglie con favore l’iniziativa assunta dal Procuratore generale della Cassazione di progettare un percorso coordinato tra tutti gli attori che hanno il compito di preparare le pratiche per rendere possibile la valutazione della Magistratura di sorveglianza per evitare che si possa configurare una «inaccettabile discriminazione basata sulla marginalità». Il Garante nazionale ha assicurato al Procuratore generale la propria disponibilità a contribuire alla semplificazione e celerità di questi percorsi ed è certo che, per quanto di loro competenza, si potrà contare anche sul contributo di tutti i Garanti ai diversi livelli di responsabilità territoriale. «Confida che analogo contributo verrà dato dai Consigli dell’Ordine degli avvocati», chiosa il Garante.

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