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Gli avvocati di Enna: basta udienze, rischiamo la vita

Giustizia in stato di agitazione in Sicilia causa Covid. La rivolta di 150 professionisti
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La Giustizia siciliana in agitazione causa Covid. Con una richiesta di astensione dalle udienze civili e penali, per «gravi eventi lesivi dell’incolumità e della sicurezza dei lavoratori» firmata da circa 150 avvocati di Enna, fortemente preoccupati per il rischio Covid in tribunale. Una paura che nasce da una condizione epidemiologica, in provincia, allarmante, con oltre 1.200 i casi positivi, dei quali oltre 230 nel capoluogo sede del Tribunale, mentre l’ospedale, che conta già molti ricoveri, «risulta essere saturo nel reparto dedicato alle cure del Covid». Le misure in tribunale, d’altro canto, non soddisfano: sono già diversi gli avvocati e i magistrati, infatti, che hanno contratto il virus, in un ambiente in cui le interazioni quotidiane tra persone sono elevate, «con il concreto rischio che l’ufficio giudiziario divenga un grande veicolo di contagio diffuso e incontrollato». A ciò si aggiunge una condizione strutturale inadeguata: l’edificio che ospita il tribunale, affermano gli avvocati, non consente «un corretto rispetto delle misure di distanziamento per tutti gli operatori di giustizia, in particolare per gli avvocati». Le linee guida interessano, comunque, le sole aule d’udienza e le cancellerie, senza riguardare i luoghi d’attesa e senza risolvere «il continuo ripetersi di assembramenti in occasione delle udienze, sia civili che penali». Aule inidonee, mancanza di dispositivi di protezione, udienze non sempre fissate rispettando la divisione per fasce orarie e non tempestivamente comunicate: questi i fattori di rischio. Ai quali si aggiungono «episodi di insofferenza diffusa in danno degli avvocati» e una «mancanza di confronto e concertazione tra magistrati e avvocatura». Per i 150 firmatari, che si rivolgono al Consiglio dell’ordine e alla Camera penale, la situazione rientra, dunque, tra le ipotesi di gravi eventi lesivi dell’incolumità e della sicurezza dei lavoratori, per le quali il codice di autoregolamentazione delle astensioni dalle udienze degli avvocati «consente la deroga delle disposizioni in tema di preavviso minimo e di indicazione della durata».

CATANIA, OPZIONE RINVII

Dopo il provvedimento della Corte d’Appello, che ha deciso di organizzare – in ritardo – le udienze per fasce orarie, il tribunale ha deciso di rispondere all’appello del Coa guidato da Rosario Pizzino. I casi, in un tribunale fatiscente e raccogliticcio, sono ormai tanti e tra gli avvocati si contano, purtroppo, anche due recenti decessi. Per questo era stato chiesto il rinvio d’ufficio di tutti i processi civili e penali per venti giorni, ad esclusione di quelli urgenti. Nel provvedimento, il presidente del tribunale condivide «pienamente le preoccupazioni» espresse dal Coa, ma nonostante ciò le richieste «non possono essere tout court accolte». Per il civile, sono previste udienze cartolari, nel caso in cui non sia richiesta la presenza di soggetti diversi dai difensori, nel cui caso le udienze saranno fissate e chiamate ad intervalli non inferiori a 15 minuti l’una dall’altra, possibilmente a porte chiuse. Sarà però possibile chiedere un rinvio dell’udienza. Per il penale, saranno trattati i processi con imputati sottoposti a custodia cautelare, le udienze di convalida e le eventuali contestuali direttissime, i processi il cui termine di prescrizione scade tra marzo 2022 e giugno 2023, termine, quest’ultimo, valido anche per i processi con parti civili. Tutti organizzati in modo da evitare l’afflusso contemporaneo di gente. E anche su richiesta di una sola delle parti sarà possibile chiedere il rinvio causa Covid, richiesta che i giudici sono invitati a valutare positivamente, salvo diverse valutazioni legate alla presenza di imputati sotto custodia cautelare. I rinvii dovranno essere effettuati successivamente al 15 settembre, salvo casi di urgenza.

GOT E VPO IN RIVOLTA

A Palermo, invece, sono giudici onorari e vice procuratori onorari a protestare, rassegnando formalmente nelle mani, rispettivamente, del presidente del tribunale e del procuratore capo, «la propria motivata e sofferta indisponibilità alla prosecuzione del servizio a fare data dal 1 dicembre». Una protesta alla quale si aggiunge lo sciopero della fame proclamato da due giudici onorari donne. «Per noi solo rischi e nessuna tutela. Il quotidiano moltiplicarsi di casi di positività al Covid 19 tra gli operatori del settore giustizia – afferma il vice procuratore onorario Giulia Bentley – innalza l’asticella del rischio per i magistrati onorari che ogni giorno fronteggiano, come giudici o come pubblici ministeri, udienze monocratiche cariche di fascicoli e di testimoni da escutere». Ma tutto ciò, lamentano, senza tutele legislative.

 

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