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Il Covid colpisce anche i bambini in carcere: due contagi a Torino

Ancora una volta il coronavirus scopre la fragilità del sistema, in questo caso la questione irrisolta dei bimbi dietro le sbarre
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Il covid 19 della seconda ondata non risparmia nessuno nelle carceri. Dopo i detenuti al 41 bis, ora è la volta dei bambini dietro le sbarre. A darne notizia è Bruno Mellano, il garante delle persone private della libertà della regione Piemonte. Al carcere di Torino, in particolar modo all’Icam (Istituto a Custodia Attenuata) interno, sono risultati positivi al covid due bambini e una mamma.

«Appare urgente ed improrogabile la verifica di soluzioni alternative al carcere almeno per le mamme con bambini, nell’attesa di un intervento mirato per la piena applicazione della legge 62/2011: realizzazione di una rete di Case Famiglia per mamme in esecuzione penale con figli al seguito», chiede con forza il garante Mellano.

Attualmente, secondo gli ultimi dati del Dap relativi al 30 ottobre, nelle carceri risultano trentuno mamme con ben 33 figli al seguito. Al carcere di Torino ci sono sei bambini, di cui – com’è detto – due risultano positivi al covid. Ancora una volta il coronavirus scopre la fragilità del sistema, in questo caso la questione irrisolta dei bimbi dietro le sbarre. In una situazione del genere, in piena epidemia da coronavirus, è ancora più intollerabile che i bambini siano costretti a vivere con le madri nelle carceri. Per questo bisogna farli uscire al più presto dalle strutture carcerarie.

D’altronde , in occasione della prima ondata, c’è stata anche una specifica raccomandazione dell’Organizzazione mondiale della sanità di privilegiare l’uscita dal carcere delle persone vulnerabili e in particolare delle donne con bambini.

Ma ritornando ai bimbi contagiati dietro le sbarre del carcere “Le Vallette” di Torino, e per quanto  riguardo la sola regione Piemonte la morte di un detenuto ultrasettantenne positivo al covid recluso nel carcere di Alessandria, il garante regionale Mellano chiede senza mezzi termini di «provvedere quanto prima a rendere possibile l’esecuzione penale esterna per tutti quelli che già ne hanno diritto e per tutti coloro che rientrano nelle fasce deboli a rischio, ovvero anziani, persone con pluripatologie, diabetici, affetti da  problemi polmonari o alle vie respiratorie».

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