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«La ragione e il sentimento, vi racconto Rita Levi-Montalcini»

Parla Elena Sofia Ricci, che interpreta la grande scienziata e premio Nobel nella serie tv che inizia stasera
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Arriva su Rai1 il 26 novembre il film omaggio ad una grande scienziata e donna italiana: Rita Levi-Montalcini.

Con il titolo che porta il nome della Professoressa, la pellicola è diretta da Alberto Negrin e affida a Elena Sofia Ricci il compito di vestire i panni della premio Nobel. Non cade nel tranello del film biografico poiché la vita di Rita Levi-Montalcini necessiterebbe di ore e ore di girato per essere rappresentata nella sua essenza ma lo sguardo di Alberto Negrin trova il punto di partenza nel culmine della carriera scientifica della Montalcini, il momento, per la donna drammatico, in cui ha dovuto confrontarsi con una apparente sconfitta: l’impossibilità di trovare un’applicazione clinica alla sua scoperta scientifica, il Fattore di Accrescimento Nervoso (NGF).

La svolta narrativa per il film arriva con un espediente di fantasia, un caso medico apparentemente irrisolvibile di una ragazzina, una piccola violinista, a rischio cecità per una patologia collegata al sistema nervoso.

In un incontro virtuale, in un sabato di pausa dalle riprese di un altro progetto, Elena Sofia Ricci, che sappiamo esser stata aiutata nell’impresa di omaggiare e rappresentare la scienziata, sia dall’attrice e imitatrice Emanuela Aureli che dalla nipote della Montalcini, Piera, ci apre le porte della sua immersione nella testa, nel cuore e nel corpo di un premio Nobel.

Non è la prima volta che la Ricci interpreta qualcuno di realmente esistente o esistito e specifica subito che nel caso della Professoressa, era già una sua acuta ammiratrice: “Mi sono preparata in tempi non sospetti sulla professoressa Montalcini perchè mi ero appassionata di lei da quando ero stata chiamata a celebrare la giornata nazionale della salute della donna che è poi il 22 aprile, data di nascita della professoressa. Pensai fosse opportuno leggere qualcosa di suo e piano piano mi sono letta tutti i suoi libri, rimanendo affascinata dalla scienziata e dalla donna” racconta l’attrice.

La Rita Levi-Montalcini che scopriamo nel film di Alberto Negrin è ancora un po’ lontana dalla professoressa che abbiamo imparato a conoscere pochi anni dopo, quando il Nobel le aveva finalmente regalato l’attenzione nazionale e non solo internazionale che meritava. Per fotografarla e interpretarla al meglio Elena Sofia Ricci ha cercato e cercato un equilibrio, un modo che la evocasse ma senza cadere nell’emulazione fine a se stessa: “Non volevo che fosse né una caricatura né un’imitazione ma che fosse un omaggio – confessa l’attrice – Emanuela (Aureli) mi ha aiutato a centrarla in quegli anni e poi a far sì che il mio cuore prendesse per mano il suo cuore.  Ho cercato di trovare un equilibrio per dedicarle questo ricordo che è così importante per me” conclude.

Elena Sofia Ricci poi ci tiene a sottolineare l’importanza del film per le giovani generazioni, coloro che magari non conoscono veramente Rita Levi-Montalcini, il valore delle sue scoperte e quanto ha contribuito ad aprire la strada verso la parità di genere: “questo è un film per i giovani – afferma la Ricci – noi siamo spacciati ma i giovani di oggi, ai quali stiamo consegnando un mondo abbastanza deplorevole, devono poter essere messi in condizione di migliorarlo e un messaggio come quello della Montalcini è importante. Lei citava Immanuel Kant quando diceva che bisogna avere il coraggio di conoscere ed anche di esplorare, approfondire perché non siamo responsabili solo di noi stessi ma di tutta la nostra specie ed è questo che ci distingue dagli altri animali”.

Rita Levi-Montalcini di Alberto Negrin arriva in un momento di speranza per le continue lotte per la parità di genere. Da pochi giorni infatti non solo negli Stati Uniti il primato di Kamala Harris ci infonde nuova linfa ma nel nostro paese, è stata appena eletta la prima rettrice dell’Università La Sapienza di Roma, Antonella Polimeni.

Guardare alle imprese a dir poco eroiche di Rita Levi-Montalcini e a questi piccoli grandi risultati di questi giorni,cosa ci dice? Che è possibile, per le donne, arrivare a risultati che possiamo definire incredibili ma anche che la strada da fare è ancora lunga. Che ne pensa Elena Sofia Ricci? “ Certamente ancora oggi ne abbiamo da fare di strada. Leggendo i libri della professoressa ho scoperto una cosa che forse ci può alleggerire un po’ il cuore:  non sapevo che nel nostro cervello, nella parte predisposta all’evoluzione dell’intelligenza razionale, le cose avvengono in maniera molto più rapida di quanto non avvengano nella parte predisposta all’intelligenza emotiva. Questo spiega perché noi navighiamo in internet, siamo andati sulla Luna ma siamo indietro dal punto di vista emotivo., continuiamo ad ucciderci gli uni con gli altri, continuano ad esistere i femminicidi e ancora le donne ne devono fare di strada prima di avere le stesse opportunità e anche possibilmente gli stessi stipendi degli uomini. Dopo un secolo di evoluzione straordinaria dal punto di vista tecnologico, forse è arrivato il momento in cui dovremmo fare un lavoro molto approfondito e mandare avanti con un po’ più di tenacia anche  la nostra intelligenza emotiva, lavorare su quella e forse dovremmo cominciare dalle scuole, dall’educazione” suggerisce l’attrice dai 3 David di Donatello e 3 Nastri D’Argento.

Dopo il Nobel, Rita Levi Montalcini ha avuto periodi di abbattimento e di semi-depressione dovute al fatto che, come sottolineato prima, la sua scoperta non aveva avuto utilizzi pratici in medicina. Il film di Alberto Negrin si sofferma proprio su questo momento ed è stata questa la molla che ha portato un tale coinvolgimento da parte di Elena Sofia Ricci: “È vero, noi non raccontiamo tutta la biografia, ci sarebbe voluta una serie come The crown e anche lo stesso budget, questo è un film che racchiude un po’ la poetica della scienziata ed è bello che la colga nel momento in cui lei si sente di non meritare niente. Quando va a ricevere il Nobel e il suo collaborare le chiede come si sente, lei risponde di sentirsi inadeguata e poi dice ‘hanno dato il Nobel per la medicina ad una che non ha scoperto nessuna medicina’. È bello vedere la fragilità di una donna che per noi oggi è un esempio importante, un monumento al quale dovremmo riferirci spesso ed è bello vedere nel film quanto lei però avesse seminato presso i giovani grazie al cui entusiasmo lei si rianima. Nei giovani ritroviamo una spinta creativa importante per andare avanti”.

A chi chiede se ha fiducia nella ricerca in questo particolare momento storico, di emergenza, Elena Sofia Ricci risponde senza indugi: “Io son convinta che i nostri giovani ricercatori stiano facendo le ore piccole per tirarci fuori da questo guaio con la stessa abnegazione che aveva la professoressa. Non posso non pensare così”.

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