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«Isolare i positivi, meno detenuti, più informazioni». Le proposte del Garante dei detenuti per frenare il contagio

Nell'ultimo bollettino, il Garante nazionale dei detenuti Mauro Palma solleva le tre questioni principali legate alla pandemia in carcere
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Tre sono sostanzialmente le questioni sollevate dal Garante nazionale delle persone private della libertà, Mauro Palma, tramite il bollettino di due giorni fa. Mancano gli spazi per isolare le persone che presentano positività al virus, bisogna ridurre la popolazione penitenziaria e trovare soluzioni praticabili per garantire il diritto di avere informazioni circa le condizioni dei propri congiunti quando sono risultati positivi.

Il Garante nazionale ha avanzato delle proprie proposte di intervento legislativo, in parte ampliando in maniera ragionevole quanto già previsto dal decreto governativo, in parte proponendo nuovi strumenti normativi in grado di tenere insieme le necessità del contenimento dei numeri, della tutela della salute di tutte le persone che gravitano all’interno del mondo recluso, della comprensione dei provvedimenti da parte della comunità esterna. L’obiettivo – si legge nel bollettino del Garante – è determinare un ritmo di riduzione della consistenza numerica delle presenze non distante, come è ora, da quello dell’aumento della diffusione del contagio.

Il Garante osserva che tutti gli Istituti lamentano per la mancanza di spazi per isolare le persone che entrano in carcere dalla libertà e presentano positività al virus. «Isolamento essenziale – sottolinea il garante – perché la loro situazione di contagio va considerata ben distinta da quella che può svilupparsi tra persone all’interno della sezione, perché è quest’ultima a rappresentare un vero e proprio focolaio». Ricordando cosa disse il Procuratore generale della Cassazione, il Garante ribadisce che un minore ricorso alla custodia cautelare in carcere è strumento particolarmente significativo per la riduzione dei numeri complessivi.

Il Garante, infine, si sofferma su quello che tutte le famiglie lamentano: la possibilità di avere informazioni circa le condizioni dei propri congiunti quando questi siano stati trovati positivi e soprattutto quando si siano sviluppati sintomi. «La difficoltà della gestione del momento induce a comprendere quanto possa non essere semplice rispondere a questa esigenza; tuttavia, vanno trovate soluzioni praticabili, fermo restando il dovere di informare la famiglia nel caso la persona sia trasferita in una struttura ospedaliera», osserva il Garante.

 

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