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Turchia, arrestato e picchiato l’avvocato Aytaç Ünsal. Il ministero: «Tentava la fuga»

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La smentita del People's Law Office: «Cercava un posto in cui curarsi, la polizia aveva saccheggiato la sua casa. Vogliono ucciderlo»
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Arrestato, picchiato, torturato. Aytaç Ünsal, l’avvocato turco scarcerato temporaneamente dopo un digiuno lungo 217 giorni di sciopero della fame, lo stesso che ha portato alla morte la collega Ebru Timtik, è stato nuovamente arrestato. L’accusa lanciata dal ministro dell’Interno Suleyman Solyu, che aveva minacciato di far arrestare chiunque esponesse la foto di Ebru dopo la sua morte, è quella di aver tentato la fuga, per sottrarsi alla giustizia turca. Un’accusa respinta con fermezza dal People’s Law Office – di cui Ünsal fa parte – che ha denunciato, invece, la violenza subita dal collega, rendendo pubblica una sua foto dove sono visibili i segni delle percosse sul volto.
Un’accusa insostenibile, quella lanciata dal braccio destro del presidente Recep Tayyip Erdoğan: Ünsal porta infatti sul corpo i segni del lungo digiuno, accusando grosse difficoltà motorie. Stando al comunicato del ministero, l’avvocato – la cui protesta per un giusto processo ha scatenato la violenta repressione del governo – sarebbe stato catturato con tre trafficanti di migranti, uno dei quali del Pkk, mentre cercava di fuggire all’estero da Edirne. La polizia avrebbe sequestrato anche una barca durante la perquisizione del veicolo su cui si trovava Ünsal. L’avvocato dovrà dunque passare 48 ore in custodia presso la sede della polizia di Edirne, nella sezione antiterrorismo.
L’avvocato dissidente, condannato a 10 anni e sei mesi di carcere in appello con l’accusa di terrorismo, era tornato in libertà lo scorso 3 settembre a causa delle gravi condizioni di salute. A stabilire la sua scarcerazione temporanea è stata la Corte di Cassazione, che ha però posticipato di tre giorni l’effettiva esecuzione della decisione, presa, in realtà, il primo settembre. Ünsal protesta da quasi un anno per ottenere un processo equo, insieme alla collega Ebru Timtik, morta il 27 agosto dopo 238 giorni di digiuno.
«Dopo essere uscito dall’ospedale, Aytaç Ünsal si era sistemato in una baracca nel quartiere Küçükarmutlu di Istanbul – si legge in una nota del People’s Law Office -, dove due settimane fa, il 23 novembre, la polizia politica ha fatto irruzione. Aytaç corre un alto rischio di infezione a causa della pandemia di Covid-19 e del collasso del sistema immunitario a causa dello sciopero della fame. Nonostante ciò, i compagni che si trovavano con Aytaç Ünsal sono stati arrestati, la casa è stata perquisita da decine di poliziotti, che hanno saccheggiato i suoi averi. Questo raid è stato un attacco volto a ostacolare le cure di Aytaç Ünsal e un tentativo persino di ucciderlo». Per gli avvocati turchi si tratta dell’ennesima cospirazione ai suoi danni: Ünsal, affermano, stava infatti cercando soltanto un luogo adatto per continuare le sue cure in condizioni più sane. Una volta arrestato, affermano ancora i suoi colleghi, «è stato torturato dalla polizia politica, gettato a terra e calpestato, sbattendo la sua testa contro l’asfalto. Il ministero dell’Interno ha continuato a mentire e manipolare. Non vi è alcun motivo legale per essere detenuti per 48 ore. Per questo motivo è l’ennesima azione arbitraria e illegale».
Le bugie contenute nel comunicato del ministero, secondo gli avvocati turchi, non si limitano alla sola accusa di aver tentato la fuga: nella sua dichiarazione, Solyu avrebbe falsamente indicato come motivo del precedente arresto di Ünsal l’omicidio del procuratore Mehmet Selim Kiraz. « Tuttavia, il nostro collega è stato arrestato due anni e mezzo dopo l’incidente che ha provocato la morte del procuratore Mehmet Selim Kiraz – sottolinea il People’s Law Office – e questo incidente non è stato nemmeno oggetto di processo a suo carico».

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