Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

«Non si decide delle sorti delle persone in streaming». L’appelo del presidente dell’Uncc Antonio de Notaristefani

Antonio De Notaristefani, presidente dell'Unione delle Camere civili
«Ok la prudenza, ma se le sorti di cui si discute fossero le mie, forse avvertirei un qualche disagio nel venire a sapere che sono state decise da persone che non hanno studiato gli atti». L'appello del presidente dell'Unione delle camere civili
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Io comprendo perfettamente che, nella situazione in cui ci troviamo, ragioni di cautela impongono di ridurre spostamenti ed assembramenti; ma sono, e resto contrario, alla possibilità di recente introdotta di svolgere la Camera di consiglio da remoto, in Cassazione.

Per quanto ne so io, oggi funziona così: il Presidente ed il Relatore ricevono la cd. carpetta, che contiene la copia degli atti del giudizio di cassazione e della sentenza impugnata. Gli altri Componenti del Collegio non hanno nulla. Ci si riunisce in videoconferenza, ciascuno da casa propria tranne uno che è in ufficio, ed ha la disponibilità del fascicolo. Il Relatore fa la sua relazione, che riguarda atti che gli altri non hanno mai letto e che, si badi – perché da remoto la differenza sostanziale è questa – non possono nemmeno leggere sul momento, se vogliono approfondire, perché non sono consultabili via internet: al massimo, possono chiedere a chi è presente in sede di leggerglieli.

In sostanza, la maggioranza dei Componenti del Collegio decide ricorsi che non ha mai letto, e che non può neppure sfogliare al momento di decidere per esaminare i punti essenziali: fa una valutazione della verosimiglianza e della coerenza della relazione. L’obiezione è scontata: può farseli leggere da remoto. Risponderei con una domanda, anzi due: per voi, leggere o farsi leggere da un terzo è la stessa cosa? E non vi è capitato mai di dover rileggere più volte un periodo o una frase, prima di essere certi di aver capito bene? Che succede, in quei casi? Chi è presente in sede rilegge più volte, magari per decine di ricorsi?

Ed ancora. Oggi, si decidono ricorsi successivi al 2012, quando le Sezioni unite hanno “ammorbidito” l’autosufficienza, indicando che non è più indispensabile trascrivere, ma basta la indicazione precisa dell’atto cui si fa riferimento, e della sua collocazione: ridiventerà necessaria quella trascrizione che spesso non c’è su indicazione delle Sezioni unite e del protocollo, ora che lo stesso Relatore quegli atti non li vede più? Sia ben chiaro: ho la massima stima dei Componenti della Corte, e sono certo che faranno miracoli per assicurare il miglior livello delle decisioni; ma quella è la Corte di ultima istanza, dove si discute e decide definitivamente delle sorti dei cittadini. Per questo, debbo confessarlo: pur comprendendo le esigenze della prudenza, se le sorti di cui si discute e decide fossero le mie, forse avvertirei un qualche disagio nel venire a sapere che sono state decise da persone che, nella loro maggioranza, non solo non hanno studiato gli atti della mia causa, ma non li hanno mai nemmeno visti, perché erano a molti chilometri di distanza.

So che la ricerca dell’equilibrio tra una sentenza pronta ed una sentenza giusta è difficile sempre, ed in periodo di pandemia in modo particolare; ma forse anche per questo sarebbe bene che a valutare tutti gli elementi da bilanciare per cercare di raggiungerlo concorressero anche coloro che della giustizia usufruiscono, e non soltanto quelli che la dispensano. Consentirebbe di ponderare tutti i diversi punti di vista ed interessi, perché non esistono diritti che prevalgono sugli altri, e quello ad avere giustizia ha la stessa dignità di quello alla salute.

Ultime News

Articoli Correlati