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«Agli amici di Fi dico: non cadete nel tranello di chi vuol dividerci»

Dopo il voto unanime allo scostamento di bilancio, dalla Lega si fa strada l’ipotesi di una federazione di centrodestra. Parla il capogruppo del Carroccio al Senato, Massimiliano Romeo
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Dopo il voto quasi unanime di palazzo Madama allo scostamento di bilancio per otto miliardi di euro, dalla Lega si fa strada l’ipotesi di una federazione di centrodestra che compatti la coalizione, ma il capogruppo del Carroccio al Senato, Massimiliano Romeo, sottolinea che «si tratterebbe di un blocco unico in Parlamento con una condivisione di obiettivi» e che «Forza Italia dovrebbe fare un passo indietro sul Mes».

Senatore Romeo, da Forza Italia e Fratelli d’Italia arrivano segnali discordanti sulla vostra proposta di unire ancora di più la coalizione. Come ne uscirete?

Innanzitutto vorrei chiarire che noi tuteliamo le identità e le particolarità di ogni gruppo, quello che conta è fare un blocco coeso, un unico gruppo, per lavorare tutti insieme e rendere più forte ed efficace la nostra azione politica. In questo momento il governo Conte è in evidente difficoltà e se il centrodestra rafforza la sua unità e fa sentire maggiormente la propria voce c’è la possibilità di cambiare le cose. Motivo per cui Salvini punta sulla federazione tra gruppi, cioè mantenere la propria identità ma lavorare come un unico gruppo tutte le volte che ci riuniamo in Aula.

Come pensate di convincere i vostri alleati sulla bontà dell’iniziativa?

Ci può stare che gli alleati non abbiano ben compreso l’obiettivo, che non è quello di mettere da parte le singole identità ma di indebolire ancora di più il presidente del Consiglio. Soprattutto dobbiamo stare attenti a non cadere nel suo tranello, che consiste nel cercare di dividere le opposizioni. Così come abbiamo dimostrato unità nel voto sullo scostamento dovremo dimostrarle su altri temi.

Ma non basta l’unità della coalizione già esplicitata dall’essere all’opposizione di questo governo?

Non sempre è così, nel senso che tante volte si mettono più in evidenza le scelte identitarie dei singoli partiti e meno l’aspetto della coalizione. Il lavoro che dobbiamo fare è esattamente l’opposto: mettere da parte ciò che ci divide e puntare su ciò che ci unisce. Ogni riferimento al Mes è puramente casuale.

Si spieghi meglio…

Se vogliamo restare uniti serve che ciascuno faccia un passo indietro come singolo partito per farne uno in avanti come coalizione. Sul Mes Forza Italia deve venire incontro al fatto che Lega e Fratelli d’Italia sono storicamente critici su questa misura e la logica del buon senso vorrebbe che i colleghi azzurri rientrassero un po’ dall’insistere sul tema. In questo momento sarebbe assurdo dividerci, visto che siamo maggioranza nel Paese e solo uniti possiamo pensare, da un lato, di portare il governo Conte a miti consigli per cercare di limitare i danni, e dall’altro prepararci alle future elezioni.

Perché insistere nell’opporvi al Mes, tanto da chiedere un passo indietro anche di Forza Italia?

Parliamoci chiaro e giochiamo a carte scoperte: il Mes è una trappola, messa lì per cercare di rompere l’opposizione e forse anche la maggioranza. Il meccanismo sarà riformato e ci vorrà almeno un anno, quindi stiamo parlando del nulla. Nel governo vogliono obbligare il M5s a scendere a patti e gli amici di Forza Italia, tra i quali molti sono in Parlamento da molti più anni di me, devono capire che non bisogna cadere in questa trappola orchestrata dal Pd. Se servono soldi per la sanità usiamo quelli del Recovery Fund.

Che però in questo momento è bloccato da Ungheria e Polonia, vostri alleati in Europa. Come si risolve l’inghippo?

Intanto dobbiamo dire che i soldi del Recovery Plan non sono tutti quelli che ci hanno detto, perché dovremo sborsarli con tasse europee e il netto tra entrate e uscite per i soldi a fondo perduto sarà poco più di 25 miliardi di euro. In questo momento poi non penso siano Ungheria e Polonia a bloccare il Recovery Fund, perché sta diventando sempre più chiaro che chi non lo vuole sono i paesi frugali, che hanno inserito appositamente il vincolo dello stato di diritto sapendo che Ungheria e Polonia non l’avrebbero mai accettato. Sono gli amici del Pd e dei cinque stelle che stanno mettendo a rischio quei fondi, non Ungheria e Polonia.

Ma se anche i paesi frugali avessero legato di proposito il bilancio al rispetto dello stato di diritto, non sarebbe stata una giusta scelta in difesa dei principi fondanti della comunità europea come indipendenza della magistratura e libertà di stampa?

Sì, ma questo non c’entra nulla con le teorie Lgbt. Dobbiamo trovare una formula che accontenti tutti perché altrimenti si rischia che l’Ue fallisca nel proprio compito. Anche lo stesso Mario Monti ha detto che non è affatto scontato che i singoli parlamenti approvino il Recovery Plan. Prima di dire che arriveranno una pioggia di miliardi, bisognerebbe esserne sicuri.

Tornando in Italia, crede che riusciremo a riaprire le scuole in tempi brevi?

All’opposizione piacerebbe sapere se le scuole sono o meno una possibile fonte di contagio, e per saperlo bisognerebbe avere accesso ai dati del Cts, tuttora disponibili solo al governo. Tuttavia anche se le scuole venissero riaperte rimane il problema del trasporto pubblico, e i 300 milioni per venti regioni stanziati come fondi aggiuntivi sono un po’ pochi.

Si parla molto dell’apertura degli impianti sciistici, non le sembra un dibattito un po’ stucchevole vista la situazione epidemiologia tuttora in atto?

Attorno agli impianti sciistici ruotano posti di lavoro e indotto economico dei quali è necessario parlare. Il problema è che troppe volte gli indennizzi forniti alle attività chiuse per Covid si sono poi rivelati dei pannicelli caldi e quindi capisco anche i gestori degli impianti sciistici. Credo che sarebbe opportuno un incontro tra il governo e i rappresentanti dell’indotto, così da trovare una soluzione di compromesso e buonsenso.

 

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