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Anm, nuova fumata nera: rinviata la nomina della Giunta

Il direttivo del sindacato delle toghe ha deciso stamane di rinviare nuovamente l’elezione al 21 novembre
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È ancora “fumata nera” per l’elezione dei nuovi vertici dell’Anm: dopo lo slittamento del voto disposto ieri, il direttivo del sindacato delle toghe, a maggioranza, ha deciso stamane di rinviare nuovamente l’elezione del presidente, segretario e degli esponenti di Giunta dell’Associazione nazionale magistrati. La data individuata dal direttivo del sindacato delle toghe per permettere un «approfondimento», attraverso l’«interlocuzione» tra i gruppi, con l’obiettivo di arrivare a un «programma condiviso» e, quindi, alla formazione di una Giunta unitaria è il 21 novembre.

A chiederlo il gruppo dell’ex pm di mani pulite, Piercamillo Davigo, con lo scopo di affidare a un gruppo ristretto rappresentativo di tutti le componenti il compito di provare a stilare un programma condiviso sula base del quale arrivare a una giunta unitaria. È la proposta avanzata da Aldo Morgigni di Autonomia e Indipendenza al Comitato direttivo centrale dell’Anm che ha all’ordine del giorno l’elezione del nuovo presidente e della nuova giunta ma da ieri ne discute senza trovare una soluzione.

Il rinvio è stato approvato dai rappresentanti di Area, Unicost e Magistratura Indipendente, per cercare di trovare una base comune, e, quindi, un programma condiviso, in modo da poter vita a una Giunta unitaria o più ampia possibile. I 4 esponenti di “Articolo 101-Lista per il Cdc”, invece, si sono espressi contro il rinvio del voto, pur dicendosi «non pregiudizialmente contrari ai contenuti di eventuali proposte» per il programma di Giunta. Da parte loro, si ribadisce la necessità che vi sia un «dialogo» tra i gruppi su proposte quali il sorteggio temperato per il Csm e la rotazione per gli incarichi di vertice negli uffici giudiziari. Il rinvio è una «anomalia assoluta», ha sottolineato Andrea Reale, secondo il quale «non devono esserci unità associative al ribasso»: Reale, inoltre, ha parlato di «anomalia» anche in relazione alla partecipazione, alle riunioni del “parlamentino”, dei vertici delle “correnti”: «è una triste realtà deleteria per i lavori dell’Anm, la democrazia è una risorsa straordinaria, non possiamo gettarla alle ortiche in un momenti di crisi così elevata, soprattutto perché la crisi deriva da queste interferenze», ha detto in chiusura della riunione di oggi.

Un punto è stato già messo in chiaro: se non ci sarà il dialogo sulle sue proposte (sorteggio per la composizione del Csm e rotazione negli incarichi ai vertici degli uffici giudiziari), Articolo 101 rimarrà fuori dalla giunta.

Dopo lo stop di ieri, questa mattina è ripresa la riunione, ma già ieri c’era chi sollecitava un rinvio più lungo. I lavori di ieri, che hanno visto alcuni magistrati partecipare da remoto, altri riuniti in una sala dell’hotel Cicerone di Roma per mantenere le regole di distanziamento Covid, sono apparsi subito in salita: prima una lunga discussione su chi dovesse presiedere la riunione, poi la decisione di utilizzare anche il voto telematico per eleggere i nuovi vertici.

Il dibattito, quindi, si è concentrato sulla natura della Giunta che verrà: da un lato, si cerca di lavorare per una Giunta unitaria, come quella che venne composta dopo il voto del 2016 per il rinnovo del “parlamentino”, dall’altro, non si è, al momento, trovata una sintesi tra le posizioni. E ancora: c’è chi, come il presidente uscente Luca Poniz (Area), ha parlato in favore della «continuità» rispetto al lavoro della precedente Giunta, la quale ha guidato l’Anm nei momenti più critici della “bufera” scaturita dal caso Palamara, mentre Magistratura Indipendente, ieri mattina, ha diffuso un documento per sottolineare che la nuova Anm «dovrà operare con discontinuità nei contenuti e nei metodi».

Sono proprio Area e MI ad aver ottenuto più seggi nel “parlamentino” dopo il voto dello scorso ottobre: 11 quelli di Area (il gruppo delle toghe progressiste) e 10 quelli delle toghe moderate di Magistratura Indipendente, che a queste elezioni ha presentato una lista assieme al Movimento per la Costituzione, fondato da alcuni magistrati usciti da Unicost. Quattro rappresentanti nel direttivo, poi, sia per Autonomia&Indipendenza sia per “Articolo Centouno-Lista per il Cdc”, di cui fanno parte magistrati esterni alle correnti tradizionali. Sette, infine, i seggi assegnati a Unicost.

 

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