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Natale con i tuoi…ma senza nonni. Quest’anno a preparare le Feste ci pensano gli scienziati

Il premier Conte parla di «raccoglimento spirituale con poche persone». Ma per il pranzo più atteso dell'anno ognuno ha la propria ricetta
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«Avremo un Natale in emergenza, su questo non c’è ombra di dubbio». Il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, non ci ha certo girato intorno. «Pranzi affollati sicuramente no, dovremo stare attenti ai nostri anziani – ha precisato. Ancora non so dare una risposta precisa, dipenderà da regione a regione, la cosa peggiore che può accadere è che tutte le regioni siano rosse».

Se è vero che salvare il Natale è la posta in gioco di governo ed esperti, il premier Giuseppe Conte prova a dare una chiave: «Natale, a prescindere dalla fede religiosa, è senz’altro anche un momento di raccoglimento spirituale. Il raccoglimento spirituale, farlo con tante persone non viene bene». «Considereremo la curva epidemiologica che avremo a dicembre – ha spiegato – ma il Natale non lo dobbiamo identificare solo con lo shopping, fare regali e dare un impulso all’economia». Tutti d’accordo? Neanche per sogno. Virologi, scienziati e medici: per il pranzo di Natale ognuno ha la propria ricetta.

Francesco Vaia, direttore Inmi Spallanzani: «No a proclami catastrofisti»

«C’è troppa violenza e si consumano ancora troppe battaglie politiche e personali sul virus. Soprattutto in questo momento nel quale ritroviamo segnali, seppur ancora deboli ma incoraggianti specie in alcune Regioni. Abbiamo necessità che il nostro “esercito” in campo non si divida e metta da parte le pur legittime differenze di visione, politica e scientifica. Abbiamo bisogno in questo tempo di rigore ma anche e soprattutto di serenità. No quindi a stress continui, no ai proclami e alle visioni catastrofiche, sì alla ragione ed alla pacatezza». Lo sottolinea il direttore sanitario dell’Inmi Spallanzani di Roma, Francesco Vaia, in una riflessione sull’attuale situazione epidemiologica italiana. «I cittadini sanno benissimo che siamo in un periodo particolare, non hanno bisogno che qualcuno gli ricordi, con toni minacciosi che quest’anno possono fare a meno del Natale e della gioia di rivedere, magari dopo tanto tempo ed in sicurezza, i loro cari. Io ho fiducia nei popolo italiano e sono certo – rimarca Vaia – che sapremo ancora una volta uscirne. Ma oggi, e mi rivolgo a tutti, la risposta matura e spero collettiva a questo dibattito sguaiato e oscurantista deve essere quella di applicarci ancor di più: mascherine, distanziamento, igiene personale, soprattutto lavaggio delle mani».

Fabrizio Pregliasco, ricercatore di Virologia all’Università Statale e direttore sanitario del Galeazzi di Milano: «Natale a tavola senza nonni»

«Le chiusure stanno funzionando e le nuove zone rosse e arancioni proseguono nella direzione giusta. Ora bisogna investire per evitare altri guai a gennaio». A dirlo in un’intervista a La Stampa Fabrizio Pregliasco, ricercatore di Virologia all’Università Statale e direttore sanitario del Galeazzi di Milano. Secondo Pregliasco la seconda ondata è «alla fine della crescita esponenziale, cioè all’appiattimento della curva. Le misure stanno funzionando e per questo ha senso continuare in Campania, in Toscana e ovunque necessario». La curva piatta ci porterà «a un Natale tranquillo – continua – Le chiusure non abbatteranno i contagi, ma eviteranno il caos e tra un mese si potrà fare qualche giudiziosa riapertura». Pregliasco ritiene che a Natale i contagi saranno diminuiti «ma non dovremo ripetere gli errori estivi. Ogni contatto rimarrà a rischio». Quanto al pranzo di Natale si potrà fare anche se «i nonni sarà meglio lasciarli a casa. Genitori e figli al massimo». Il virologo osserva che «550 decessi solo ieri suggeriscono anche a chi vive in zone gialle e arancioni di evitare qualsiasi contatto rimandabile». Quanto è grande il rischio di una terza ondata? «Esiste e bisogna prepararsi, anche se non è detto che si verifichi. La strategia del governo di chiusure lente e graduali potrebbe portare dei risultati di lungo periodo». Andavano fatte prima? «Certo, un lockdown immediato sarebbe stato meglio, ma i provvedimenti vanno compresi da tutti altrimenti sono controproducenti. Già così il governo è stato molto criticato. Va ricordato che si tratta di una situazione senza precedenti in cui molti Paesi efficienti sono andati in crisi». Come prepararsi alla terza ondata? «Non disperdendo i risultati di queste chiusure. A gennaio ci sarà il picco dell’influenza e saremo avvantaggiati se avremo aumentato la capacità di tracciamento, di tamponi e di test veloci come screening in scuole e aziende. Dovremo migliorare i protocolli per le cure a casa e l’organizzazione degli hotel Covid. Infine, una maggiore tranquillità mediatica potrebbe diminuire l’ansia collettiva».

Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Speranza: «Festeggiare con sobrietà»

«Le feste di fine anno le trascorreremo con prudenza e sobrietà, data l’attuale circolazione del virus ancora intensa. Potremo però riunirci nelle nostre case, ma senza assembramenti e folle, stando attenti ai comportamenti, cercando di abbracciarci e baciarci solo con persone di cui si conoscono gli effettivi comportamenti. Occorre responsabilità e intelligenza. Si continuerà, ad ogni modo, con le misure relative allo spostamento tra regioni in base ai colori, per cui non ci si potrà spostare tra regioni con diversi livelli di gravità». Così Walter Ricciardi, professore di Igiene all’Università Cattolica e consigliere del ministro della Salute Speranza, intervenendo al Festival della Salute globale, parla delle prossime festività natalizie.

Massimo Galli, primario infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano: «Dimentichiamoci i veglioni di Capodanno»

«Dobbiamo dimenticare i veglioni di Capodanno, ci è già bastata l’esperienza dell’estate. Ci organizzeremo telematicamente anche per le Festività per non perdere il contatto con i nostri cari». Lo ha detto al Corriere della Sera Massimo Galli, primario infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano. Natale su zoom? «Ci fa sorridere – dice Galli – ma le assicuro che nelle nostre corsie c’è poco da sorridere».

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