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I pm di Firenze insistono: Renzi, Boschi e Lotti indagati per la Fondazione Open

La procura di Firenze indaga sull'ex premier Renzi. La Cassazione aveva appena smontato un pezzo dell'inchiesta
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Matteo Renzi, leader di Italia Viva, è indagato dalla Procura di Firenze nell’ambito dell’inchiesta sulla Fondazione Open per finanziamento illecito ai partiti. Con l’ex segretario del Pd sono stati iscritti nel registro degli indagati dai sostituti procuratori Luca Turco e Antonino Nastasi anche la deputata Maria Elena Boschi, capogruppo di Italia Viva alla Camera, e il deputato Pd Luca Lotti.

Con le iscrizioni di Renzi , Boschi e Lotti salgono a 5 gli indagati dell’inchiesta su Open, la Fondazione attiva tra il 2012 e il 2018 per sostenere finanziariamente l’ascesa e l’attività politica dell’ex sindaco di Firenze. Erano già indagati fin dall’inizio dell’inchiesta l’avvocato Alberto Bianchi, presidente della Fondazione Open fino al suo scioglimento, e il manager Marco Carrai (nel consiglio direttivo della stessa Fondazione con Boschi e Lotti). Gli indagati, come riportato oggi da “La Verità” e confermato da alcuni legali, hanno ricevuto un invito a comparire in Procura per il prossimo 24 novembre, “per rispondere ad interrogatorio con l’assistenza del difensore di fiducia già nominato”.

Pochi giorni fa la Cassazione aveva smontato pezzi consistenti dell’ inchiesta Open continua . L’ultimo capitolo era dato dalle motivazioni con le quali la Suprema Corte, a settembre scorso, ha bollato come «illegittimo», annullando, il sequestro del computer e delle mail di Davide Serra, imprenditore e manager del fondo Algebris. Un sequestro effettuato non con il fine di confermare un’ipotesi di reato ragionevolmente formulata, bensì con «fini esplorativi e volto ad acquisire la notizia di reato in ordine ad un illecito non individuato nella sua specificità fattuale». Il fine della Procura di Firenze, secondo i giudici, non era quello di verificare una tesi accusatoria già ben formulata e ancorata a dati di fatto, bensì poterne trovare una. Insomma, una vera e propria caccia al reato.

L’indagine, appunto” è quella sulla Fondazione Open, la “cassaforte” della Leopolda che secondo i magistrati avrebbe agito come una “articolazione” di partito. Nata per sostenere le iniziative politiche dell’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, secondo i pm avrebbe rimborsato spese a parlamentari, messo a loro disposizione carte di credito e bancomat. Nel novembre 2019 i pm fiorentini hanno aperto un fascicolo, ipotizzando il traffico illecito di influenze e il finanziamento illecito ai partiti. Tra gli indagati ci sono Marco Carrai, ex consigliere d’amministrazione della fondazione Open, e Alberto Bianchi già presidente dell’ente. Davide Serra, però, non risulta tra gli indagati, ma solo tra coloro che hanno effettuato «erogazioni liberali sia in favore di Fondazione Open sia della società di diritto lussemburghese Wadi Venture, riconducibile al Carrai». Da qui la prima domanda: perché sequestrare i pc e mail a chi non risulta nemmeno indagato?

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