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Isolato in una cella sporca perché positivo. «Sputava sangue…»

L'uomo è l'unico ad aver contratto il Covid nel carcere di Caltanissetta ed è stato isolato in una stanza inadeguata. La famiglia ha presentato denuncia
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È l’unico positivo al covid 19 nel carcere di Caltanissetta, classificato dal recente report del Dap come asintomatico, mentre in realtà – secondo la testimonianza dei familiari che l’hanno visto in videochiamata – presenterebbe problemi respiratori e sputerebbe addirittura sangue. È in isolamento sanitario dentro una cella che presenta scarse condizioni igieniche, un vero e proprio tugurio come Il Dubbio ha potuto visionare tramite gli screenshot allegati alla denuncia che i familiari hanno presentato ai carabinieri.

Si chiama Francesco Faranda, 41enne, in attesa di giudizio definitivo. È risultato affetto da covid 19 dal 2 dicembre scorso e, da allora – come si legge nell’istanza per i domiciliari ospedalieri presentata dal suo avvocato Ernesto Pino – «posto in isolamento in cella igienicamente inadeguata e – a detta dei familiari che lo sentono quasi giornalmente in video chiamata – non munito dei necessari conforti sanitari». Non solo. Come detto, dopo averlo visto tramite un video colloquio svolto lunedì scorso, i familiari riferiscono – si legge sempre nell’istanza – «che presentava manifesti problemi respiratori e che perdeva sangue». L’avvocato Ernesto Pino, contattato da Il Dubbio, denuncia di aver inviato ben due pec alla direzione del carcere nisseno per essere notiziato in maniera particolareggiata sulle condizioni di salute del recluso, una il 3 e l’altra il 4 dicembre. Ma senza alcuna risposta. La moglie di Faranda, a quel punto, si è recata al comando locale dei carabinieri e ha fatto denuncia, evidenziando il fatto che, nonostante i sintomi, il comandante della struttura penitenziaria le avrebbe detto che il marito, a suo parere, poteva permanere all’interno della cella di isolamento sanitario.

Tutto tace, nessuna risposta alle pec dell’avvocato. «A quel punto – spiega il legale a Il Dubbio -, si è recato in carcere un mio collega assieme ai parenti del detenuto. Dopo una ritrosia iniziale e solo dopo aver fatto il nome del detenuto e detto che le pec sono rimaste inevase, è uscito fuori un agente penitenziario, spiegando che il medico ha fatto da poco una visita constatando che il detenuto sta bene».

L’avvocato prosegue nel racconto: «L’agente ha mostrato una certificazione medica, senza però rilasciare una copia, facendo vedere nero su bianco che non ha febbre e che ha la saturazione del 95%. Ma tale valore – sottolinea sempre l’avvocato – indica comunque una condizione di parziale assenza di ossigeno, quindi è al limite».

Da una parte c’è la testimonianza dei familiari che in videochiamata hanno visto il proprio caro apparire sofferente e con grossa difficoltà a respirare, tanto da sputare sangue; mentre dall’altra c’è un certificato medico che attesterebbe che il recluso si trova in discrete condizioni. Resta sullo sfondo una cella di isolamento con un evidente degrado igienico, dove secondo i familiari sarebbe tenuto al freddo e senza i suoi effetti personali.

 

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