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Aumento «vertiginoso» dei contagi in carcere: oltre 500 detenuti positivi in 70 strutture

A fornire i dati allarmanti è la Uilpa Polizia penitenziaria, mentre l'osservatorio carcere dell'Ucpi lancia un nuovo appello: «Amnistia e indulto o sarà un disastro»
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Un «nuovo vertiginoso aumento» dei contagi Covid in carcere, con 537 detenuti positivi e 728 contagiati tra gli operatori. A fornire i dati è la Uilpa Polizia penitenziaria: si tratta dei numeri censiti dall’ufficio attività ispettiva e di controllo del Dap, aggiornati alle ore 18 di domenica scorsa (erano invece rispettivamente 448 e 574 il 5 novembre). Per quanto riguarda i detenuti, riferisce il sindacato, 24 sono ricoverati in strutture sanitarie o gestiti dal servizio 118, e «sono 70 le carceri dove si sono registrati contagiati fra i detenuti, mentre molto più numerose sono le strutture in cui il contagio si è manifestato fra gli operatori», dichiara Gennarino De Fazio, segretario della Uilpa Penitenziari, secondo il quale «continua a essere evidente che nel carcere si fa ciò che si può, con gli strumenti, pochi e inadeguati, e le risorse umane ed economiche, sempre inadeguate carenti, di cui l’Amministrazione penitenziaria dispone. Con il virus che continua a espandersi nel Paese, è inevitabile che nelle carceri l’andamento sia tendenzialmente corrispondente. Per contenerne gli effetti, però, reputiamo che siano necessari e urgenti ulteriori provvedimenti governativi utili soprattutto a deflazionare la densità detentiva e a potenziare le dotazioni degli operatori, primi fra tutti quelli del Corpo di polizia penitenziaria».

Di fronte al rischio di trasformare il sistema penitenziario in un unico, enorme e tremendo cluster, gli avvocati dell’Unione Camere penali rivolgono un nuovo invito al Parlamento affinché ricorra all’amnistia e all’indulto. «Non si può certo prescindere dalla situazione generale nell’affrontare, con onestà intellettuale scevra da ogni pregiudizio, la gravità di quanto, in questi giorni, sta accadendo nei palazzi di giustizia e negli istituti di pena. Nei primi», si legge in una lunga nota dell’Osservatorio carcere dell’Ucpi, «i ritardi per giungere a sentenza, dovuti all’enorme carico processuale, si sono ulteriormente aggravati per l’emergenza sanitaria, che ha ridotto il personale e imposto la drastica diminuzione dei fascicoli da trattare in udienza. I tempi della giustizia saranno, pertanto, ancora più lunghi, con gravi riflessi individuali su imputati e persone offese e conseguenze negative per la credibilità del Paese e per la sua economia». Nelle carceri, l’Osservatorio dell’Unione Camere penali, con i propri componenti, in ogni regione «sta monitorando il diffondersi del virus, e i dati sono allarmanti, con una crescita esponenziale che non può attendere oltre un’immediata soluzione». I provvedimenti adottati sino ad ora «appaiono totalmente inadeguati ad affrontare la nuova ondata del virus, che si presenta molto più pericolosa e cruenta della prima. Non a caso il Procuratore generale presso la Corte di Cassazione, con una circolare, ha rinnovato l’invito – già espresso nell’aprile scorso – di ridurre la richiesta di misure cautelari in carcere e di procrastinare l’esecuzione delle misure già emesse».

Ancora una volta, dunque, l’Osservatorio carcere Ucpi rivolge al Parlamento «l’invito a emanare l’amnistia e l’indulto, parole oggi impronunziabili, ma istituti disciplinati dagli articoli 151 e 174 del codice penale e regolamentati, nella loro applicazione, dall’articolo 79 della Costituzione». «È necessario – aggiunge l’Ucpi – innalzare la soglia di detenzione residua per la concessione del beneficio da 18 a 24 mesi, lasciando l’applicazione dei cosiddetti braccialetti elettronici alla valutazione concreta del magistrato ove davvero disponibili. Eliminare la preclusione allo scioglimento del cumulo, consentendo così l’applicazione del beneficio in questione per la parte di pena residua per reato comune. Introdurre la liberazione anticipata speciale di 75 giorni per ogni semestre di pena espiata come avvenne per dare risposte immediate al Consiglio d’Europa dopo la sentenza Torreggiani.Prevedere per il giudice, chiamato a emettere una misura in carcere, di considerare, nella valutazione delle concrete esigenze cautelari, l’attuale emergenza sanitaria per il coronavirus unitamente al persistente sovraffollamento, favorendo, piuttosto, gli arresti domiciliari. Disporre l’applicazione transitoria della disciplina in questione anche per coloro che già si trovano in custodia cautelare in carcere all’entrata in vigore della legge».

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